PAG11_SIN CITY 2 BannerSeguendo la struttura a episodi del primo Sin City, questo nuovo capitolo funge sia da prequel che da sequel: troviamo Dwight alle prese con la sensuale quanto ingannevole Ava Lord, Nancy in cerca di vendetta dopo il suicidio di Hartigan, Marv prima del caso “Goldie” e Gail sempre a capo delle prostitute pistolere nella Città Vecchia. Incontriamo anche l’enigmatico Johnny che, per eccessiva ambizione, finisce nel mirino del perfido Senatore Roark.

La critica e il botteghino sono stati alquanto perfidi con “Una donna per cui uccidere”. Di certo non è all’altezza del precedente: le storyline sono meno interessanti (quella di Dwight e Ava è la migliore, troppo breve e troncatissima quella finale di Nancy), lo script non ha quella carica cinica, graffiante e talvolta introspettiva che caratterizzava il primo Sin City. Restano invariate l’atmosfera fumettistica e il bianco-nero con cromatura a spot, sempre ottimi ed efficaci ma chiaramente privi del fattore novità.

Per quanto riguarda il cast, Rourke e Willis (che si vede pochissimo) sono molto meno epici rispetto al primo film, neanche Brolin regge il confronto con il Clive Owen del Dwight post chirurgia facciale. Interessante il personaggio di Joseph Gordon-Levitt (sempre ottimo nella recitazione) e il suo rapporto con il Senatore Rourke. Rosario Dawson graffia ma non morde (nel primo sbranava), Jessica Alba meritava più spazio. Si sente la mancanza del Jackie Boy di Benicio Del Toro.

Tirando le somme di tutto quello che ho appena detto, “Una donna per cui uccidere” appare come un tentativo non necessario di emulare un cult difficilmente superabile, nonostante dietro la macchina da presa ci siano sempre Miller e Rodriguez (ma non Tarantino). Le cose che riprende dal primo funzionano bene ma senza originalità, le poche innovazioni non entusiasmano così tanto. Con la grande, indiscutibile eccezione dell’Ava Lord di Eva Green. Come previsto, Miss Green ancora una volta diventa il vero motivo per cui vale pena di acquistare il biglietto. Sensuale as usual, squisitamente perfida e manipolatrice, bellissima e affascinante come una dea (aspetto che vogliono suggerire le scene della piscina), la Green può tranquillamente aggiungere al curriculum un’altra interpretazione memorabile. Con quella che è senz’ombra di dubbio la miglior performance (e il miglior personaggio) femminile di entrambi i Sin City, Eva Green incarna l’archetipo della femme fatal come poche hanno fatto prima di lei: nulla da invidiare alle dive del cinema di una volta. Non sorprende il modo in cui la guardia del corpo Manute parli della sua padrona: “lei non ha uomini, ha schiavi!”. Secondo me non faceva riferimento solo alla finzione cinematografica.

IN CONCLUSIONE: inferiore al precedente per quanto riguarda le storyline, lo script e alcuni personaggi comuni a entrambi i film, “Una donna per cui uccidere” mantiene intatte l’atmosfera noir e la cromatura del primo capitolo. Fantastica Eva Green, regala al pubblico il miglior personaggio femminile (e la miglior interpretazione) di entrambi i film: un ruolo da non perdere!

Voto 6/10


(Gianluca Rinaldi)