La scuola pubblica a Cabo Blanco

pag08_scuolaChe cos’è l’istruzione? Quale è il  significato nell’apprendere la storia, il passato, la matematica e tutto ciò che ci circonda. La risposta può essere solo una, il significato si racchiude in una sola frase. “Studiamo per conoscere noi stessi, conoscere l’essenza del nostro potere umano ed intellettuale, per vivere e per il rispetto di noi medesimi e dell’uomo in tutte le sue forme e di tutto ciò che ci circonda”. In questi giorni, nell’aria della scuola di Cabo Blanco si è diffusa una concreta sensazione di rispetto reciproco, quasi fraterno, nei confronti di un’indignazione, un’ingiustizia, che si è insinuata nella scuola fino ad esplodere, creando una vera e propria confusione, determinata però da un’organizzazione efficiente, per un diritto, che non può essere distrutto. L’istruzione, un diritto che dovrebbe essere di qualità e non soggetta a tagli e banalità. Questo attacco, che in pratica avrebbe la conseguenza di tagliare, cancellare letteralmente delle classi, unendole in poche, dunque una classe per esempio si ritroverebbe ad avere dai trentacinque ai quasi quaranta alunni. Impossibile, considerando che nella scuola ci sono molti studenti stranieri, compresi molti italiani, come me d’altronde, e questo peggiorerebbe la situazione o semplicemente l’attenzione e la comprensione di una lezione. Oltre a questi tagli, alcuni professori, indipendentemente dagli anni di insegnamento o dall’età, si son ritrovati per strada, senza un lavoro e dunque senza una certezza, ma questo non importa a chi decide, per costui si tratta solo di numeri, non di alunni e tanto meno di professori, che prima di tutto sono persone, il futuro. In risposta a questo fatto, alunni e professori hanno deciso di riunirsi il giorno 3 ottobre 2014 davanti alla consiglieria della cultura, a Santa Cruz, a manifestare, a parlare, a difendersi. Circa novanta alunni presenti, quando all’improvviso arriva una signora, che a quanto pare è la responsabile di tutto quanto. Ci invita ad entrare in un’aula nella quale avremmo discusso a riguardo, nobile come gesto, non credete? In Italia non avevo mai visto una cosa del genere, in Italia il tutto sarebbe finito come era iniziato, urla e indignazione… non questa volta. Parlammo per circa un’ora, senza risultati, a quanto pare quasi quaranta alunni per classe, con meno professori, quest’ultimi costretti a lavorare in maniera non corretta e magari con una diminuzione dello stipendio, tutto questo, a quanto pare è legale, per la consiglieria della cultura è ovviamente legale. A questo punto mi sorge una domanda, quasi spontanea, “La legge è così giusta, corretta, ma soprattutto legale? “

(Mattia Marseglia)