La grande “truffa” del vino?

pag08_mani-viticoltore-corbera-53078e76e4549Ecco una guerra tra le autorità della Comunità e dell’isola di Tenerife, e salta fuori quello che era un segreto di Pulcinella: l’ingresso di vino a buon mercato nelle isole Canarie.

Secondo il quotidiano EL DIA, è arrivata una “soffiata anonima” che informava dell’acquisizione di 100.000 litri di vino da La Mancha per un importo vicino ai 19.000 euro, che sono stati pagati in contanti, come indicato nella fattura presentata come prova. Lo commercializza, senza denominazione di origine, sotto il marchio Viña Donia, la più grande cantina delle Canarie, Bodegas Insulares (Viña Norte), controllata dal Cabildo di Tenerife.

La marca Viña Donia è distribuita principalmente nel mercato alberghiero delle Canarie attraverso una società commerciale.

Il presidente di Viñátigo e segretario della Associazione di viticoltori e produttori di vino di Canarias (Avibo) e della Denominazione di origine protetta (DOP) “Vini di Qualità delle Isole Canarie”, ha detto che il Cabildo agisce al margine della legalità, perché fa l’enologo con i soldi di tutti con la Bodega Insular de Tenerife, che utilizza senza nessun costo un’infrastruttura che vale oltre 10 milioni di euro, oltre a far perdere valore e credibilità alle ottime marche di vino isolano.

Il presidente di Bodegas Insulares ha però controbattuto che l’obiettivo era quello di “migliorare o correggere il vino sfuso, cosa, a suo avviso, dimostrata dal fatto che questo vino è entrato direttamente nella cantina di Guía de Isora, dove entrava anche vino squalificato proveniente dalle cantine di Tacoronte e Icod. Questo dimostra “che non c’era frode”, visto che la cantina di Guía de Isora (acquisita da Bodegas Insulares per oltre 2,2 milioni di euro) è interamente dedicata alla produzione di vino sfuso da Aprile 2012. E’ stata una decisione di Bodegas Insulares dedicare una delle sue tre strutture a questo mercato, riservando gli altri due alla produzione di vini di qualità a denominazione di origine.

(NdR e noi, da bravi italiani, consci che da noi queste cose finiscono sempre a tarallucci e vino (di solito per dimostrare la serietà si dimette una figura di secondo piano), cercheremo d’ora in poi di badare maggiormente al nostro naso piuttosto che alla “qualità” delle etichette).


(Franco Leonardi)