Diritti, “rovesci” e migrazione

migrazione1Non ho nessuna intenzione di tratteggiare l’evolversi della questione “Art. 18”: penso esclusivamente, soprattutto quando sono in aeroporto a Malpensa, ai lavoratori dello scalo lombardo, filmati mentre rubavano dalle valigie dei passeggeri oggetti di ogni genere, alla figura fantastica del magistrato che ha provveduto al reintegro (Reintegra per gli addetti ai lavori) dei succitati lavoratori, macchiatisi di un innegabile quanto palese e filmato delitto contro il patrimonio. Ma mentre una nazione si divide per mantenere delitti acquisiti di tal genere in nome di un articolo dello Statuto dei Lavoratori, i lavoratori, quelli seri, onesti e virtuosi vengono spaventati ed impauriti dalla perdita, per futili motivi, del loro posto di lavoro. Da chi? Da sindacati vari, molteplici e ambigui che, a fronte di finanziamento a mezzo tessere che permette loro una vita “al caldo”, difendono l’indifendibile, confondono la tutela con l’imposizione ed il ricatto. Da anni non vedo azioni sindacali svellere i portoni di aziende in chiusura pilotata, in fallimento gestito o in palese delocalizzazione; vedo solo barricate ideologiche di ottocentesca memoria ma, soprattutto, sento gli stessi discorsi, le stesse nenie che vorrebbero far condividere la triste situazione della manodopera italiana ridotta sul lastrico, in cassa integrazione in deroga o meno, e alle prese con gli ammortizzatori sociali di qualsiasi altro tipo. Non hanno saputo prendere di petto iniziative contro il fantasma delle multinazionali che, chiedendo ed ottenendo sgravi fiscali, facilitazioni governative e creditizie, insieme a benefits locali vari, hanno provveduto a “scannare”  e dissanguare la classe lavoratrice; glielo avete permesso, avete creato tanti di quei tavoli inutili di trattative che ci si sarebbero potute attrezzare migliaia di mense, ristoranti e pizzerie!!! Relegati nell’oblio, invece, i diritti di coloro che a Genova hanno subito i “rovesci” di una situazione malsana, marcia e straconosciuta. Vittime delle lungaggini burocratico/amministrative di un TAR che doveva dirimere questioni prettamente di interessi privati, bloccando una ventina di milioni che dovevano essere spesi per mettere “in sicurezza” la città. Qualche mese prima alcuni dirigenti erano stati economicamente premiati per il monitoraggio accurato degli effetti del maltempo, che di lì a qualche mese avrebbe sotterrato la città in un mare di fango! Giusto! Chi ha mai detto che i genovesi fossero lavoratori, portatori sani di una situazione malata, insieme al loro Art. 18? Sono solo cazzeggiatori rivieraschi che non hanno diritto a nessuna tutela; ne avevano forse acquisita qualcuna? Quindi… spalate, tacendo e senza lamenti! Forse i due pesi e due misure si stanno un po’ stiracchiando in questo Paese dal dubbio futuro, cominciano ad essere ben più di due: super tutelati, tutelati, partite IVA asservite ad una funzione di pseudo dipendenti autonomi, esodati, senza lavoro e… l’elenco si farebbe troppo lungo! Ma Genova è un’altra musica, stridente volto di un’Italia martoriata e tagliuzzata da interessi e disinteressi pseudo privati, una “piazza” di lotta tra poveri, in cui accade persino che l’apostrofare una pattuglia di poliziotti in divisa, invitati ad armarsi di pale da parte di esausti “angeli del fango”, degeneri in una rissa verbale a muso duro; neanche valutare lo stato nervoso di questi cittadini (soggetti tassati), che non vedono alcuna presenza di Stato al loro fianco, solo un attonito sindaco che ha sbagliato i tempi del suo non intervento, che non ha sbrigato in tempo utile pratiche atte a difendere la propria città da un’ulteriore quanto disastrosa catastrofe. Stendiamo un velo pietoso su interventi di “provincia e regione”, dove il presidente di quest’ultima, pare, avesse avvertito imminenti pericoli!!! Metterci mano no, eh! Sono sufficienti una o più comunicazioni al “Governo Centrale” per esimersi dal mettere mano personalmente ad una situazione che “faceva acqua” da tutte le parti; eppure un esempio eclatante precedente con sei morti aveva già messo in ginocchio Genova nel 2011! Di cosa aveva bisogno??? Forse di alcuni dei 28.000 forestali della Sicilia! Anche loro hanno diritto ad esprimere la loro professionalità! Bastava spostarli. E, a dimostrazione di quanto suesposto, Facebook si riempie di richieste di assistenza per un trasferimento all’estero, le domande più disparate e disperate, volte a coloro che hanno già fatto, con più o meno coraggio, il grande passo. Scatta la molla per uscire dalla trappola, ma neanche Tenerife, una delle mete preferite di questa migrazione più o meno perpetua e definitiva, offre diritto al lavoro, a tutele e ad ammortizzatori sociali, anzi rappresenta la quintessenza del mercato libero, laddove il livello di merito stabilisce se e come si possa trovarvi lavoro, stabilire la propria nuova espressione di vita, con o senza famiglia al seguito. Certo, la vivibilità dell’isola ed il suo clima sono le prerogative che più attraggono i delusi, gli sbandati e i disperati in fuga dall’Italia dei “diritti dei pochi contro l’umiliazione dei molti”, ma le Sirene come Tenerife, sono sempre ambigue, attirano e straziano coloro che non tengono conto della loro natura intrinseca e che vengono affascinati esclusivamente dalla loro bellezza. Sarebbe opportuno non continuare ad alimentare facili approcci alla migrazione di coloro che, inconsapevoli dell’aspetto socio-economico delle Canarie, presumono di approdare a paradisi troppo terreni e alla portata di tutti.

(Marco Uzzo)