pag22_santaclaushorrorQuesto mese l’arca del mistero ci porta a navigare in acque profonde, portandoci nell’antico passato dell’isola, per avvicinarci alle tradizioni dei suoi antichi abitanti. Come in quasi tutte le Religioni pagane, il mese di dicembre era dedicato a salutare l’arrivo della luce, e per questa ragione tra il 21 e il 24 del mese si festeggiava in tutto il mondo la notte più lunga dell’anno e l’avvento del semestre solare. A Tenerife le popolazioni Guanches aspettavano sveglie la notte precedente al solstizio, riunendo i componenti della famiglia. Bimbi, ragazzi, adulti e anziani, tutti riuniti intorno ai fuochi dalle alture fino alle coste, in religioso silenzio e in profondo rispetto, e anche con un pochino di timore, aspettando che il primo raggio di sole del mattino comparisse all’orizzonte. In quel momento tutta l’isola veniva inondata da canti e musiche, tamburi, strumenti a fiato e corda tipici dell’isola, con lo scopo di rendere grazia alla dea terra Chaxiraxi e onorare Magek il sole, anche lui considerato come divinità femminile. Questo rito era un evento molto importante nella vita degli antichi abitanti, in quanto la loro religione, avendo un chiaro fondo animista proveniente dall’Africa, li portava a considerare la notte più lunga dell’anno come il momento di connessione con gli antenati, e lo consideravano il momento in cui il velo che separa il mondo dei vivi da quello dei trapassati diventava più debole e permetteva anche ai non sciamani di contattare l’aldilà. Inoltre aveva grande importanza anche l’arrivo del primo sole, perché il loro legame con la terra e la natura li portava a credere che si chiudeva il ciclo anteriore di coltivazione e riposo della terra, che da quel momento tornava a essere fertile e produttiva, e la stessa cosa succedeva per gli animali e le persone. Ovviamente noi uomini moderni, con babbi natali inventati da multinazionali americane e credenze religiose che perdono il loro fondamento in epoche così lontane e storicamente diverse, siamo portati a dimenticare perché si festeggia il 25 dicembre e può sembrare strano o arcaico questo atteggiamento, o addirittura tendiamo a classificarlo come un evento pagano dovuto alla poca conoscenza scientifica dell’epoca. Per questa ragione credo sia giusto dilungarmi ed esulare un poco dai dettagli isolani per dare qualche pennellata sui dati reali che molti hanno dimenticato. Il 21 dicembre dell’attuale calendario giuliano era festeggiato da tutti i popoli dell’antichità, dal culto di Mitra in Persia e Turchia, a greci e romani con la festa per Apollo, anche Maya e Aztechi e tutti in qualche modo collegavano questo giorno con la porta degli dei o comunque con la soglia verso la nuova vita e il risveglio della natura. La religione cattolica invece, fino al 350 d.c. considerava la nascita di Cristo intorno al 20 di maggio, però papa Liberio nel 354 decise di spostare la data al 25 di dicembre per motivi puramente politici, in quanto risultava più semplice fare accettare la nuova religione ai popoli cambiando il nome della festività, ma mantenendo le date delle religioni preesistenti, e facendo considerare Gesù come l’erede del sol invictus. Senza addentrarmi in ulteriori dettagli della religione cattolica, e invitando ai lettori a fare ricerche personali sull’argomento, vorrei chiudere l’articolo ricordando uno stralcio di una preghiera diventata poi canzone natalizia: Pace in terra agli uomini di buona volontà, spero tanto che quest’anno gli uomini finalmente vogliano la pace, e quindi mettano la buona volontà per debellare le epidemie considerate pericolose solo quando arrivano all’occidente, a fermare le guerre che antepongono interessi economici e politici alla vita delle persone, a salvaguardare il medio ambiente e gli animali anteponendoli ai pozzi petroliferi. Detto tutto questo, un caldo buon natale dal capitano dell’arca del mistero.

(Loris Scroffernecher)