pag16_El-Mirador-de-Isora-El-Hierro-02L’isola di El Hierro è stata, per secoli, l’estremità occidentale della terra conosciuta dagli europei. La Dehesa, nella parte occidentale del piccolo territorio dell’isola, ha ancora quell’atmosfera di relitto del passato. La natura ha creato un paesaggio insolito segnato dal ginepro, una foresta unica di alberi contorti dal vento. C’è il piccolo faro che poggia sul gradino più alto della roccia vulcanica, da dove poi l’isola crolla verticalmente verso l’Oceano Atlantico. Al di là il nulla, solo il mare. Un blu infinito dove il sole tramonta ogni sera, e la costa più vicina è quella americana. Guardando, non c’è da stupirsi che per secoli questo posto fosse, per gli uomini del vecchio mondo, l’ultima frontiera dell’esistenza, l’inizio e la fine di tutto. Così l’ha considerata il geografo Tolomeo nel II secolo della nostra era. Già fin da allora, le isole Canarie erano una realtà remota, le ultime terre occidentali dell’Europa. Dall’inizio, per la Punta Orchilla, a El Hierro, passava il meridiano zero, il punto di riferimento per determinare la longitudine (l’Ecuador fa lo stesso con la latitudine). Poi sono arrivati gli inglesi e la linea è stata spostata a Greenwich. Ma la campagna intorno a Londra non ha nulla della fine del mondo, se vuoi questo devi venire qui. Questo non hanno potuto portarselo via, questo resta qui! La strada HI-506 attraversa da sud a nord un paesaggio surreale, terreno vulcanico intervallato da boschetti di arbusti ed erbe sparse, dove pascolano alcune mucche. Questa è una terra di pastori, la Dehesa, fin da prima dell’arrivo degli europei, era riservata come spazio comune per il pascolo. Non c’è quindi da stupirsi che abbia sempre avuto un carattere speciale, quasi sacro. Né è un caso che i pastori del XVI secolo, che hanno comprato con un paio di formaggi un’immagine della Vergine dall’equipaggio di una nave in difficoltà, abbiano scelto il luogo per erigere la casa della patrona dell’isola. Il Santuario di Nostra Signora dei Re (Accesso HI-506; Orario: 9,30-17,30-Lunedì chiuso) contiene la piccola immagine tardo gotica, una delle più belle alle Canarie. Come la maggior parte delle cose in quest’isola, la costruzione di stile moresco è piccola e carina. Pareti bianche che contrastano con le terre circostanti scure, pavimento di legno, tegole rosse. Vicino alla chiesa c’è la Piedra del Regidor, dove i pastori risolvevano le loro dispute sul pascolo e la proprietà degli animali. La Dehesa occupa l’angolo nord-occidentale del Parco Rurale di La Frontera. Si trova proprio dove inizia il mare di nuvole (circa 600 metri sul livello del mare) e ha una topografia regolare di dolci colline che salgono in alto verso le pinete, e in basso verso le falesie che coronano l’area di Punta de Sabinosa, che arriva al mare. Il ginepro delle Canarie (Juniperus turbinata) è uno dei simboli naturali dell’isola, e El Sabinar, una zona naturale di 30 ettari situata nell’estremo nord di La Dehesa, è diventata una delle icone di El Hierro per antonomasia. La Sabina canaria è una sottospecie endemica che discende, come altre specie dell’arcipelago, da parenti localizzati sulle sponde del Mediterraneo. Il suo habitat naturale si trova tra i 300 e i 650 metri sul livello del mare, terreni che, alle Canarie, sono caratterizzati da bassa incidenza di precipitazioni e forte irraggiamento. Si tratta di un albero di piccole dimensioni, solitamente intorno ai tre metri d’altezza, anche se a volte può raggiungere i cinque. Ha una corteccia grigiastra e un tronco corto e tozzo, che spesso ha grandi crepe o addirittura buchi negli esemplari adulti. Presenta innumerevoli rami e le foglie sono simili a quelle dei cipressi. La natura, qui, ha creato un paesaggio di alberi tormentati dal vento, che hanno adottato forme stravaganti e fantastiche. Davanti all’ululare continuo del vento, le Sabine hanno scelto di girare i loro tronchi con forme incredibili e di avvicinare le loro chiome al suolo. Il risultato è un paesaggio drammatico che da una sensazione speciale. Prima di rientrare non dimentichiamo una capatina al Mirador de Bascos. Situato sulla parte occidentale della Valle del Golfo, da questo balcone appeso sopra il Pozo de la Salud e il paese di Sabinosa si vede il panorama  dell’intera valle, da una prospettiva opposta ai belvedere di Jinama o La Peña. Per godersi il tramonto, il massimo è scendere giù a Punta Orchilla (Accesso HI-503). Nei pressi del faro, la costruzione più occidentale d’Europa, c’è un semplice ceppo che indica il meridiano zero, e un po’ oltre, seguendo la strada, il piccolo molo di servizio del faro, dove si può fare un tuffo rinfrescante.

(Franco Leonardi)