PAG16_LANZAROTE2“Abbiamo sofferto una grande carestia e mancanza di cibo, per questo dalla prossimità del Natale 1402 fino a dopo il giorno di San Juan Bautista nel 1403 non abbiamo mangiato pane né bevuto vino, e abbiamo vissuto di carne in Quaresima e Carnevale, perché la necessità non rispetta la legge…”. Da “Le Canarien”, Crónicas de la Conquista Francesa de Canarias. Fray Pierre Boutier y Jean Le Verrier, 1404. Pur essendo Lanzarote la prima isola conquistata dagli europei nel lontano 1402, fu l’ultima a fare il vino, limitandosi semplicemente, fino all’eruzione vulcanica negli anni 1730-1736, al commercio di questo prodotto, importato per il consumo e scambiato con granaglie. Ma l’eruzione vulcanica, quando lava, cenere e sabbia hanno ricoperto i migliori terreni, precedentemente utilizzati per la produzione agricola, obbligò gli agricoltori a sostituire le colture, in particolare cereali e pascoli per il bestiame, con viti e frutta. La principale destinazione dell’uva per la vinificazione ottenuta a Lanzarote era la fabbricazione di liquori, quelli dell’isola erano usati in tutte le Canarie, da un lato per evitare la tassazione delle importazioni dalla penisola, e dall’altro per aumentare la gradazione alcolica dei vini elaborati nell’Arcipelago, destinati al consumo nelle nostre isole o per l’esportazione. La denominazione di origine “Vini di Lanzarote” nasce il 14 Dicembre 1993 per tutti i vini prodotti sull’isola, anche se, per la singolarità del loro metodo di coltivazione, legato ai paesaggi unici dell’isola, sono divisi in tre zone. La maggior parte della viticoltura delle Canarie è un esempio di lotta contro l’ambiente ostile, ma Lanzarote è forse il luogo dove è richiesto il maggiore sforzo per superare le barriere imposte dalla natura. Vanno scavate nello strato di cenere vulcanica profonde buche a forma di imbuto per poter raggiungere la terra vegetale, per piantare poi da una a tre viti per ognuna buca, che protegge le viti dal vento, raccoglie l’umidità dell’aria e previene l’evaporazione. Nelle zone in cui lo strato di lapilli o di frammenti piroclastici prodotti dalle eruzioni vulcaniche è inferiore, vengono costruiti bassi muri semicircolari in pietra che proteggeranno le viti dal vento di Lanzarote. Bellissima la zona di La Geria, tra le città di Yaiza e Tías, dove lo strato sabbioso conseguenza delle eruzioni vulcaniche raggiunge i cinque metri di profondità. La seconda è l’area di Masdache, che comprende due sottozone: quella di Tinajo, in cui il sistema di coltivazione è il fossato perimetrale, e quella di Masdache propriamente detta con i suoi estesi vigneti. Infine l’area Yé-Lajares, tra i comuni di Haría e Teguise, area di bassa produttività e dove nel mese di luglio comincia la prima vendemmia d’Europa. La resa per pianta è limitata dalle condizioni di coltura, ma caratterizzata dalla sua alta qualità. La varietà per eccellenza dell’isola è la Malvasia vulcanica. La maggior parte della produzione è destinata alla produzione di bianco nelle sue varie forme: secco, semi-secco, semi-dolci, dolci, vini liquorosi, giovani, crianzas e persino “con le bollicine” con buoni risultati. Non vanno trascurati rosati e rossi di alta qualità.

(Franco Leonardi)