pag15_mayasurIl gruppo “Maya”, impegnato principalmente nel commercio di elettronica, orologeria, fotografia, profumi e accessori, ha indicato ieri in un comunicato la sua intenzione di rimanere presente sul mercato delle Canarie, nonostante le difficoltà economiche che sta vivendo il commercio nelle isole. Il Gruppo appartiene alla famiglia Bharwani, la cui terza generazione ha ormai preso carico della sua attività. La concorrenza delle grandi aree, in particolare, è ciò che ha costretto “Maya” a presentare un Expediente de Regulación de Empleo (ERE) che colpisce una gran parte della forza lavoro, circa 120 persone. “Maya” è presente sul mercato delle Canarie dal 1953, anno in cui il suo fondatore, il signor Tirthdas Bherumal Bharwani, è arrivato sull’isola con la moglie, Shami Bai. Lui e i suoi figli, Kisinchand, Ramesh, Harisunder e Kumar, costruirono un impero che ora la crisi economica sta sgretolando. “Maya” è un modello di impresa famigliare, che è stata per più di mezzo secolo sul mercato. Solo una crisi così brutale come quella che attraversa oggi il commercio, e che colpisce in modo terribile anche le più potenti imprese spagnole, ha potuto portarlo in questa brutta situazione. Il commercio di elettronica e fotografia nelle Canarie è inconcepibile senza i negozi “Maya”, che sono un pezzo della sua storia. Maya rappresenta il gruppo delle migliori marche mondiali di questi prodotti, e il suo nome è un segno di qualità. Nessun segno di marchi mediocri sui loro scaffali. Maya ha negozi nelle due isole Canarie più grandi, nelle due capitali e in Playa de las Americas a Tenerife. La crisi del commercio, lo ripetiamo, ha gravemente colpito la sua struttura e ha portato alla presentazione di un ERE che, per ora, i lavoratori rifiutano.

Il declino dell’impero dei Bharwani

La morte di Ramesh quattro anni fa, il leader della saga indù e proprietario di “Maya”, segna l’inizio del declino del gruppo commerciale. La sede originale di “Maya” era nella calle de Triana nella capitale di Gran Canaria, fin dal 1969. Chi avrebbe mai pensato che “Maya”, l’azienda che ha aperto uno dei primi grandi centri commerciali a Santa Cruz de Tenerife, che nelle sue succursali è arrivata a vendere oltre 60.000 articoli elettronici, di profumeria e di moda, e che continuava a crescere inarrestabilmente, sia arrivata ora a languire fino ad arrivare sul punto di chiusura, con le succursali che pubblicizzano occasioni di ventilatori a 7 € e piastre per capelli a quattro, diversi impianti chiusi e un Expediente de Regulación de Empleo (ERE ) che interessa 123 lavoratori. Maya in sanscrito significa illusione, ed era il nome di una figlia, morta all’età di 14 anni, che aveva Tirthdas Bherumal Bharwani, un giovane nato in India, nella regione di Hyderabad Sind che oggi appartiene al Pakistan, arrivato nelle isole Canarie nel 1953, e che nello stesso anno ha fondato il gruppo commerciale. Collaborano via via con lui i suoi quattro figli maschi. Erano anni in cui l’economia dell’Arcipelago era basata sull’agricoltura e il commercio, concentrandosi sugli scali fatti dalle navi nelle loro rotte verso l’Europa, l’Africa e l’America, attratte dai porti franchi delle due isole principali. Il giovane Tirthdas B. Bharwani era figlio di un gioielliere benestante. Voleva vedere il mondo e sognava di stabilirsi in un posto tranquillo per avviare un business e costruire il suo futuro. Prima approdò a Gibilterra, ma sua moglie, Shamibai, non si adattò bene al clima. Poi qualcuno gli parlò delle Isole Canarie. Ha quindi viaggiato a Las Palmas de Gran Canaria e poi a Santa Cruz de Tenerife, dove finalmente si è stabilito. Il primo negozio lo aprì in Plaza de la Candelaria, perché il suo obiettivo erano i turisti che arrivavano attraverso il porto, ai quali vendeva cineprese Super 8, proiettori, orologi e vestiti, con prezzi molto interessanti grazie ai benefici fiscali che c’erano nelle isole. Pochi anni dopo ha aperto una vendita all’ingrosso a Las Palmas di Gran Canaria. Il successo fu tale che nel 1969 ha aperto a Triana, nel cuore della capitale di Gran Canaria, il suo primo negozio al dettaglio. Mentre il turismo nazionale cominciava a riempire le spiagge dell’isola, inaugurando un periodo d’oro del commercio locale, Tirthdas ha fatto dei passi fondamentali per lanciare la sua società. Il primo è stato abolire la contrattazione, che allora e ancora oggi identifica i negozi indù, e istituire una politica di prezzi fissi, anche se inizialmente ciò disorientava i clienti. Ha anche poi deciso di portare nell’Arcipelago i marchi leader di fotografia, elettrodomestici e gioielli, diventando un distributore internazionale di alcuni di essi, come Nikon.  E’ stato anche un visionario nel fornire, a partire dal 1965, un servizio clienti post-vendita. Anche se alcuni dei suoi amici lo avevano messo in guardia che si sarebbe rovinato, ha voluto montare i suoi centri riparazioni e ha cominciato a garantire i prodotti che vendeva, meritandosi una reputazione tale che i clienti si affollavano ai banconi. Nel 1975, ha comprato il sito in calle Candelaria, dove ha costruito il moderno centro commerciale di 5.400 metri quadrati, che rimane aperto tutt’oggi. L’imprenditore non ha potuto vedere il lavoro finito, poiché morì due anni dopo. Fu allora che i suoi figli hanno preso in mano l’impresa. Kishinchand è stato nominato direttore esecutivo della società; Ramesh, presidente; e Harisunder e Kumar come vice presidenti. Chi prese in mano la società nel quotidiano è stato Ramesh. La sua leadership e l’abilità dimostrata per gli affari gli concesse di guidare senza opposizioni l’azienda di famiglia. Inoltre, la sua personalità carismatica gli ha permesso di relazionarsi con l’establishment politico ed economico delle isole. I lavori per la costruzione dell’edificio in piazza Candelaria sono durati 13 anni, e finalmente il centro inaugurò nel giugno 1984, alla presenza delle massime autorità delle isole. Gli affari andavano a gonfie vele e l’introduzione di carte di credito aziendali, che consentivano di pagare gli acquisti a rate, furono la ciliegina sulla torta, consentendo di fidelizzare fin dall’inizio ben 25.000 famiglie. Successivamente Ramesh tracciò un piano di espansione per diversificare gli investimenti familiari, e così il Gruppo Maya crea la divisione di importazione e distribuzione all’ingrosso a livello internazionale di marchi di ottica, fotografia, musica ed elettronica. Fu costruito anche un complesso alberghiero a Puerto del Carmen, Lanzarote, entrando così nel business immobiliare. I Diwali, la principale festa indù, organizzata dallo stesso Ramesh Bharwani, diventa un evento sociale di prim’ordine. A sua volta, Maya diventa lo sponsor del Carnevale di Santa Cruz, il che dà ulteriore grande popolarità al marchio. Poco alla volta Ramesh stava lentamente trasformando i prosperi negozi fondati dal padre in un intero impero economico all’interno delle isole, che al suo meglio era arrivato ad avere 2.000 dipendenti e fatturava 90 milioni di euro in un anno. L’imprenditore inoltre decise l’apertura di un secondo centro commerciale a Playa de Las Americas (Arona), per approfittare del boom turistico nel sud. Fin dall’inizio il locale ha funzionato bene e, infatti, rimane tutt’oggi uno dei motori della società. A metà del 2010, il leader, Ramesh Bharwani, si ammalò e morì improvvisamente. La quarta parte della società che era a suo nome è stata ereditata dai figli Suresh e Rajesh. Essi lo hanno anche sostituito nel lavoro di leadership e di gestione della società, anche se il 75% delle azioni rimane nelle mani dei loro zii Kishinchand, Harisunder e Kumar. Senza la visione strategica né il profilo innovatore che aveva loro padre, la terza generazione della saga Bharwani si è scontrata frontalmente con la crisi economica e la concorrenza agguerrita. “Essi non sono stati in grado di gestire i negozi”, dicono i loro dipendenti, dando la colpa ai manager del Expediente de Regulación de Empleo (ERE) che interesserà 123 dei circa 300 dipendenti che l’azienda ha ora, ripartiti nei suoi due centri di Santa Cruz e i due di Gran Canaria. Se realizzato, porterebbe alla chiusura di tutte le filiali del gruppo. Tuttavia, sembra improbabile perché quelle di Las Palmas di Gran Canaria e di Arona continuano a rimanere redditizie. Quella che sembra avere i giorni contati, 61 anni dopo la sua apertura, è quella di Santa Cruz.

Le Canarie rischiano di restare senza i Maya, sembrava impossibile, chi ci avrebbe creduto solo un decennio fa?

(Franco Leonardi)