pag13_psicologoQuando ci si riuniva nella casa di campagna o al mare, era lui che pensava a metterci in tavola qualcosa di veramente speciale. O almeno, questo era ciò che gli si dava a intendere. Le donne di casa armeggiavano in cucina da un paio di giorni  senza che lui nemmeno se ne accorgesse, nel frigo e nelle credenze era stipato di piatti da portata e teglie, coperti da canovacci o carta stagnola. Quando apriva il frigo, in ciabatte, per prendere il cartone del latte da mettere nel caffè, intuiva qualcosa ma era troppo pigro per alzare i coperchi delle pentole e, richiudendolo, chiedeva: “Uhm… cosa avete preparato di buono?” Al che una delle donne, notando il silenzio delle altre, gli rispondeva in modo evasivo tanto per farlo contento e per levarselo dai piedi, risposte tipo “è una sorpresa, vedrai che ti piace, c’è anche un bel dolce”. Ma il curiosone non schiodava… E il tavolo di cucina serve, soprattutto durante le grandi manovre, avere anche solo una tazzina da caffè dà fastidio, anche perché caffè vuol dire ingombro di portacenere e giornale… il rischio che un po’ di cenere voli sull’impasto o che non si sappia dove appoggiare rapidamente una pentola bollente per mancanza di spazio. Appurato che il futuro chef non si sarebbe mosso nemmeno per andare a respirare quella “bell’arietta fresca sotto il pergolato”, non restava altro modo, per disinnescarlo, che dargli qualcosa da fare. Un po’ come si fa con i bambini. Ed ecco che lo si metteva a tagliare le patate da friggere, facendogli vedere la prima patata, per fare i pezzetti tutti uguali, gli si faceva riempire un catino d’acqua spiegandogli che i limoni buttati dentro non le avrebbero fatte annerire e le avrebbero conservate di un bel colore fino alla frittura. Così, bravissimo, ma i limoni tagliali a metà. Gli si lasciava spalmare la crema pasticciera tra uno strato e l’altro della torta, gli si faceva girare e rigirare il ragù… e poi si andava a controllare se era vero che non si era attaccato dicendogli “bene, perfetto” e via a sbollentare le noci per il dolce, per levare facilmente la pellicina, spiegandogli, ogni volta, il perché di ogni cosa, di ogni accortezza, anche con il gusto di svelargli mille segretucci che sanno tutti… o quasi. La cucina ha i suoi tempi e vuole concentrazione e sincronia, quando si tratta di un pranzo per tanta gente non si può andare alla rinfusa, improvvisare o perdere chissà dove quel mezzo minuto che rovina la cottura, ci vuol ordine e precisione, sempre che non si voglia portare in tavola un’insalata ormai cotta dal condimento, un risotto asciutto e un fritto molle… avere tra i piedi qualcuno che non lavora con noi è come avere un baobab in un monolocale; una persona in cucina, che non sa cucinare, va bene solo nell’angolo del lavandino, a lavare, altrimenti dà noia anche là. E lui tutto questo lo percepiva, da lontano, forse inconsciamente, ma sapeva d’esser più d’impiccio che d’aiuto. Sarà per l’aria di soddisfazione che aveva tutta la banda al momento di mandarlo a preparare la brace fuori, o, forse, per il tipo di mansioni che gli venivano affibbiate, cose che non davano grandi soddisfazioni in fondo… gli restava anche il dubbio dello schiaccianoci… le donne perdevano sempre lo schiaccianoci e gli toccava aprire le noci a mano, nessun problema, certo, ma gli sembrava di averne comprati un paio giusto pochi mesi fa. Preparando la brace appena fuori dall’ombra della pergola, sotto il sole che cominciava ad alzarsi un po’ troppo, un embrione di sogno trovava spazio nel suo cervello. Una cucina tutta per sé, qualcuno a cui far pelare le noci rigirando un ragù, lontano da qui, lontano da queste arpie… già cominciava a vedere l’insegna “Pizza da Pincopallo”! No…”Ristorante Pincopallo”, sì meglio, e poi una lavagna “Specialità alla brace, pesce, carne, pizza”… no… forse è troppo… forse, però il mio tiramisù è imbattibile… ”Ristorante Pasticceria Pizzeria Carne e Pesce PINCOPALLO” ecco, sì, ora ci siamo, devo solo trovare il posto e i soldi.

Sogno completato.

Dettagli prettamente commerciali del tipo acquisti e ricarichi, creazioni menu e tutta un’altra serie di cose, non lo sfiorano lontanamente, ha sempre fatto l’idraulico e in proprio, questa robetta non lo preoccupa, sa bene cosa significhi portare avanti una ditta… che poi i tubi non vadano a male come le uova, beh,quello è ovvio, lo sa. Del resto sa anche cucinare, è una vita che sta a guardare le donne di famiglia e, se non ci fosse lui, la brace sarebbe pronta per domani, tzé, avrebbero anche lasciato bruciare il sugo… per quella storia delle noci, invece,una gran perdita di tempo, sulla torta sarebbe bastato mettere una bella spalmata di Nutella e arrivederci, anzi, sarebbe stato meglio… uhmm “Torte Pincopallo”… bello! sì! comincio con il ristorante e poi magari, a parte, faccio una vetrina per la vendita delle torte.

Che sarà di lui?

No, non me la sento… in fondo è anche simpatico…

(LEM)