ANTEPRIMA ASSOLUTA – GONE GIRL di David Fincher (2014)

pag14_unnamedNel giorno del quinto anniversario di matrimonio, Amy scompare misteriosamente dalla casa in cui viveva con il marito Nick. Le indagini della polizia partono immediatamente e il caso si rivela presto una vera e propria calamita per i mass media, incentivati dalla popolarità che Amy possedeva come scrittrice. I sospetti ricadono incontrovertibilmente su Nick, ma piano piano iniziano a venire alla luce particolari inquietanti e troppo a lungo sottaciuti: Nick è davvero il brav’uomo che dice di essere? E, soprattutto, Amy incarna davvero il ritratto della moglie perfetta che le testimonianze dipingono? Credetemi quando vi dico che le risposte a queste domande arriveranno quando meno ve lo aspettate. Sarete lì a fissare lo schermo, inevitabilmente catturati da ogni fotogramma, ognuno con le sue teorie e con le sue personali soluzioni al mistero. Poi arriva il colpo di scena. E tramortisce tutto. Accompagnata da una colonna sonora che profuma di Oscar, l’incalzante rivelazione è offerta al pubblico tramite un montaggio mozzafiato: 5 minuti (o poco più) di puro esercizio cinematografico, degni di entrare nell’antologia del thriller contemporaneo di cui Mr. Fincher è già da tempo uno dei maggiori e più importanti contribuenti. E, signori miei, tutto questo solo a metà film. L’idea geniale, merito probabilmente della scrittrice del romanzo Gillian Flynn (che è anche l’unica sceneggiatrice del film), sta nell’aver posto lo strepitoso plot-twist proprio nel bel mezzo della storia, espediente narrativo che permetterà al racconto di biforcarsi verso due ulteriori storyline parallele senza mai (e ci tengo a sottolineare fortemente il mai) permettere che la tensione si abbassi anche solo di un unico millimetro. Che Gone Girl sarà uno dei protagonisti della notte degli Oscar è poco ma sicuro: la regia essenziale di Fincher possiede una maestria e un’efficacia fondamentali per un genere come il thriller. Lo sguardo del regista è freddo e distaccato, ma sempre vigile e ben aperto al minimo dettaglio. Oltre all’apparato tecnico (sopracitati montaggio, script e colonna sonora), in odore di Oscar è di sicuro la performance della bionda Rosamund Pike, che finalmente ha ottenuto la promozione artistica che in molti (me compreso) auspicavano che lei raggiungesse. Già bravissima nel sottovalutato “La Versione di Barney”, la Pike è chiamata ad interpretare la fulgida Amy, figura tanto affascinante quanto complessa, a tratti inquietante ma soprattutto perversa. Molto perversa. Un ruolo che, sicuramente, nessuno avrebbe potuto impersonare meglio della Pike: ha uno sguardo pietrificante che non verrà dimenticato così presto. Non posso (e non voglio) rivelare più del dovuto, ma stiamo parlando di un personaggio veramente ben sviluppato a livello psicologico e dalle dinamiche molto interessanti: più viene approfondita, più diventa terrorizzante. La leggenda vuole che il romanzo abbia causato un sacco di divorzi in America. D’altronde sono numerose le coppie sposate che potrebbero riconoscersi in Nick ed Amy (magari non proprio su tutti gli aspetti). Il matrimonio diventa qui una perversa guerra dei sessi combattuta interamente al livello psicologico, un conflitto che raramente ammette prigionieri. L’amore è visto come un sentimento per il quale non esiste più speranza, mentre le apparenze assumono un ruolo fondamentale tanto nella quotidianità di ogni individuo, quanto nel rapporto tra lo stesso e il mondo esterno. Non a caso, Gone Girl descrive alla perfezione il processo di strumentalizzazione delle notizie da parte dei mass media, subdole entità protese, in maniera del tutto opportunistica, a penetrare nell’intimità del singolo, infettandone e distruggendone l’esistenza. La verità viene manipolata e distorta di continuo. La fiducia diventa un lusso inarrivabile: tra l’individuo e la collettività, tra fratello e sorella. Tra moglie e marito. Ma allora cos’è davvero il matrimonio? Fidarsi l’uno dell’altra? Amarsi incondizionatamente? No. “Esercitare il controllo gli uni sugli altri, provocarsi dolore a vicenda”. Questo è il matrimonio.

IN CONCLUSIONE: Caro David Fincher, non smetta mai di girare film come Gone Girl. Se i thriller fossero tutti come questo, il mondo sarebbe un posto migliore. Rosamund Pike memorabile femme fatal.

Voto 8.5/10

(Gianluca Rinaldi)