Che cos’è l’A.I.R.E.? 

pag04_aireTrattasi dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. E’ stata istituita nel 1990, a seguito dell’emanazione della Legge n. 470/1988 (“Anagrafe e censimento degli italiani all’estero”) e del suo Regolamento di esecuzione, D.P.R. n. 323/1989, e contiene i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi (ad eccezione dei lavoratori stagionali, dei diplomatici, dei militari e degli studenti). I dati sono raccolti sia sulla base di dichiarazioni spontanee da parte degli stessi cittadini che si sono trasferiti all’estero sia in base ad accertamenti promossi d’ufficio. Per coloro che non adempiono al “diritto-dovere” di dichiararsi espatriati è bene precisare che, se scoperti, sotto il profilo amministrativo al momento l’unica concreta conseguenza è di vedersi iscritti d’ufficio senza ulteriori sanzioni economiche, ma sotto il profilo fiscale possono sorgere non pochi problemi.

In linea di massima quali vantaggi e svantaggi comporta l’iscrizione all’A.I.R.E.?

Vantaggi

I cittadini residenti all’estero regolarmente iscritti all’AIRE hanno il diritto di esercitare il voto per tutte le consultazioni elettorali e referendarie che si svolgono in Italia;

hanno altresì diritto al rilascio di tutta una serie di certificati presso il Comune estero in cui si risiede (ad es. il certificato di residenza, di stato libero, di stato di famiglia, di esistenza in vita);

ugualmente hanno diritto al rilascio/rinnovo di documenti come la carta di identità ed il passaporto attraverso la sede consolare Italiana del Paese estero di nuova residenza;


possono presentare la dichiarazione dei redditi nel Paese di nuova residenza e non più in Italia. Questo punto merita alcuni approfondimenti.

L’iscrizione all’A.I.R.E. (requisito formale), congiuntamente all’effettivo trasferimento della sede principale dei propri affari, interessi, nonché della dimora abituale fuori dall’Italia (requisito sostanziale), consente al cittadino espatriato di rinunciare alla residenza fiscale italiana per tributare esclusivamente, o quasi, nel paese estero di propria elezione. Va però detto che liberarsi del Fisco italiano può risultare estremamente difficoltoso nel nostro ordinamento: da una parte l’A.I.R.E. è un requisito formale necessario ma non sufficiente, dall’altra non risultano chiare le prove che il contribuente deve eventualmente presentare al Fisco in caso di contestazione da parte dello stesso per attestare la sussistenza dell’altrettanto necessario requisito sostanziale. Il Fisco italiano infatti, oltre alla presenza fisica e allo svolgimento dell’attività lavorativa in territorio estero, è solito valutare tutti i possibili collegamenti rimasti tra il potenziale contribuente “in fuga” e la madre patria, quali ad esempio la permanenza della famiglia o di beni (mobili ed immobili) in territori italiano, la titolarità di cariche sociali, l’organizzazione della propria attività con sede estera attraverso soggetti operanti in territorio italiano, la titolarità di utenze o spese alberghiere costanti in territorio italiano ecc. Se il Fisco stabilisce che in capo al cittadino oggetto di accertamento permane la residenza fiscale italiana, il soggetto in questione vedrà tutti i suoi redditi, ovunque prodotti, tassati in Italia ai sensi dell’art. 3 del Testo Unico sulle Imposte dei Redditi. Questo puntiglioso sistema, pur concepito per evitare una facile evasione fiscale, si presta a creare situazioni sgradevoli come nel caso di un cittadino che decidesse di vivere e lavorare all’estero ma che, non potendo permettersi di portare con sé la famiglia, potrebbe vedersi costretto dal Fisco a pagare le tasse anche in Italia perché considerato ancora ivi residente. Se ciò dovesse accadere, per evitare o perlomeno attenuare la doppia imposizione fiscale -quella del Paese dove vive e lavora più quella italiana-, al contribuente non resterebbe che sperare nella sussistenza di una apposita Convenzione tra l’Italia ed il Paese meta del trasferimento, finalizzata ad evitare il doppio ingiustificato pagamento. Fortunatamente tra Italia e Spagna esistono specifici accordi in tal senso così che il soggetto in questione, dopo aver versato le tasse in entrambe in Paesi, potrebbe chiedere allo Stato italiano il rimborso di quanto già versato allo Stato spagnolo in relazione alla medesima fonte di reddito. Va altresì precisato che quand’anche al cittadino venisse pienamente riconosciuta dal Fisco italiano la residenza fiscale all’estero, e quindi nulla dovesse allo Stato italiano in merito al reddito prodotto all’estero, continuerebbero però a rimanere imponibili gli eventuali redditi prodotti in territorio italiano (ad esempio la rendita di un terreno che ancora possiede in Italia).

Svantaggi

Iscrivendosi all’A.I.R.E. si perde il diritto in Italia al medico di base, all’assistenza ospedaliera tramite mutua e all’acquisto dei medicinali dietro pagamento del solo ticket. Tuttavia, ai cittadini residenti all’estero che rientrino temporaneamente in Italia sono riconosciute a titolo gratuito le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare, qualora gli stessi non dispongano di nessun’altra copertura assicurativa, pubblica o privata, per le suddette prestazioni sanitarie. Per ottenere le prestazioni ospedaliere urgenti è necessario presentare un attestato rilasciato dal Consolato competente che attesta lo stato di emigrato. In mancanza dell’attestato del consolato, può essere sottoscritta una dichiarazione sostitutiva dove si auto-dichiara, oltre al proprio stato di emigrato, che non si è in possesso di una copertura assicurativa pubblica o privata contro le malattie. Alcune regioni italiane, in aggiunta a quanto previsto a livello statale, garantiscono però un’assistenza sanitaria più ampia nei confronti dei cittadini emigrati (chiaramente provenienti da quella specifica regione). Per saperne di più è bene rivolgersi agli Assessorati regionali e provinciali alla Sanità.

Dopo 6 mesi di residenza all’estero, si ha l’obbligo di immatricolare l’auto italiana nel Paese di residenza, con tutte le spese che ne conseguono: quelle relative alla procedura, quelle per il nuovo bollo e quelle per la stipulazione di una nuova polizza assicurativa ai fini della circolazione del veicolo.

La patente di guida non può essere rinnovata in ambasciata e per gli iscritti all’AIRE non può nemmeno essere rinnovata negli uffici della motorizzazione civile in Italia. Per i residenti in uno dei paesi dell’Unione Europea, come la Spagna, la patente scaduta (o smarrita o rubata) andrà sostituita con quella del paese di residenza. Non sarà però necessario rifare gli esami di guida, ma semplicemente sostenere dei controlli di routine (come quello della vista).

Che succede se un cittadino trasferitosi all’estero non si iscrive all’A.I.R.E.?

Come detto non sono previste sanzioni economiche per la mancata iscrizione in sé. Agli occhi della Pubblica Amministrazione quel cittadino, che pur di fatto si era trasferito all’estero, non ha mai abbandonato l’Italia. Le conseguenze possono essere di ordine pratico (dover rientrare in Italia per esercitare il diritto di voto o per farsi rilasciare/rinnovare documenti, certificati e patente, continuare a fruire del sistema sanitario italiano pur non essendo più contribuenti, non dover procedere ad una nuova immatricolazione della vettura ecc.) ma soprattutto fiscale: se a seguito di accertamenti da parte del Fisco emergesse che il cittadino in questione ha generato reddito all’estero non dichiarato in Italia,  detto cittadino rischierebbe oltre al pagamento delle imposte arretrate anche una salata sanzione per omessa dichiarazione dei redditi.

(Avvocato Elena Oldani)