La bontà pelosa e zuccherosa

pag02_mani-mondoL’occidente di oggi è letteralmente sommerso da una densa, zuccherosa melassa. Un sentimento tanto diffuso e reclamizzato quanto insincero: la bontà. Non la bontà vera, quel sentimento che ci porta a condividere le altrui sofferenze. Una bontà “alla moda” che ha poco a che vedere con l’umana solidarietà verso chi soffre, e che anzi spesso si accoppia con la totale indifferenza nei confronti delle sventure autentiche. Conoscere, amare, dialogare sono le tre parole magiche. Si abbandonino i pregiudizi, si guardi dritto negli occhi chi erroneamente riteniamo nemico ed i problemi saranno risolti. Per i sostenitori del “dialogo” sempre e comunque il mondo sarebbe sostanzialmente buono ed armonioso. Inoltre, la visione di un mondo buono ed armonioso, una sorta di enorme palla di zucchero filato, non solo fa a pugni con la realtà empirica, ma contrasta radicalmente con gli stessi presupposti da cui partono i teorici del “dialogo”. Si, perché se davvero il mondo fosse tanto dolce come ce lo presentano i “buoni” non si capisce perché ci sarebbero tanti problemi da risolvere, col “dialogo”, ovviamente. Se c’è tanto bisogno di “amore”, “comprensione” e “dialogo” vuol dire che il mondo tanto armonioso e traboccante di amore in fondo non è. Nel mondo reale esistono la violenza e le guerre, l’odio ed il fanatismo. La colpa è nostra, nostra che non aiutiamo abbastanza i popoli dei paesi poveri, che a volte tanto poveri poi non sono, che non rispettiamo i loro costumi e la loro cultura, costumi e cultura che spesso prevedono, appunto, fustigazioni e lapidazioni, decapitazioni e crocifissioni. Solo per noi valgono i concetti di libera scelta e responsabilità personale. Gli altri sono una sorta di minorati mentali incapaci di intendere e di volere. Noi abbiamo la responsabilità delle loro azioni malvagie, loro non hanno colpe, come non hanno colpe, né meriti, i ragni o i topi (nessuno però pretende di “dialogare” con topi e ragni). Il “buono” politicamente corretto dialoga coi carnefici senza troppo badare alle loro vittime, ama i diversi ma detesta chi non confonde la sua soffocante melassa con la vera bontà. Il “buono” non ama tutto e tutti, prova antipatie, oltre che simpatie, arriva ad odiare, a volte, alcuni esseri umani. Il “buono” politicamente corretto non è diverso in fondo dagli altri uomini: ama a volte e a volte non ama, può addirittura detestare qualcuno, come accade a tutti qualche volta, nel corso della vita. Dietro alla classe o al ceto sociale, alla cultura, alla civiltà c’è, sempre l’uomo. I “buoni” politicamente corretti invece prima riducono l’uomo alla funzione sociale: non esiste l’uomo, esistono le classi, o le culture, o le civiltà e se sei membro di una classe o di una civiltà “condannata dalla storia” non sei, mai, innocente, sei colpevole dei crimini, veri o presunti, della tua classe o della tua civiltà. Una volta compiuta questa inaccettabile equiparazione i “buoni” politicamente corretti si affrettano a trasformare in caricature quegli stessi soggetti collettivi che hanno posto a fondamento della storia, escludendo da questa gli autentici esseri umani.  E la realtà? Ma suvvia, lo sanno tutti che la realtà non esiste. Non esistono fatti, solo interpretazioni. Non deve stupire che la bontà zuccherosa e pelosa che opprime oggi l’occidente detesti il principio di realtà.  Fatte tutte le distinzioni (che non sono distinzioni da poco) i “buoni” di oggi proseguono su questa strada. Sostituiscono al mondo ciò che loro pensano del mondo, costruiscono dei fantocci polemici da odiare e degli zuccherosi pupazzi di peluche da amare. Eliminano dal mondo fanatismo, irrazionalità, odi religiosi e li sostituiscono con onnipotenti multinazionali, finanzieri ebraici, agenti di CIA e Mossad. E i principali, grandi attentati terroristi? Quelli sono, è ovvio, la risultante di diabolici complotti di americani ed israeliani. Una volta trasformato in questo modo il mondo il nostro “buono” può ricoprirlo col suo amore smisurato, e deturparlo col suo altrettanto smisurato odio. Non bisogna farsi ingannare dalle parole, e meno ancora dalla zuccherosa melassa che lo circonda: nessuno è tanto malvagio quanto il buono politicamente corretto. E’ un “buono” molto strano, capace solo di amare chi odia, e di odiare il resto del genere umano. La pura negazione della bontà.

(Giovanni Bernardini)