Audrey Hepburn icona di stile e umanitá moriva vent’anni fa

Audrey Hepburn: ancora oggi molte ragazze hanno un suo poster in camera, ancora oggi il tubino nero che Givenchy creò per lei è un musthave di star e persone comuni, ancora oggi lei è il simbolo per eccellenza dell’eleganza e della classe.
Audrey Hepburn nata il 4 Maggio 1929 e morta il 20 Gennaio 1993 è stata l’anti-diva, in un’epoca in cui forme prosperose ed eccessività erano un regola nel cinema e in cui chiome bionde erano in voga (Marilyn Monroe, Grace Kelly) una minuta e gracile ragazza nata a Bruxelles si impose come una delle migliori attrici del suo tempo e come mito e icona di stile.

Audrey studiò danza sin da piccola perché il suo sogno era diventare ballerina, ma grazie ad un’amica che le suggerì di fare un provino per un film-documentario, Audrey, a 18 anni, entrò nel mondo del cinema.
Dopo i primi film il successo arrivò con Vacanze Romane (1953, William Wyler).

Il suo provino per ottenere la parte è ancora oggi leggendario: dopo una lettura dal copione le venne detto che il provino era finito ma in realtà la cinepresa era ancora in funzione a sua insaputa così, si alzò e chiese com’era andata, intimidita ma sorridente, alla sua reazione spontanea Wyler decise che il ruolo della giovane e coraggiosa principessa Anna sarebbe stato suo.
Per il ruolo vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista.
L’anno seguente Billy Wyler la sceglie per Sabrina e nel 1961 interpreta il ruolo per il quale, forse più degli altri, passerà alla storia: quello della spaurita Holly in Colazione da Tiffany.

Truman Capote, l’autore del libro da cui è tratta la sceneggiatura, avrebbe voluto Marylin per la parte della protagonista ma alla fine fu scelta la Hepburn e la scelta risultò più che vincente.
Il film vinse l’Oscar per la Miglior colonna sonora nel 1962 grazie alla firma di Henry Mancini e alla sua splendida canzone Moon River, che fu ispirata, a detta dello stesso Mancini, dalla malinconia della Hepburn. Il tubino nero, il secondo protagonista del film, è considerato l’abito più influente del ventesimo secolo e fu la stessa Hepburn a proporre Hubert de Givenchy per realizzarlo.
Il suo ultimo ed emblematico ruolo fu nel 1989 quando Spielberg le diede la parte dell’angelo nel film Always.

La vita privata della Hepburn fu costellata dalla presenza di diversi uomini ma solo tre l’hanno accompagnata fino alla fine, i suoi figli Sean e Luca, e lo stilista Givenchy che mobilitò le sue conoscenze per trasferirla con un jet in una clinica svizzera quando le fu diagnosticato il cancro.
Alla sua bravura di attrice e il suo occhio per la moda, si aggiunge il ruolo di cui probabilmente andò più fiera, quello di ambasciatrice per l’UNICEF, numerose sono state le sue missioni umanitarie e, l’ultima, 4 mesi prima di scoprire di essere malata, in Somalia.
Questo viaggio, che lei definì “apocalittico” la sconvolse più degli altri “ci sono tombe ovunque, sulla strada, lungo le rive dei fiumi” affermò. Nel 1992 ricevette, da parte di George Bush, il premio che per lei valse più dell’Oscar: il più alto riconoscimento civile americano per il suo impegno la “Medaglia della Libertà”.

Il 20 Gennaio 1993 morì e due mesi dopo le venne assegnato, postumo, il suo secondo Oscar per l’ instancabile dedizione ai bambini africani.


(di Giada Gentili)
Fonte: http://www.papale-papale.it