Un deciso NO all’impianto a biomasse

L’annuncio della costruzione di un impianto a biomasse in Fasnia ha suscitato molto allarme a Tenerife.

La compagnia di stato Tragsa, vincendo due concorsi per servizi di gestione forestale a Tenerife, scavalcando le imprese Canarie operanti nel settore, otterrà benefici a spese di Tenerife stessa. Mentre si lotta per prevenire il “saccheggio” del suo petrolio, non è accettabile per le Canarie stendere al contempo un tappeto rosso a Tragsa per bruciare la pochissima sostanza organica disponibile nell’arco di migliaia di chilometri, ai fini di guadagno.

Sarebbe necessaria una trasformazione delle pratiche agricole attuali, sfruttando i flussi di energia e il riciclo come nicchie occupazionali a cui l’isola non può rinunciare. Per centinaia di anni, il settore agricolo ha fornito il supporto per l’allevamento di bestiame, gli attrezzi, la produzione di concimi e fertilizzanti organici, etc. I residui forestali sono essenziali per garantire un reddito supplementare per il settore zootecnico. Oggi è evidente la mancanza di fornitura a prezzi ragionevoli anche della semplice segatura! Le statistiche doganali hanno rilevato un aumento del 430% tra il 2003 e il 2008 delle importazioni di materia organica compostata e altri fertilizzanti organici a Tenerife. Questa materia organica proveniva da quindici paesi diversi e ha generato occupazione al di fuori delle Canarie, mentre a Tenerife è arduo dare al terreno l’adeguata produttività. Tenerife importa fertilizzanti organici e la consigliera insulare dell’Ambiente propone di bruciare le scarse risorse forestali, magari per il turismo. Come se non bastasse, la possibilità di creare posti di lavoro nel riciclaggio dei rifiuti organici e la sua applicazione ai terreni è molto più alta di quella che può creare la combustione, quindi il Consiglio non considera le implicazioni della biomassa locale come parte della politica occupazionale insulare.

Un impianto a biomasse a Tenerife è un’idea importata da un’Europa ricca di acqua, ma trasferita qui sarà un vero disastro. Tenerife ha un ovvio deficit di carbonio e l’impianto di biomasse progettato dal Cabildo dipende direttamente dalle potature comunali, agricole e in particolare delle foreste. Un uso energetico delle foreste di pini di Tenerife impedirà di raggiungere gli obiettivi pianificati dall’Unione europea per il riciclaggio dei rifiuti che genera l’isola. La corona forestale non è una coltura energetica, anzi bruciare residui forestali è un attacco frontale all’agricoltura, all’allevamento e al futuro della stessa Tenerife. Intanto continuano incontri e riunioni fra i rappresentanti del Cabildo e delle organizzazioni degli agricoltori…

Vi terremo aggiornati (noi crediamo che abbiano ragione gli agricoltori).

(Franco Leonardi)