Il frate senza nome

pag21_Mercator_Africa_037Questo mese l’arca del mistero naviga dalle Canarie al Marocco e ritorno, per narrare la storia misteriosa e occulta di un uomo senza nome. Tutto ha avuto inizio nel lontano 1308, quando un uomo vestito con un saio nero e una croce in mano approda sulle coste marocchine con una ciurma composta da alcune decine di uomini vestiti con pelli di capra e di apparenza forte. Qui in pieno territorio mussulmano inizia a predicare la religione cattolica ed è protagonista di vari atti miracolosi, tanto da iniziare ad essere venerato e apprezzato nella zona di Tagaost (città marocchina vicino alla costa) come un santo. Dopo la sua morte gli abitanti, per rendergli omaggio, costruirono un mausoleo in stile mussulmano lontano dalla cittadina e mettono al suo interno le sue spoglie, oltre a sigillare la casa dove aveva vissuto per impedire che ladri o trafficanti potessero toccare i suoi averi. Questo strano personaggio sparisce dalla storia e l’episodio viene dimenticato dal mondo cattolico per quasi 2 secoli. Nel 1525 un gruppo di mussulmani proveniente dal Marocco attacca la città di Santa Cruz di Tenerife, distruggendo alcuni edifici importanti. Subito viene organizzata una spedizione da parte della corona spagnola e dalle truppe isolane, che si conclude con la cattura del caid di Tagaost (governatore, capo religioso e giudice della città) e 80 membri del suo seguito. Trasportato a San Cristobal de la Laguna viene considerato come un ostaggio prezioso grazie al quale poter chiedere un grande riscatto. All’epoca gli ostaggi di alto rango venivano trattati nel migliore dei modi, sperando così di ricevere lo stesso trattamento nel caso si fosse catturati dalle truppe moresche. Trasferito al convento agostiniano, il caid si prostra davanti a due frati dell’ordine, Enrique de Olivera e Miguel Viejo entrambi di origine portoghese, i quali, stupiti dal comportamento dell’ostaggio, iniziano ad interrogarlo in cerca di una spiegazione del suo atto. Il governatore a quel punto spiega ai due frati che nella città di Tagaost, pur essendo mussulmana, rendevano omaggio alla salma di un uomo buono che indossava le stesse vesti e che loro chiamavano Fra Bartolomé de Canaria in quanto l’equipaggio della nave con cui era approdato sulle coste marocchine proveniva dalle isole. Proseguendo le indagini i frati scoprono che il corpo di questo sacerdote agostiniano dimenticato dalla storia aveva superato il passare del tempo totalmente intatto in modo quasi miracoloso e capendo l’importanza ed il significato intrinseco dell’evento, corrono a raccontare tutto al priore del convento. Dopo aver analizzato nel dettaglio lo strano racconto del giudice mussulmano, il priore con i due monaci chiedono al prigioniero un salvacondotto (documento che concede l’immunità ed intoccabilità a un gruppo di persone in un territorio ostile) per poter andare a verificare i fatti. Nel 1546 approdano nel territorio nemico e riescono a scoprire l’ubicazione del santuario e la casa dove aveva vissuto il monaco. Lì trovano vari libri scritti in latino, oltre ad alcuni manoscritti del frate, grazie ai quali iniziano a ricomporre la storia e riuscendo a ridurre la possibile identità dell’uomo a solo tre nomi, Tadeo di Portogallo, Bartolomeo lo spagnolo e Matteo d’Italia, tutti agostiniani appartenenti all’ordine templare. Tornati in patria con il corpo del santo e proseguendo le indagini, arrivarono ad ipotizzare che il templario in questione fosse in fuga dalla persecuzione francese ed ecclesiastica, e fosse stato nella spedizione che portò alle Canarie la Vergine della Candelaria. Ancora oggi si festeggia la festa della madonna della Candelaria in due date a febbraio e ad agosto, una per onorare la statua mentre l’altra per ricordare il misterioso Fra Bartolomé de Canaria.

(Gohan Scroffernecher)