pag20_apicolturaUno studio ha messo in guardia sulle conseguenze che l’allevamento privato di api sta generando nel Parco Nazionale del Teide e raccomanda come misura di conservazione di togliere gli alveari dal Parco. Il Teide oggi detiene il record mondiale di densità di arnie per chilometro quadrato (!!!) e l’introduzione delle api (Apis mellifera) sta modificando il sistema naturale della zona. Diminuisce la ricchezza di specie degli impollinatori autoctoni, con effetti negativi sulla riproduzione di alcune piante, come il tajinaste rosso e la retama del Teide, esistenti solo nell’ecosistema di quest’isola. L’ape più cosmopolita, secondo lo studio, riduce la diversità degli impollinatori autoctoni, molti dei quali endemici e presenti solo qui e, sostituendoli, opera un’impollinazione di qualità inferiore, promuovendo l’autofecondazione (visitare tanti fiori all’interno di ogni singola pianta), con la conseguenza di una riduzione della produttività e meno semi per frutto. Inoltre, si perde anche qualità nei loro geni, il che potrebbe provocare una deviazione genetica nota come “depressione per consanguineità”, che suppone una perdita di diversità genetica nella discendenza. Il prossimo obiettivo delle indagini sarà misurare questi cambiamenti e capire come interagiscono con gli effetti del cambiamento climatico in corso (il Parco Nazionale del Teide ha registrato dal 1944 un aumento della temperatura media annua di 0,14°C per decennio). Come è avvenuto con il pascolo pochi decenni fa, che è stato rimosso, la più immediata e logica raccomandazione, da un punto di vista ecologico, secondo gli scienziati, è di vietare in toto questa attività nel Parco Nazionale. Il semplice atto di impedire agli apicoltori di usare questo spazio naturale sarebbe la misura più efficace, veloce e senza alcun costo economico per neutralizzare l’impatto che genera l’ape nel Parco Nazionale. Questa attività agricola impegnava solo 135 apicoltori nel 2012, e la maggior parte di loro non sono professionisti dedicati esclusivamente a questa attività, per cui, in linea di principio, tale divieto non comporta un significativo impatto economico sulla popolazione.

Il miele, nelle Cañadas

La pratica dell’apicoltura viene eseguita nel Parco Nazionale dai primi di maggio fino a settembre, come un’attività d’uso e consuetudine, e non professionale, come spiega l’Associazione Apicoltori di Tenerife. In questi mesi si stima che si trovino nel Teide da 4.000 a 5.000 alveari, in numero limitato a 150 per apicoltore, che dovrebbero essere circa 120 (NdR il numero non torna, ma non facciamo i pignoli). L’attività è regolamentata nel Piano per l’uso e la gestione del Parco Nazionale, che indica anche i luoghi in cui è possibile effettuare questa pratica. Il miele di retama ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta.

Il consigliere dell’Agricoltura, Zootecnia e Pesca del Cabildo e il presidente dell’Associazione Apicoltori di Tenerife, si trovano d’accordo nel minimizzare i risultati di questo rapporto, sottolineando che i tecnici non condividono la metodologia utilizzata nello studio, quindi non se ne accettano anche le conclusioni. Vietare questa pratica nel Teide, considerata tradizionale e risalente almeno al XVI secolo, che è il periodo ben documentato (esistono studi che sostengono che questa pratica è stata anche eseguita nel Teide dai Guanci), pare sproporzionato e si vuole difendere gli operatori. Nonostante questa ricerca non si pensa quindi di prendere qualsiasi provvedimento che vieti questa attività e, se necessario, si dovrebbero fare ulteriori studi per confermare questi danni, dato che finora non si sono riscontrati reclami o danni in merito.

Non mancheremo di aggiornarvi su come si svilupperà la battaglia delle api…

(Franco Leonardi)