Ruta de Jinama. Frontera-San Andrés. El Hierro

pag16_6-Discover-canarias-ruta-jinama-cuchillo-frontera-el-hierroCi sono pochi posti al mondo come la cresta montuosa che divide in due l’isola di El Hierro. Questa bellissima dorsale si formò a causa dell’erosione del suolo, che ha fatto poi finire la maggior parte della valle direttamente sotto il mare. Non più tardi di 60 anni fa questa era l’unica via di transito per gli isolani che praticavano la transumanza, un modo per sfruttare nelle diverse stagioni i vantaggi della mezza montagna e della costiera.

Il percorso è diviso in due sezioni ben distinte, dal suo inizio nei pressi della Chiesa della Candelaria fino al Santuario di Nostra Signora della Carità. Potete vedere una pista spettacolare, che si traduce anche in una vista semplicemente incredibile sul Golfo di Frontera, una meraviglia.

Dettagli del tragitto:

Durata: 3,5 ore

Lunghezza: 8 chilometri

Punto di partenza: Iglesia de la Candelaria de Frontera


Dislivello: quasi 900 metri

Punti di interesse: Antico Ayuntamiento di Frontera, Mocán de los Cochinos, La Calzada Larga, Descansadero de la Virgen, El Miradero, El Cuchillo de Jinama e La Tierra che suona

Difficoltà: media, adatto anche ai bambini

Punto di arrivo: San Andrés

La prima tappa del percorso si trova proprio all’inizio, dove possiamo apprezzare l’antica sede del Comune di Frontera, primi del XX secolo. Inoltre, davanti a questo maestoso edificio, troviamo la chiesa, oggi diventata un bar. Ma ciò che veramente spicca è la sua torre campanaria, che non è nell’edificio stesso, ma sulla cima di un piccolo cono vulcanico della Montaña de Joapira. Il nostro percorso inizia proprio accanto alla chiesa, è chiaramente indicato, quindi non sarà difficile da seguire. Seguendo il tracciato, troviamo La Casa Bianca, sembra una delle tante case tradizionali che incontreremo, ma questa in particolare era la prima casa imbiancata di Frontera, un vero lusso per quei tempi. Continuando il percorso, troviamo un pino delle Canarie, che a priori può non sembrare rilevante ma, se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che è l’unico della zona, una rarità in quanto è fuori dal suo habitat naturale. Seguendo il percorso troviamo il Mocán dei Porci, un albero le cui caratteristiche fisiche lo hanno reso un luogo di sosta ideale lungo il percorso. Se guardiamo attentamente l’albero possiamo vedere anche i segni delle zanne di una sorta di maiale nero oggi scomparso sull’isola. Continuando la nostra strada, ecco El Miradero, un belvedere naturale, sul Golfo di Frontera da cui con fischi (il famoso silbo gomero…) e grida si annunciava chi stava scendendo  o si avvisava che tutto andava bene. Per farlo si usavano anche i fischietti, oltre a corni realizzati con vari tipi di conchiglie. Proseguendo lungo il percorso si trova il tratto più diretto che avremo durante il percorso, denominato Calzada Larga. Subito ci si accorge che le pietre sono collocate a mano, una per una in modo leggermente irregolare per facilitare la presa degli zoccoli degli animali di passaggio, una vera opera d’arte! Percorrendo questa incredibile carreggiata, troviamo il Descansadero de la Virgen, chiamato così perché ogni quattro anni, in coincidenza con la processione della Virgen de los Reyes, i pellegrini la portano lì per continuare la tradizione di un tempo. Quasi alla fine della strada troviamo uno dei luoghi più suggestivi: il Cuchillo di Jinama e El Letime. Il nome deriva da un antico termine locale che significa alta scogliera. Continuando a camminare, troviamo la Ermita de la Caridad, il segnale che ci stiamo avvicinando alla fine del nostro percorso. Questo piccolo eremo risale al 1924 ed è stato costruito con il contributo dei residenti di San Andrés e Isora, così come degli emigranti a Cuba. Come ultima tappa del percorso, troviamo La Tierra que Suena (la Terra che suona), un vero altopiano vulcanico dal nome davvero curioso. La lava che passò di lì doveva essere molto veloce e ricca di gas, per cui solidificandosi dette origine a tubi di origine vulcanica sotterranei e a scarsa profondità. Al passaggio dei cavalli, i passi rimbombavano come un battito di tamburo, da qui il nome. Nel fare questo magnifico percorso, è piacevole ricordare che gli antichi abitanti dell’isola sono passati per questa via, unica e ricca di storia. Non dimenticate di apprezzare gli aromi dell’aria e godere della vista del Golfo di Frontera, ammirando le grandi pareti verticali, immaginando come doveva essere stato prima e come doveva essere la grande frana che ha trasformato questo bellissimo posto.

(Franco Leonardi)