Azzardo

pag23_shutterstock_179253185Deriva dall’arabo: Az Zahr, che significa il dado. Qualifica tutta una serie di giochi ove la casualità della sorte determina la vittoria, contando poco o niente la capacità del giocatore. Per la legge italiana i giochi d’azzardo sono: quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita è interamente o quasi interamente aleatoria; sono vietati dal Codice Penale (articoli 718-719-720-721-722-723) se esercitati in luogo pubblico od aperto al pubblico. In quest’ultima circostanza, l’esercente incorre nell’arresto da 3 mesi ad 1 anno ed in un’ammenda non inferiore a € 206. Chi è colto a parteciparvi, invece, con l’arresto fino a 6 mesi e l’ammenda fino a € 516, sempreché non ricorrano circostanze aggravanti, quali per esempio l’essere il gioco esercitato in un pubblico esercizio od alla presenza di minori od ancora con poste rilevanti. Ai sensi dell’articolo 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, nei locali pubblici, come nei circoli privati, deve venir esposta una tabella, vidimata dal Questore, ove sono nominati tutti i giochi che è vietato praticare. In teoria tale elenco dovrebbe essere compilato ed aggiornato dalla Questura, nella pratica è una collezione di giochi oramai quasi sconosciuti e non più praticati da ben oltre mezzo secolo. Molti sono i modi di dire legati al gioco d’azzardo: Chi seguita a giocà perde la borza: icastica frase romanesca che non ha bisogno di commenti. Chi vince e ciarifà è prontro pe’ pagà: è altro modo di dire romanesco che tende a mettere in guardia dalla febbre del gioco. I francesi dicono: Hasard e gli inglesi: Hazard.

(NdR come sembrano arcaiche e ipocrite queste disposizioni, che per quanto ne so sono ancora in essere, alla luce di come si è sviluppato oggi il gioco nella nazione europea che ha bloccato per DECENNI, a titolo di gran moralità, l’industria dei casinò, utile alleata del turismo “ricco”)