La Familia flotante: l’influenza del pregiudizio

pag14_20141101_173402_HDRLa Familia flotante viaggiando è giunta a Sud di Tenerife, dove si è dovuta trattenere un paio di giorni prima di raggiungere La Gomera. Non era nei programmi in realtà, ma quando si è in viaggio gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. E l’imprevisto in questione è stata la “furgoneta” MAHALOHA che ha avuto un guasto. Viaggiamo con una barca a vela e una furgoneta camperizzata e a Sud siamo arrivati senza l’una né l’altra. Facciamo un giro a Los Cristianos, poi ci spostiamo a Las Americas. Da lì ci dicono che è possibile accamparsi a La Caleta, che è poco distante. Ci arriviamo in piena notte e, muniti di torce, ci addentriamo sulla montagna, fino all’accampamento. Abbiamo le nostre tende e ci fermiamo per la notte. Al mattino scopriamo di essere finiti in un accampamento hippy: tende, capanne e gente bizzarra. Scendiamo nel piccolo pueblo di La Caleta e facciamo conoscenza con un’ostilità che ci è del tutto nuova. C’è una linea sottile in quel piccolo posto nel mondo fra la vita semplice e il benessere. Fra i ragazzi di strada e i turisti per bene. Noi siamo i ragazzi di strada, zingari in cammino, sporchi e senza speranze. Lo leggiamo negli occhi della gente che ci guarda insistentemente. E lo leggiamo nell’astio con cui ci servono il caffè nei bar. E’ una sensazione a noi del tutto estranea e ci colpisce. La maggior parte di noi sono musicisti di talento. Con la musica regaliamo sorrisi e gioia. Cosa sono quegli occhi ostili? Restiamo a La Caleta soltanto un paio di giorni, ma sufficienti per osservare la differenza che si è creata a confine di quella montagna, là dove finiscono le capanne e si fanno spazio le villette con le piscine. Gli abitanti del posto sono costantemente sul “chi va là” con i ragazzi della montagna, che “sporcano” quel paradiso con i loro vestiti strappati e che sono una minaccia al turismo stesso. Sono in grado di leggere quell’inimicizia fin dal principio, ma è soltanto dopo che un bar si rifiuta di servirci che la realtà prende davvero forma nella mia coscienza. La realtà è che siamo stati catalogati, noi che abbiamo scelto la libertà. La Familia Flotante viaggia leggera, non siamo ragazzi di strada, ma viaggiatori, e i viaggiatori si addormentano sotto le stelle con il suono delle onde che sbattono contro gli scogli. Talenti della musica in viaggio, condannati per i loro vestiti. Mi domando allora quale sia la linea sottile tra la propria libertà e la libertà altrui. Qual è il punto in cui è stata infranta? Metto da parte il risentimento e l’offesa recatami quando si sono rifiutati di servirmi il caffè e faccio un salto nella direzione opposta. Entro nei panni del turista benestante che porta soldi, e nei panni dei proprietari di attività del posto, che vivono di quello. Mi guardo intorno e quello che vedo sono ragazzi e ragazze che vivono in un accampamento hippy. Alcuni giovanissimi, altri più grandi. Sono sporchi ed emanano un cattivo odore. Hanno scelto la libertà di una vita semplice, fuori dal sistema, ma nel sistema ci entrano ogni giorno, quando lasciano la montagna e passeggiano fra i turisti, o si siedono ai bar. Non fanno del male a nessuno, eppure sono sporchi, emanano un cattivo odore e hanno indosso vestiti sudici. La Familia Flotante è sulla linea di confine fra questi due mondi così diversi. Abbiamo scelto di seguire un progetto musicale e di vita che ci porta a viaggiare e a vivere all’aria aperta. Siamo educati e discreti. Il nostro compito è portare allegria con la musica, non recare disturbo al turismo. Eppure questa gente non lo sa e si rifiuta di servirci il caffè. In fondo è soltanto una guerra tra poveri e non si tratta di avere torto o ragione, ma soltanto di rispettare le scelte di vita altrui, tanto per i ragazzi della montagna che per quelli delle villette con piscina. A noi Tenerife ci ha accolto così, ma sarebbe stupido andare via in silenzio ed è per questo che torniamo. Torniamo per fare musica, e per riprenderci quei sorrisi che l’isola ci ha negato la prima volta.

(Graziana Morcaldi)

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