Garachico, la città rinata dalle ceneri

pag10_ob_19fc25_garachico-05-05-1706-la-pintura-pertStando comodamente seduti in una splendida piazza a Garachico, è difficile credere alla sua breve, altilenante storia. La città forse più sfortunata a Tenerife ha trionfato sul caos, trasformandosi in questa bella comunità. Peste bubbonica, inondazioni, tempeste, incendi, invasioni di cavallette ed eruzioni vulcaniche avevano devastato nei secoli questo bellissimo pueblo costiero. Nel 1706, un’eruzione vulcanica ha spazzato via gran parte della città, distruggendo quasi completamente la chiesa parrocchiale di Sant’Anna, la cui costruzione era durata quasi 200 anni! Il fuoco ha lasciato solo le fondamenta e i muri esterni anneriti. Ma, con indomabile determinazione, le regali colonne e gli archi sono stati ricostruiti in soli sette anni e ora è in fase di completamento la torre, progettata nel lontano 1600. Garachico è la vera Fenice che rinasce dalle ceneri, luminosa e pulita, tanto che si potrebbe quasi mangiare un delizioso piatto di pesce (la specialità locale) direttamente dagli immacolati marciapiedi. Le piazze, alcune piene di palme e felci, sono fantastiche e le imponenti verande guardano altezzosamente giù sul mosaico di strade laterali piene di tesori artistici. Si ha l’affascinante sensazione di stare effettivamente girando una pagina di un libro di storia pieno di gemme nascoste. Attardandosi un po’ nella piazza principale de La Libertad, forse la più bella dell’isola, e dando un’occhiata alla chiesa di Sant’Anna fondata da Cristobal de Ponte, risulta facile capire perché a Garachico, con Buenavista, Los Silos e El Tanque, sia stata assegnata la Medaglia d’oro delle Belle Arti, in riconoscimento del suo patrimonio culturale e artistico e dell’eccezionale valore architettonico. Situata nel centro della città, vicina al lato sud della Plaza de la Libertad, la chiesa, con la basilica a tre navate, è uno dei luoghi più famosi di Garachico, e vi si potrà innanzitutto ammirare il magnifico restauro delle colonne, degli archi e del soffitto a cassettoni. La chiesa ospita oggi numerose opere d’arte del 17° secolo, con alcuni dipinti che raffigurano il santo patrono di Santa Ana. Non rimarrete certamente delusi ammirando la figura di Cristo in pasta di mais fatta dagli indiani Tabasco nel 16° secolo, e la fonte battesimale in marmo del 17° secolo. Risulta poi decisamente piacevole una passeggiata per le strade acciottolate, condividere la bellezza di chiese restaurate, alberghi e il ribollente calderone delle piscine di acqua di mare costiere scavate nella roccia vulcanica. Con un modesto ticket è possibile anche fare due passi fra le rovine dell’ex Convento di San Francesco, che risale al 16° secolo ed è il più antico della città. Consigliamo di dare un’occhiatina nel negozio del vicino Hotel Quinta Roja, e al cortile di questo bellissimo hotel, dove magari si potrà tornare per un soggiorno di lusso. Prima di ripartire approfittate di uno sguardo nel piccolo giardino di Puerta Tierra, a vedere le vestigia del cancello daziario del porto, risalente all’eruzione del 1706.

(Franco Leonardi)