I TRE ROM

pag01_rom1-e1397287848232di Giovanni Bernardini

E’ vero, la responsabilità penale è individuale.

E’ vero, a bordo dell’auto che ha seminato il terrore a Roma potevano non esserci tre ragazzi rom.

E’ vero, non bisogna imputare a popoli, razze od etnie i crimini dei singoli.

Chi scrive ritiene, da vecchio liberale, che l’individuo venga prima dei gruppi sociali, etnici o culturali, anche per questo detesta qualsiasi forma di pogrom. Ha ragione chi dice che non bisogna imputare ai popoli le responsabilità dei singoli, ma limitarsi a dire questo significa trasformare il pensiero liberale nella caricatura di se stesso.

Riconoscere la priorità dell’individuo sui gruppi non significa non vedere che in certi gruppi sociali, etnici o culturali la criminalità, o certe forme di criminalità, sono assai più diffuse che in altri. Non per motivi razziali, certo, per motivi storici, sociali e culturali, ma questo non cambia la realtà delle cose.


Qualcuno ricorda vecchi film come “Sedotta e abbandonata” o “Divorzio all’italiana”? Trattavano del “matrimonio riparatore” e del “delitto d’onore” ed erano ambientati in Sicilia. Si trattava di film “razzisti”? No, ovviamente: era vero che nel periodo in cui quei film vennero prodotti una certa mentalità era assai diffusa nella nostra bella isola. Considerazioni simili possono farsi per un film come “Il padrino”, i cui protagonisti sono quasi tutti, non a caso, italo americani.

Lasciamo perdere i film. Vediamo due bambine che invece di essere a scuola sono per strada a chiedere l’elemosina e diciamo: “si tratta di piccole rom”. Siamo razzisti o realisti? La risposta è ovvia.

Apprendiamo da un TG che un tale si è fatto esplodere in una pizzeria, nel centro di una grande città. Subito pensiamo che si tratti di un islamico, questo fa di noi degli “islamofobi”? E continuiamo ad essere “islamofobi” se, venendo a sapere che una donna è stata lapidata perché adultera, diciamo che quasi certamente si tratta di un evento che riguarda gli islamici? E’ ridicolo sostenerlo.

Al centro di tutto sta l’individuo, è vero, ma l’individuo è sempre inserito in qualche contesto, sociale, etnico e culturale. E i contesti sociali, etnici e culturali sono caratterizzati da certi modi di agire e di pensare. Ignorarlo non significa essere liberali, semplicemente stupidi.

Niente pogrom quindi, e niente estensione ai popoli delle responsabilità dei singoli, ma neppure l’idiozia di non vedere che nella società multiculturale che molti vogliono edificare interi gruppi non si riconoscono in valori, idee, comportamenti che per noi sono scontati. In Italia non si fa altro che strillare “legalità”, ma, dietro a questi strilli avanza e si diffonde sempre più l’area della illegalità. Parti consistenti della popolazione non si riconoscono più nelle leggi né, ed è questa la cosa più grave, nei valori che stanno alla base di certe leggi. In nome del “rispetto per il diverso” stiamo trasformando la società in un aggregato informe di etnie, non unite da nulla. Una sorta di nuovo tribalismo che disgrega il tessuto sociale ed è destinato, forse in tempi brevi, a rendere impossibile qualsiasi forma di civile convivenza.

A questo dovrebbe indurci a pensare il tragico episodio dei tre giovani rom.

Ma non sarà così, è fin troppo facile prevederlo.