Il “Mamotreto” di Añaza

pag14_P7220125La splendida costa Sud di Tenerife, orgoglio di noi residenti, ininterrotto panorama di bellezze naturali e meta di tutti i vacanzieri in cerca di sole e mare, ha un punto nero, una macchia difficile da cancellare e ignorare. Una macchia alta 21 piani e tutta in cemento armato. Gli abitanti della zona, lo chiamano, con ironico affetto, “Grand Hotel Añaza”, oppure “el Mamotreto”. “Mamotreto” significa “un oggetto voluminoso e difficile da maneggiare”. Definizione esatta per questo gigantesco cubo di Rubik in grigio, che si erge nei suoi 60 metri di altezza sul tratto di costa fra Radazul e Santa Cruz, a picco sul mare. Alla sua ombra, la minuscola statura umana si confronta con le dimensioni smisurate del Male. La sua storia si snoda fra corruzione politica, morti misteriose, affari illeciti, traffico di droga, società fantasma: dove ormai è perduto ogni confine fra realtà e leggenda. Leggenda e storia concordano che il mostro fu costruito “…en un abrir y cerrar de ojos…” (in un batter di ciglia) nel 1973. A detta del figlio di un manovale che lavorò alla costruzione (a quanto pare l’ultimo testimone indiretto del fattaccio), la società tedesca proprietaria, in una notte tempestosa, sparì (scordandosi di pagare fornitori e dipendenti…) lasciando l’opera incompiuta, e da allora nessuno ne ha saputo più nulla. Il Colosso di Añaza ha visto infinite albe e tramonti, ma anche tragedie e tristi vicende umane: sembra che almeno quattro persone siano morte cadendo (o gettandosi) dalle sue vertiginose altezze. C’è chi ricorda un giovane, che era uso salire fino agli ultimi piani in cerca di colombi selvatici e, come nel celebre film “Birdie”, anche lui, un giorno fatale, tentò il volo dal ventunesimo piano… Storie meno romantiche di miseria e delinquenza hanno riempito le sue innumerevoli stanze: spacciatori di droga e famiglie sfrattate, okkupas e graffitari, rave parties e messe nere… Ma il mistero più grande riguarda la sua nascita: il Grand Hotel Añaza è stato costruito su suolo di “servitù marittima” dove è proibitissimo tirar su anche un pollaio. Nessuno ha finora spiegato come sia stato possibile erigere un grattacielo, visibile da chilometri di distanza, in barba ad ogni legge e senza licenza edilizia. Gli esperti di ufologia ed esoterismo hanno ipotizzato l’uso di vernici che danno l’invisibilità, raggi ipnotici, distorsioni spazio temporali ecc. La Guardia Civil propende per un banale caso di corruzione politico amministrativa. Perché mai, vi chiederete, il mostro è ancora al suo posto? Perché dal 1973 ad oggi è in corso  un acceso dibattito fra Stato, Cabildo e Ayuntamento per stabilire a chi competa il gravoso compito di abbatterlo. Chi resterà col cerino acceso dovrà pagare i costi di abbattimento, smaltimento residui, ripristino dell’area, risarcimenti vari, spese legali, eccetera. Comunque, quale che sia la decisione finale, nulla potrà essere fatto senza previo accordo con i proprietari che, come detto, sono stati rapiti dagli alieni… Se fra Voi lettori, qualcuno si offrisse volontario per dichiararsi proprietario di questo capolavoro di ingegneria, potrebbe, con una semplice dichiarazione notarile di pochi euro, acquistare oltre trecento appartamenti in posizione eccezionale, vista mare, adiacenti a centri commerciali e autopista… Peccato che, subito dopo, dovrebbe abbatterli a sue spese e pagare qualche altro milioncino di tasse, sanzioni, interessi e risarcimenti. Nel frattempo, noi tutti aspettiamo e speriamo che questa brutta fiaba possa incontrare il suo lieto fine…

(Roberto Mangani)