Dichiarazione dei capitali detenuti all’estero

pag05_WCCOR1_0L273R9RParliamo ancora della dichiarazione dei capitali detenuti all’estero dai cittadini italiani, dopo l’articolo pubblicato su questo giornale nel mese di Giugno, che trattava della recente legge italiana n°186/201, citando qualche esempio pratico.

Segnaliamo la particolare attualità del tema, dal momento che il patrimonio che si detiene all’estero ma che prima d’ora non è mai stato dichiarato (denaro, immobili, società, ecc.), potrà essere denunciato in Italia entro il termine previsto per legge (30/9/2015) accedendo ai benefici delle sanzioni ridotte, mentre dopo tale data (salvo proroghe) non sarà più possibile regolarizzare la propria posizione con tali agevolazioni, ed anzi sarà molto elevato il rischio che conseguentemente alla normativa sulla trasparenza fiscale tra Italia e Spagna ogni informazione utile a ricostruire la posizione dei contribuenti italiani sarà scambiata tra i due Paesi, con la conseguenza che potrebbero essere comminate pesanti sanzioni (in alcuni casi anche il 240% del valore dell’investimento non dichiarato).

Spesso si sottovaluta la questione penale, ma è ancor più importante di quella tributaria e fiscale, dal momento che, per non dire dei reati più gravi contestabili, quello di auto riciclaggio – neo introdotto nel codice penale per punire chi impieghi i proventi di un delitto non colposo in attività economiche o finanziarie o con finalità speculative – punisce con la reclusione da 4 a 12 anni e la multa da 10.000 a 100.000 €. E’ il caso, anche comune, di chi per esempio impieghi i denari derivanti da omessa dichiarazione dell’IVA e dei redditi oltre certi importi per l’acquisto di un immobile non dichiarato a Tenerife o, pur avendolo dichiarato, non ne dichiari i redditi da locazione. Per fare un altro esempio, spesso si crede che percepire il corrispettivo di una locazione senza dichiararlo al fisco non costituisca un reddito facilmente rintracciabile; in realtà con lo scambio di informazioni è e sarà facilissimo, dal momento che se i soldi sono stati depositati in una banca di Tenerife si potrebbe essere chiamati a renderne conto o, se anche sono stati percepiti in contanti e detenuti privatamente, le bollette domestiche non mentono sui consumi, e in tal caso, se il proprietario non può dimostrare (magari attraverso l’esibizione al fisco dei biglietti aerei)  di essere stato sempre personalmente presente a Tenerife, il Fisco potrà desumere che i consumi sono per una locazione non dichiarata. Da una semplice bolletta spagnola il Fisco italiano potrebbe scoprire anche l’esistenza dell’immobile (o la società immobiliare) non dichiarato e accertare con quali denari è stato acquistato (cioè se sia stato acquistato con redditi tassati o meno).  Se la dichiarazione non verrà effettuata dal contribuente, le banche canarie o estere in genere potrebbero inviare i dati per non essere considerate partecipi di operazioni dubbie sotto il profilo della trasparenza, ed essere quindi riprese per violazione di legge antiriciclaggio, che anche in Spagna e in tutta Europa è vigente così come in Italia. Anche il caso più semplice e frequente, pertanto, non va sottovalutato. Ma non si deve disperare. La “pacificazione tributaria” offerta dalla legge sulla “Voluntary Disclosure” consente di dichiarare pagando in ritardo le imposte sui redditi non dichiarati (solo degli ultimi 5 anni e in alcuni rari casi degli ultimi 10), oltre che le sanzioni previste (ma in misura molto ridotta). Importantissimo, il buon esito della procedura e la fedele dichiarazione costituiscono anche un’esimente dai reati di cui si è detto (il solo costo di un processo penale in caso di accertamento – in termini di pena e spese processuali -, dovrebbe far riflettere sull’opportunità offerta ora di sanare eventuali situazioni non regolari, per vivere con serenità il proprio investimento). I calcoli da fare per sapere quanto il cittadino italiano dovrà pagare per sanare la propria posizione, e le valutazioni relative ai profili civilistici, penali,  tributari e fiscali, sono complesse, e l’avvocato e il commercialista devono lavorare insieme per il buon fine della pratica. Sarà come fare una denuncia dei redditi di cinque anni (2009-2013), con l’aggiunta che quanto dichiarato andrà documentato dettagliatamente e relazionato all’Agenzia delle Entrate dai professionisti incaricati, mediante un procedimento simile all’accertamento con adesione. La parte di acquisizione documentale non va sottovalutata ed è meglio farsi aiutare da chi all’estero sia in grado di interfacciarsi direttamente con le proprie banche, o con i professionisti o agenti immobiliari a conoscenza della propria situazione estera. Un buon modo per evitare in futuro di avere tutte queste incombenze gestionali e dichiarative per il cittadino che viva l’investimento estero in maniera non professionale, e che intenda evitare ai propri eredi le difficoltà del passaggio generazionale o della denuncia di successione, è l’utilizzo di un TRUST, ma di ciò approfondiremo in un’altra occasione.

(Avvocato Marco Venturi Presidente di Fidelia Trust Company S.r.l.)