ANTEPRIMA ASSOLUTA – IT FOLLOWS di David Robert Mitchell (2015)

PAG13_o-IT-FOLLOWS-facebookTra i 5 titoli che attendevo di più quest’anno (gli altri sono la delusione di “Age Of Ultron”, “Città di Carta”, “Knight Of Cups” e sopratutto “Mad Max: Fury Road”), questo “It Follows” è sempre stato in cima alla classifica. Dopo mesi e mesi di attesa, che non hanno fatto altro che lievitare ulteriormente le aspettative già di per sè alte (95% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, 83/100 di Metacritic e Nomina a Cannes), sono riuscito a rimediare l’ultima sorpresa dello scorso Sundance Film Festival e opera seconda del regista David Robert Mitchell. Aspettative ripagate in pieno (non succedeva da quel capolavoro avanguardistico di “The Babadook”). Accompagnata da una colonna sonora incredibile (il tema principale è già cult), la storia segue le vicende dell’adolescente Jay, colpita da una sorta di “maledizione” trasmessale durante un atto sessuale: dovunque andrà e con chiunque sarà, qualcosa la seguirà. Potrà assumere qualunque aspetto, una vecchia, un bambino, una persona cara, ma sarà sempre li ad inseguirla. Silenzioso, lento, inarrestabile. Non può essere sconfitto, solo trasmesso a qualcun altro. Assistendo alla proiezione di “It Follows”, non si può fare a meno di provare un senso di assoluta inquietudine, ansia, angoscia. E’ uno di quei film che spaventano al momento, ma terrorizzano dopo. La regia è perfetta, sembra di assistere ad un “Halloween” diretto da Malick. La protagonista Maika Monroe (che già avevo puntato in “The Guest”) ha la stoffa per diventare la vera erede di Jamie Lee Curtis, anche se confinarla in un unico genere sarebbe un peccato. Nonostante voglia proporsi come semplice horror viscerale, “It Follows” non esclude un sottotesto allegorico profondo e non banale. Contrariamente a quanto si possa credere, non è un film sul sesso o contro il sesso. E’ un film sulla morte.

Lo stesso regista ha dichiarato (cosa che raramente accade per pellicole di dubbia interpretazione) che il suo intento, oltre quello riuscitissimo di dirigere un grande film, è stato quello di avviare una discussione sulla mortalità dell’uomo, in particolare su come lo stesso atto di vivere implichi necessariamente quello di morire. Il sesso è parte della crescita di un individuo, dunque parte di quel periodo della vita in cui assumiamo la consapevolezza della morte (ecco spiegato il profondo legame tra i due concetti che il film tenta di analizzare). Jay alla fine sembra essere riuscita a controllare questa forza inarrestabile (che è la morte che avanza), ad accantonarla temporaneamente grazie all’amore, vera forza vitale che ci permette di scacciare il pensiero della morte. Su questo piano si spiega anche la trasmissione della “malattia” per via sessuale: il sesso è l’atto vitale per eccellenza. Il concetto qui viene ampliato fino a diventare vera e propria presa di coscienza della vita e contemporaneamente della morte, un rito di passaggio fondamentale che ci allontana dall’infanzia e ci conduce dritti verso la maturità. In altre parole, “It Follows” è un originalissimo e pauroso racconto di formazione.

Insieme a “The Babadook”, costituiscono i veri pilastri dell’horror del nuovo millennio: sono lo “Shining” e l’”Halloween” moderni. Per quanto “It Follows” sia leggermente inferiore al capolavoro di Jennifer Kent, di certo sarà quello che verrà più ricordato.

Per concludere, colgo l’occasione per lanciare due appelli (conscio che non saranno mai accolti). In primis chiedo al pubblico medio di smetterla di considerare l’horror un genere “inferiore” o di serie B, dimostrate solo scarsa cultura cinematografica nonché scarsa intelligenza. Secondo, chiedo ai produttori italiani di tornare ad investire sul cinema d’orrore (anni fa eravamo tra i primi al mondo), piuttosto che sulle solite commedie inutili (che tristemente battono cassa) o sui quei drammi artificiosamente intellettualoidi che tanto ci danno l’illusione di essere tornati all’epoca di Fellini e De Sica. Non è così. Magari però ai tempi di Argento possiamo tornare…forse non con lo stesso Argento, ma quel passato credo sia decisamente recuperabile. Non serve un grande budget, serve coraggio nella produzione, originalità nell’idea e talento in tutto il resto. Io sono ancora qui che spero in un nuovo Cinema Italiano: ho fiducia nel futuro ma il presente non mi entusiasma affatto.

IN CONCLUSIONE: insieme a “The Babadook” è il miglior horror degli ultimi 30 anni. Una profonda discussione sulla vita, il sesso e la morte, magnificamente diretto e terribilmente angosciante.

Voto 8/10


(Gianluca Rinaldi)