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Sotto accusa la realizzazione della spiaggia AnfiTauro a Las Palmas

immagine-eldiario-esdi Ugo Marchiotto

Accuse pesanti, quelle che gravano sull’ex capo dell’Autorità Costiera Jose Maria Hernandez che ha autorizzato la realizzazione della spiaggia AnfiTauro a Las Palmas.

Estromesso dallo scorso luglio per irregolarità inerenti il progetto, Hernandez è stato accusato di illecito amministrativo e falsificazione di documenti ufficiali.

Il 1° ottobre 2015 con decreto ministeriale venne concessa l’occupazione di 11.200 metri quadrati di terreno di dominio pubblico, marittimo e terrestre affinché venissero convertiti in una spiaggia, la AnfiTauro.

Ma l’autorizzazione in realtà includeva una condizione tassativa e cioè che l’impresa costruttrice concedesse 3683 metri quadrati dell’appezzamento allo Stato, come terreno pubblico.

Terreno che doveva essere concesso prima dell’inizio dei lavori ma che inspiegabilmente rimase incorporato all’intero lotto.

Al momento del via ai lavori di realizzazione della spiaggia di AnfiTauro, l’ingegnere incaricato si rifiutò di firmare il verbale di inizio lavori, denunciando una serie di violazioni urbanistiche per mano dell’Autorità Costiera e dell’Ayuntamiento de Mogán.

Il procuratore incaricato di indagare sul caso, rilevò la violazione del direttore dell’Autorità Costiera agli accordi sottoscritti in fase di rilascio autorizzazione ma soprattuto si accorse di un grave reato di contraffazione relativo alla stesura di un documento che riportava una falsa data di inizio lavori, probabilmente per bypassare le irregolarità e poter procedere con la realizzazione del progetto.

La nuova spiaggia AnfiTauro è stata sotto i riflettori fin dall’inizio, quando il Servizio di Protezione della Natura (SEPRONA) della Guardia Civil chiese di vedere chiaro nella concessione del terreno dopo una denuncia da parte della federazione Ben Magec-Ecologistas en Acción, preoccupata che la nuova spiaggia artificiale potesse arrecare danno all’habitat naturalistico Zec Franja Marina de Mogán, un’area che si trova a soli 300 metri dal luogo dove i lavori hanno preso inizio.

Il progetto, finanziato dal gruppo AnfiTauro composto dalla famiglia Lyng e dal Grupo Santana Cazorta, ha significato un investimento pari a 6 milioni di euro e un deposito di più di 70.000 tonnellate di sabbia proveniente dal deserto del Sahara nell’area interessata.

La Playa AnfiTauro avrebbe dovuto creare, oltre allo stabilimento balneare, un porto turistico con 300 posti barca e diverse strutture ricettive per un totale di 7500 posti letto.

Secondo la federazione ambientalista il solo inizio lavori ha provocato acque più torbide a causa dell’omissione delle opportune barriere galleggianti previste in operazioni di questo tipo, il cui impatto sul fondale è al vaglio degli esperti.

Bloccato il progetto, l’Autorità Costiera sta valutando la creazione di una spiaggia artificiale ad uso pubblico nonché l’ampliamento di un’altra spiaggia di Las Palmas, al fine di utilizzare completamente le 70.000 tonnellate di sabbia del Sahara.

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