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Tensione al porto di Las Palmas

business-1845350_640di Ilaria Vitali

A dispetto del suo nome, Puerto de La Luz, il porto di Las Palmas sta attraversando in questo ultimo periodo il peggior calo della storia in quanto a traffico di container, con un ribasso del 17% dell’attività nel solo mese di settembre, per un totale del 25% nell’intero anno.

Ma nonostante il periodo di crisi, dovuto a una situazione marittima internazionale, i portuari, stando ai dati, guadagnerebbero ben 75 euro l’ora, vale a dire 3 volte tanto quanto percepito da un medico di guardia della sanità pubblica.

Senza muovere nemmeno un container, come nel caso dell’attuale periodo di scarsa attività, i portuari guadagnerebbero infatti una base di 34 euro all’ora, cui vanno aggiunti compensi dovuti a anzianità, bonus e trasferte che fanno lievitare la paga oraria in maniera vertiginosa.

E così ora, nonostante sia stata sottolineata in un recente studio la necessità di licenziare 105 portuari, in realtà su 460 lavoratori sarebbero ben 160 quelli che risultano in surplus, a fronte di un deficit che potrebbe superare i 4 milioni di euro.

I 460 lavoratori sarebbero tutti a carico dell’impresa privata Sagep, una società che vede con il 55% di azioni la partecipazione di OPCSA, Boluda e la Luz Market.

In crisi da diverso tempo, il sito di Sagep è così obsoleto che ancora riporta i dati della vecchia amministrazione, dove appare un quarto azionista, LMC, ormai scomparso.

E nessuna menzione viene fatta alla situazione attuale, cosa che non fa che accentuare la crisi strutturale della società.

Così come nessun partito politico pare interessato al momento di difficoltà che vede già in prepensionamento 55 portuari, grazie ad un accordo raggiunto solo nel luglio di quest’anno, fatta eccezione per PP, PSOE e CC che partecipano in via ufficiale ai consigli di amministrazione della società, ricevendo un gettone di presenza pari a 600 euro a seduta consigliare.

Basti considerare che l’80% dei container presenti nel porto di Las Palmas risultano vuoti e quindi inattivi e che, a pesare sulla già delicata situazione, si registrerebbe il 13% di assenteismo tra i portuali in forze alla struttura.

Con un tale scenario, dove manca una dirigenza presente e una attenta gestione delle risorse umane, il Puerto de La Luz rischia di diventare talmente oneroso da obbligare gli spedizionieri a migrare verso altre destinazioni, lasciandolo fallire.

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