La depurazione delle acque a Tenerife

pag24_trekkingL’acqua rappresenta per le isole Canarie una grande fonte di ricchezza, ma è anche il suo tallone di Achille. Le attività economiche principali, turismo ed agricoltura, dipendono dall’acqua, pertanto una cattiva gestione del  ciclo integrato delle acque rischia di provocare danni economici rilevanti.

Per la loro peculiare natura, le isole Canarie soffrono di disponibilità di acqua potabile: le acque provenienti dal sottosuolo non sono sufficienti a soddisfarne la richiesta, inoltre è necessario sottoporle a trattamenti chimico-fisici per diminuire la concentrazione salina che non le rende adatte all’impiego diretto, sia per fini potabili che agricoli, in particolare per gli alti contenuti di Sodio, Fluoro e Bicarbonati. Al fine di aumentare la produzione di acqua potabile, già dagli anni ‘60 sono stati installati degli impianti di dissalazione per trattare sia le acque marine che le acque sotterranee, con questo trattamento vengono forniti circa 121 hm3/ anno di acque.

Parallelamente, per coprire la domanda di acqua ai fini irrigui e per contenere l’inquinamento marino, sono stati  installati degli impianti di trattamento di reflui urbani. A differenza di quanto avviene in Italia, in Spagna è possibile riutilizzare le acque depurate ai fini irrigui, in questo modo vengono prodotti circa 28,3 hm3/anno di acque. La depurazione spinta a cui questi reflui sono sottoposti, produce delle acque caratterizzate da un’eccellente qualità microbiologica (assenza di coliformi fecali e di nematodi), chimica fisica e moderata conducibilità (1000 – 1100 100 μS/cm).

Da un punto di vista impiantistico sono opere che hanno richiesto degli investimenti notevoli, basti pensare che le acque depurate presso l’impianto di Santa Cruz raggiungono Valle San Lorenzo tramite 60 km di condotte, grazie ad una serie di stazioni di sollevamento, fornite di potenti pompe che consentono questo lungo viaggio. Nonostante gli investimenti, continuano ad essere presenti degli scarichi a mare di acque non trattate. L’esempio più eclatante, che non trova al momento alcuna giustificazione, è quello del depuratore di Santa Cruz. La capitale tinerfeña è dotata di un impianto della potenzialità di circa 90000 m3 al giorno, raccoglie le acque reflue proveniente dalla parte alta di Santa Cruz (8966 m3), dalla La Laguna (12603 m3), da El Rosario (1724 m3), inoltre dovrebbe ricevere le acque provenienti da un impianto di pompaggio che si trova a Cabo Llanos. Quest’ultimo riceve i reflui provenienti dalla parte più bassa di Santa Cruz, ma EMMASA (Empresa Mixta de Agua de Santa Cruz de Tenerife) non ritiene che l’impianto possa trattare questi quantitativi, per cui circa 25000 m3 al giorno di reflui non trattati vengono scaricati presso il molo de la Hondura, proprio a ridosso del Parque Maritimo, tale quantità corrisponde a circa 10 piscine olimpioniche. Per tali gravi effrazioni, il  Governo Canario ha aperto un procedimento contro EMMASA, che potrebbe avere anche risvolti di natura penale. I danni immediati di natura economica sono ovviamente quelli relativi al turismo, ma il danno all’ambiente marino è quello più subdolo: le sostanze chimiche che giornalmente riversiamo nelle nostre fognature contengono sostanze tossiche che si accumulano negli organismi marini, i quali sono alla base della catena alimentare. Nei nostri piatti queste sostanze ritornano sotto forma di cibo in concentrazioni molto più elevate e, pur non dando effetti immediati, nel tempo possono accumularsi nel nostro organismo danneggiandolo.

La direttiva quadro europea 2000/60/CE, avrebbe dovuto avere la funzione di rendere omogenee le normative dei singoli stati membri, rendendo cogente il controllo delle acque e l’impiego di sistemi efficaci di contenimento dell’inquinamento idrico, proprio perché l’ambiente non conosce i confini politici che l’uomo ha imposto al territorio, pertanto il danno creato in una zona porta delle conseguenze importanti anche a centinaia di km di distanza. Ad oggi le inottemperanze alla direttiva hanno comportato multe salatissime agli Stati che non si sono adeguati, ovviamente ciò ha pesato essenzialmente sulle tasse che i cittadini hanno dovuto sostenere e non sulla cattiva gestione da parte dell’amministratore pubblico.

E’ auspicabile che cambi la politica europea sulla qualità delle acque, adottando maggiori controlli durante la concessione di prestiti per la realizzazione di impianti moderni e che tali controlli comportino delle sanzioni agli amministratori direttamente responsabili del corretto funzionamento. Fino a quando la cattiva gestione verrà pagata indistintamente da tutti, difficilmente gli amministratori pubblici svilupperanno una sensibilità nei confronti dell’ambiente.


(Dott.ssa Paola Borsellino-Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro)

Bibliografia:

” EVALUACIÓN DE TECNOLOGÍAS POTENCIALES DE REDUCCIÓN DE LA CONTAMINACIÓN DE LAS AGUAS DE CANARIAS” – informe Tecnoagua – octubre 2011