Recensione: Mission Impossible Rogue Nation

pag13_mission-impossible-rogue-nation-il-cast-riunito-in-un-posterQuinta avventura per l’agente segreto americano Ethan Hunt, stavolta alle prese con una misteriosa associazione di agenti doppiogiochisti conosciuta come “Il Sindacato” che minaccia di espandersi pericolosamente commettendo attacchi terroristici. Ad aiutarlo ci sono il fido Benji, l’agente Brent, il ritrovato Luther e la sexy e ambigua Ilsa, forse doppiogiochista anche lei. O forse no.

Regista del sottovalutato “Jack Reacher” (tutti arrabbiati per la bassezza di Cruise rispetto al personaggio dei romanzi, a me piacque molto lo stesso), Christopher McQuarrie prende in mano le redini di un franchise iniziato ormai quasi 20 anni fa, firmandone uno dei migliori episodi. L’aggiunta dell’ironia e dell’autoironia, che fu la novità principale dell’episodio 4, continua a farsi sentire (soprattutto grazie a Simon Pegg, ma anche Cruise non scherza), mentre lo sviluppo dei personaggi riesce sempre a risultare non banale e intrigante. Scene d’azione spericolate e piene di suspense (su tutte quella subacquea e la sequenza dell’Opera), grande spazio al personaggio femminile di turno, la bella Rebecca Ferguson. Sorta di Ethan Hunt al femminile, Ilsa è elegante, intelligente, sensuale, letale. Un altro interessante passo verso la fine della misoginia a Hollywood (non è Furiosa ma fortunatamente neanche Lucy), e la Ferguson sostiene bene il gran rilievo del personaggio. Unica piccola nota di demerito generale riguarda lo showdown finale, forse troppo poco “esplosivo” rispetto al resto del film. Se paragonato al fantastico combattimento con valigetta nel parcheggio ipertecnologico del capitolo 4, l’inseguimento per le strade di Londra risulta abbastanza inferiore. Ma comunque non male affatto.

Se il villan preferito della serie resta il compianto Philip Seymour Hoffman del capitolo 3 di J.J. Abrams, anche il nuovo cattivo fa la sua parte (un inquietante Sean Harris, sulla falsa riga del Javier Bardem di “Skyfall”). Ma come sempre ci si ritrova a fare il tifo principalmente per il nostro eroe, quel Mr. Cruise ormai mezzo-secolare che si diverte ancora come un bambino quando si lascia trasportare in volo da un aereo a quasi 5000 piedi d’altezza senza stunt o controfigure ma letteralmente sospeso in aria.

Bel modo per affrontare la crisi di mezza età. Singolare, ma bello.

IN CONCLUSIONE: arrivata al quinto capitolo e con quasi 20 anni alle spalle, la saga di Mission Impossible non sembra essere intenzionata a perdere colpi. Ironia e azione regnano sovrane, Cruise e il resto del cast (Rebecca Ferguson su tutti) furoreggiano, la suspense e gli intrighi sempre di ottimo livello. L’intrattenimento perfetto.

Voto 7/10


di Gianluca Rinaldi