Pochi conoscono il Sancocho Canario, piatto tipico della gastronomia dell’arcipelago. Inoltre questo piatto lo si trova con differenti ingredienti in tutta l’America Latina, dall’Ecuador, a Panama, alla Colombia, a Puerto Rico, Cuba e Venezuela.
Lo si può un po’ paragonare alla “Olla Podrida” spagnola o allo “stufato corso”. E’ un piatto della tradizione nato in periodi di grande difficoltà economica, composto da materie prime economiche e facilmente reperibili nelle isole, quindi piatto povero ma molto saporito e anche piatto per i giorni di festa o per la settimana Santa. Oggi forse ha perso un po’ di notorietà e non lo si trova facilmente nelle trattorie o nei ristoranti, anche perché il procedimento per la preparazione è lungo anche se non difficile. Il sancocho (letteralmente cucinato in acqua, cioè bollito) alle Canarie si fa col pesce conservato sotto sale, generalmente la cernia, con le papas e la batata (quelle patate bianche e dolci che ricordano la nostra patata americana), e il tradizionale gofio, la farina di cereali misti tostati. Il tutto accompagnato dall’immancabile mojo. Il pesce salato veniva messo in acqua almeno per una giornata intera, e si dice che nella tradizione l’acqua dove veniva messo il pesce a riposare, veniva passata di famiglia in famiglia, in modo che nulla venisse sprecato, e l’ultima famiglia che lo preparava, si ritrovava con il pesce più saporito di tutti! Poi lo si faceva cucinare lentamente assieme alle patate! Quindi il pesce, le patate e le patate dolci si servono in un piatto da portata accompagnate da mojo picón (salsa piccante) e pella di gofio.