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Turismo alle Canarie: numeri da record anno dopo anno

✍️ Italiano alle Canarie

I numeri del turismo alle Canarie continuano a crescere e confermano una dinamica ormai strutturale. A dirlo non sono opinioni o valutazioni politiche, ma la serie storica ufficiale degli arrivi turistici, elaborata su dati ISTAC–FRONTUR (INE), che copre oltre due decenni di flussi verso l’arcipelago.

Nel 2024 le Canarie hanno registrato 17,8 milioni di turisti, il valore più alto mai raggiunto. Un record certificato che conferma la centralità del turismo nell’economia regionale. Per il 2025 il dato definitivo non è ancora disponibile, ma gli indicatori parziali su arrivi, pernottamenti e occupazione delle strutture ricettive suggeriscono una prosecuzione del trend, rendendo plausibile l’ipotesi di un nuovo massimo storico.

Una crescita continua

L’analisi della serie storica mostra una crescita quasi ininterrotta degli arrivi, interrotta soltanto dalla parentesi eccezionale del 2020. Terminata la fase pandemica, il comparto turistico ha recuperato rapidamente i livelli precedenti, superandoli nel giro di poco tempo.

Questo andamento indica che non si tratta di una semplice fase favorevole, ma di un modello economico che continua a puntare sull’aumento dei volumi, con effetti diretti sul territorio, sulle infrastrutture, sui servizi pubblici e sul mercato del lavoro.

Più turisti significano infatti più presenze, ma anche una maggiore pressione su risorse limitate, dalla gestione dell’acqua al consumo di suolo, fino alla congestione dei servizi e all’impatto sul costo della vita.

La narrazione della sostenibilità

Parallelamente alla crescita dei flussi, nelle strategie istituzionali e nella promozione ufficiale il turismo alle Canarie viene sempre più spesso descritto come ecologico, sostenibile e responsabile. Un linguaggio in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e con le politiche europee sullo sviluppo sostenibile.

Il contrasto tra questa narrazione e l’aumento costante dei volumi solleva tuttavia interrogativi di fondo. Un modello che continua a battere record anno dopo anno può essere definito sostenibile nel lungo periodo?

Il tema del lavoro

Uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito pubblico è che il turismo porta lavoro. Un’affermazione vera in termini quantitativi, ma che apre a una questione più complessa sul piano qualitativo.

Il nodo non riguarda soltanto il numero di posti di lavoro creati, ma le condizioni in cui questi lavori vengono svolti. Salari contenuti, turni prolungati, forte stagionalità e un’elevata precarietà caratterizzano una parte rilevante dell’occupazione nel settore. In questo contesto, la crescita dei flussi turistici non si traduce in un miglioramento proporzionale del benessere sociale.

Oltre i record

I dati indicano che il turismo continuerà a rappresentare il pilastro dell’economia canaria anche nei prossimi anni. La vera questione, però, non riguarda soltanto quanti record verranno ancora superati, ma quale equilibrio si intenda costruire tra crescita economica, qualità della vita, tutela del territorio e dignità del lavoro.

Un arcipelago come quello delle Canarie difficilmente può essere considerato una risorsa da sfruttare senza limiti, come una gallina dalle uova d’oro da spremere all’infinito, senza interrogarsi sulle conseguenze di lungo periodo.

 

 

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