I migliori 5 articoli
di questa settimana

Articoli correlati

Il progetto canario che punta a cambiare il futuro dell’acqua

Un progetto sviluppato alle Canarie potrebbe aprire una nuova fase nella gestione dell’acqua e delle risorse marine, trasformando in opportunità quello che oggi rappresenta uno dei principali problemi ambientali legati alla dissalazione.

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

Ogni volta che un impianto trasforma l’acqua di mare in acqua potabile produce anche una grande quantità di acqua residua ad altissima concentrazione salina. Questo scarto, noto come salamoia, viene generalmente restituito al mare attraverso apposite condotte. Da qui nasce la sfida di Bioagritech Canarias: recuperare quell’acqua, estrarre i minerali ancora presenti e ridurre l’impatto degli scarichi salini.

L’iniziativa porta la firma di Bioagritech Canarias, azienda fondata dall’imprenditore polacco Jerzy Zagajewski, che da due anni lavora nell’arcipelago con l’obiettivo di sviluppare una tecnologia capace di rendere più sostenibile il processo di dissalazione.

Il progetto dispone già di un prototipo operativo a Fuerteventura e necessita di un investimento iniziale di circa 12 milioni di euro per entrare nella fase successiva di sviluppo. L’obiettivo è trasformare le Canarie in un polo tecnologico specializzato nel recupero di materiali ad alto valore aggiunto, tra cui magnesio, calcio, potassio, litio e oligoelementi utilizzati in diversi settori industriali.

Dalla salamoia alle materie prime strategiche

Secondo Zagajewski, gli attuali sistemi di dissalazione, pur avendo rappresentato una svolta fondamentale per territori come le Canarie, presentano oggi limiti ambientali sempre più evidenti.

La tecnologia proposta da Bioagritech Canarias punta a recuperare e riutilizzare quasi integralmente l’acqua contenuta negli scarti salini, evitando che venga scaricata in mare insieme ai minerali ancora presenti.

Il sistema si basa su un reattore alimentato da energia rinnovabile, in grado non solo di produrre acqua dissalata, ma anche di estrarre elementi utili per l’industria farmaceutica, tecnologica ed energetica.

Energia, idrogeno e accumulo

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’integrazione tra gestione dell’acqua e produzione energetica.

Durante il processo di ionizzazione viene generato idrogeno che, secondo i promotori, può essere riutilizzato come fonte energetica all’interno dell’impianto stesso. La società sta inoltre valutando soluzioni per l’accumulo e il trasporto di energia tra le diverse isole dell’arcipelago.

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, il sistema potrebbe trattare fino a 10.000 metri cubi d’acqua attraverso un processo chiuso, riducendo gli scarichi nell’ambiente marino.

Anche la materia organica raccolta durante il trattamento verrebbe recuperata e trasformata in biochar, un prodotto naturale che migliora la fertilità e la qualità del terreno, utilizzato in agricoltura.

La questione ambientale

La salamoia rappresenta da anni uno dei temi più discussi nel dibattito sulla dissalazione.

Bioagritech Canarias sostiene che l’attuale modello produca uno squilibrio ambientale che merita maggiore attenzione, soprattutto in territori fortemente dipendenti dagli impianti di dissalazione come le Canarie.

Secondo Zagajewski, il rilascio continuo di acqua ad alta concentrazione salina potrebbe contribuire a modificare gli ecosistemi marini e favorire alterazioni nella composizione delle comunità algali, cioè degli insiemi di alghe che costituiscono la base di molte catene alimentari marine.

Un aumento locale della salinità può infatti favorire alcune specie più resistenti a discapito di altre, con possibili ripercussioni sulla biodiversità e sugli organismi che dipendono da questi habitat.

L’imprenditore richiama inoltre quanto sta avvenendo in altri Paesi, come il Marocco, dove sono in costruzione grandi impianti di dissalazione destinati ad aumentare ulteriormente il volume degli scarichi.

Un ponte tecnologico tra Europa e Africa

L’ambizione del progetto va oltre i confini dell’arcipelago.

Bioagritech Canarias punta a creare una piattaforma tecnologica che colleghi Europa e Africa, esportando il proprio modello in Paesi come Mauritania e Senegal, dove i problemi legati alla salinizzazione delle acque rappresentano una sfida crescente.

Secondo i promotori, le Canarie potrebbero diventare un laboratorio internazionale per le tecnologie legate all’acqua, alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare.

Fuerteventura come laboratorio dell’innovazione

L’iniziativa può già contare sul sostegno di fondi climatici della Corea del Sud, del Governo della Polonia, di enti olandesi e di diversi istituti universitari e di ricerca.

Tra i partner che hanno manifestato interesse figura anche la Universidad de Las Palmas de Gran Canaria.

I promotori ritengono che il progetto possa generare occupazione qualificata e nuove opportunità professionali per i giovani, contribuendo a diversificare un’economia ancora fortemente legata al turismo.

Dopo aver valutato altre possibili localizzazioni, tra cui Capo Verde, la scelta finale è ricaduta sulle Canarie.

Le isole, secondo il fondatore del progetto, offrono condizioni ideali per testare e sviluppare soluzioni nel settore dell’acqua. Fuerteventura, in particolare, viene considerata un laboratorio naturale per sperimentare nuovi modelli legati alla dissalazione e al recupero delle risorse.

Se la tecnologia dovesse dimostrare la propria efficacia su scala industriale, potrebbe rappresentare una delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni nel settore, trasformando un problema ambientale in una nuova opportunità economica.

 

 

Articoli popolari