Il Governo regionale guarda a Stati Uniti, Cina e Giappone per diversificare i mercati turistici. Una strategia comprensibile, che solleva però diversi interrogativi
✍️ Italiano alle Canarie
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Una strategia ambiziosa, ma tutta da costruire
Le Canarie guardano oltre i tradizionali mercati europei e puntano a sviluppare nuovi collegamenti aerei con Stati Uniti, Canada, Brasile, Cina, Giappone e Corea del Sud.
La proposta, contenuta nella bozza della Strategia di Mobilità Sostenibile e Intelligente delle Canarie (EMSICAN), prevede incentivi alle compagnie aeree per favorire l’apertura di rotte intercontinentali e ridurre la dipendenza dal turismo britannico e tedesco.
L’obiettivo è economicamente comprensibile. Diversificare i mercati significa ridurre l’esposizione alle crisi dei Paesi di provenienza e intercettare nuovi segmenti turistici con maggiore capacità di spesa.
Rimane però una domanda critica: le Canarie possiedono oggi un’offerta sufficientemente competitiva per attrarre e soddisfare questi nuovi visitatori?
La concorrenza americana
Il mercato statunitense rappresenta un esempio significativo.
Milioni di americani, soprattutto quelli residenti negli Stati settentrionali, dispongono già di destinazioni climaticamente favorevoli e facilmente raggiungibili, a cominciare dalla Florida. Un territorio caratterizzato da infrastrutture sviluppate, grandi strutture ricettive, servizi turistici e un’offerta di intrattenimento estremamente diversificata.
A queste alternative si aggiungono Messico e Caraibi, mercati consolidati per il turismo nordamericano.
Convincere un visitatore statunitense ad attraversare l’Atlantico richiede quindi una proposta distintiva, capace di giustificare tempi, costi e organizzazione del viaggio.
Le Canarie dispongono di un patrimonio naturalistico e paesaggistico rilevante, ma devono confrontarsi con destinazioni che possiedono vantaggi competitivi differenti e, in diversi casi, un’offerta culturale e ricreativa più ampia e strutturata.
La questione non è soltanto attrarre nuovi visitatori, ma individuare quale esperienza specifica possa rendere l’Arcipelago una scelta preferibile rispetto alle alternative disponibili.
La barriera linguistica e i mercati asiatici
Un secondo elemento riguarda la preparazione professionale del sistema turistico.
La conoscenza dell’inglese, pur diffusa nelle principali strutture internazionali, non garantisce necessariamente una qualità uniforme dell’assistenza in tutti i servizi frequentati dai visitatori.
La differenza tra una comunicazione essenziale e un’assistenza professionale qualificata può incidere significativamente sull’esperienza turistica.
Con Cina e Giappone la sfida diventa più articolata. Si tratta di mercati differenti, con abitudini di viaggio, aspettative e necessità linguistiche che richiedono competenze specifiche.
Guide preparate, servizi multilingue, strumenti di comunicazione adeguati e una conoscenza approfondita delle preferenze dei visitatori diventano elementi fondamentali.
Aprire nuove rotte aeree non equivale automaticamente a creare una destinazione competitiva per i mercati che quelle rotte dovrebbero servire.
Prima i servizi, poi l’espansione
La strategia deve inoltre confrontarsi con criticità già presenti nell’Arcipelago: congestione della mobilità, pressione sulle infrastrutture, sostenibilità territoriale e qualità non sempre omogenea dei servizi.
La possibilità di attirare visitatori con maggiore capacità di spesa costituisce un’opportunità economica, ma non garantisce automaticamente una maggiore redditività né benefici proporzionati per la popolazione residente.
Occorrono analisi della domanda effettiva, valutazioni sulla sostenibilità commerciale dei collegamenti e investimenti capaci di migliorare l’esperienza turistica complessiva.
Anche perché un mercato potenziale di milioni di viaggiatori non coincide necessariamente con una domanda reale sufficiente a sostenere collegamenti aerei regolari.
Una questione di competitività
Diversificare il turismo delle Canarie può rappresentare un’opportunità importante. Sarebbe però riduttivo affrontare questa trasformazione prevalentemente attraverso incentivi alle compagnie aeree e campagne promozionali.
La sfida riguarda soprattutto la capacità di valorizzare le caratteristiche distintive dell’Arcipelago, migliorare i servizi, investire nella formazione professionale e costruire un’offerta adeguata alle aspettative dei nuovi mercati.
Il progetto EMSICAN è ancora in fase di elaborazione e non equivale a un programma di nuove rotte già approvato. Proprio per questo esiste lo spazio per approfondirne condizioni e fattibilità.
Il vero interrogativo non è quanto lontano possano arrivare le ambizioni turistiche delle Canarie, ma quanto l’Arcipelago sia preparato a trasformarle in risultati concreti e sostenibili.
Perché collegare le Canarie al resto del mondo è una sfida infrastrutturale e commerciale. Convincere il mondo a scegliere le Canarie è una sfida molto più ampia.
Fonti: Gobierno de Canarias, documentazione EMSICAN e procedimento di valutazione ambientale strategica.

