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Spagna, la pressione fiscale sale al 36,7%: più entrate, e il peso sulle tasche cresce

La Spagna incassa sempre di più, ma quanto di questa crescita derivi da un’economia più grande e quanto, invece, da un sistema fiscale che ha aumentato progressivamente il proprio peso sui redditi?

✍️ Italiano alle Canarie

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I nuovi dati dell’OCSE offrono un punto di partenza piuttosto chiaro: nel 2024 la pressione fiscale spagnola ha raggiunto il 36,7% del PIL, contro una media del 34,1% nell’insieme dei Paesi OCSE.

Nel frattempo, i dati del 2025 e del 2026 mostrano che la riscossione tributaria ha continuato a crescere a ritmi sostenuti.

Nel 2010 la Spagna si trovava intorno al 31,2%. In quattordici anni l’incremento è stato quindi di circa 5,5 punti percentuali, mentre nello stesso periodo la media OCSE è cresciuta di circa 2,6 punti.

Un aumento superiore al doppio.

NON È TUTTO “COLPA” DELL’ATTUALE GOVERNO

Attribuire l’intero aumento al governo Sánchez sarebbe però sbagliato.

La serie parte dal 2010 e attraversa governi di diverso colore politico. Pedro Sánchez è arrivato alla Moncloa nel 2018, mentre l’attuale coalizione PSOE-Sumar nasce soltanto nel 2023.

Resta però un dato: negli ultimi anni la pressione fiscale spagnola si è consolidata su livelli sensibilmente superiori rispetto al passato e oggi supera di 2,6 punti la media OCSE.

Il confronto europeo deve essere letto con altrettanta prudenza. La Spagna non è il Paese con la tassazione più elevata: Francia, Italia, Austria, Belgio, Finlandia e diversi altri Stati presentano rapporti tra gettito e PIL superiori. Il problema spagnolo va quindi osservato soprattutto nella sua evoluzione interna e nel rapporto con redditi, inflazione e potere d’acquisto.

IL NODO DELL’IRPF E DELL’INFLAZIONE

Qui emerge uno degli aspetti meno visibili della questione fiscale.

Quando salari e pensioni crescono nominalmente per inseguire l’inflazione, ma gli scaglioni e gli altri parametri dell’IRPF non vengono rivalutati nella stessa misura, un contribuente può finire per pagare proporzionalmente più imposte pur senza essere diventato realmente più ricco.

È la cosiddetta “progressività a freddo”.

Il Banco de España ha stimato che circa la metà dell’aumento del rapporto tra gettito IRPF e PIL registrato tra il 2019 e il 2023 possa essere spiegata proprio da questo meccanismo.

Il Governo ha introdotto negli anni alcune riduzioni e modifiche a favore soprattutto dei redditi più bassi, ma non ha proceduto a una deflazione generalizzata della scala statale dell’IRPF collegata all’inflazione.

Alcune Comunità autonome hanno invece modificato la propria parte dell’imposta.

Il risultato è che una parte dell’incremento della riscossione può arrivare senza bisogno di aumentare formalmente le aliquote: basta che i redditi nominali salgano mentre gli scaglioni fiscali restano sostanzialmente fermi.

RECORD DI INCASSI

I numeri della riscossione mostrano quanto sia diventato rilevante il fenomeno.

Nel 2025 gli introiti tributari dello Stato hanno raggiunto 325,356 miliardi di euro, con una crescita del 10,4% rispetto all’anno precedente.

Il solo IRPF ha prodotto 142,466 miliardi, +10,1%.

Secondo il Ministerio de Hacienda, l’aumento è stato sostenuto soprattutto dalla crescita economica, dall’occupazione e dagli utili delle imprese. L’inflazione avrebbe contribuito per circa 1,3 punti percentuali alla crescita complessiva del gettito.

Significa che sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che l’intero record fiscale derivi semplicemente da nuove tasse.

Significa però anche che il contribuente spagnolo si trova oggi davanti a una pressione fiscale complessivamente più elevata rispetto a quindici anni fa.

PIÙ ENTRATE, CONTI PUBBLICI ANCORA PESANTI

L’altro elemento da osservare è cosa accade dall’altra parte del bilancio.

Nel 2025 la spesa pubblica spagnola è rimasta intorno al 45% del PIL, contro circa il 42% del 2019.

La situazione dei conti pubblici, tuttavia, è migliorata rispetto agli anni della pandemia: il deficit è sceso e il rapporto debito/PIL si è ridotto fino a poco più del 100%.

Non siamo quindi davanti a un deficit fuori controllo nonostante una riscossione record.

Resta invece una questione strutturale: la Spagna raccoglie molte più risorse fiscali rispetto al passato, mantiene una spesa pubblica sensibilmente superiore ai livelli pre-pandemia e conserva un debito pubblico superiore al valore di un intero anno di produzione nazionale.

LA DOMANDA CHE RESTA

Il vero dibattito non dovrebbe fermarsi allo slogan “si pagano troppe tasse” oppure alla risposta opposta “la pressione fiscale resta inferiore a quella di altri Paesi europei”.

Entrambe le affermazioni, prese da sole, raccontano soltanto una parte della storia.

Il dato difficile da ignorare è che la pressione fiscale spagnola è passata da circa il 31% al 36,7% del PIL in quattordici anni e che contemporaneamente la mancata piena indicizzazione dell’IRPF all’inflazione ha aumentato automaticamente il prelievo effettivo su una parte dei contribuenti.

In un Paese nel quale affitti, abitazione, alimentazione e numerosi servizi hanno registrato forti rincari negli ultimi anni, il rapporto fra reddito disponibile e tassazione diventa quindi una questione molto concreta.

Fonti: OECD Revenue Statistics 2025; Banco de España, Progresividad en frío; Ministerio de Hacienda; Agencia Tributaria; Eurostat.

 

 

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