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CANARIE, UN CICLONE COME “DELTA” POTREBBE ESSERE MOLTO PIÙ VIOLENTO

Nel 2005 la tempesta tropicale “Delta” colpì duramente le Canarie. Oggi uno studio preliminare dell’AEMET indica che un fenomeno simile, potrebbe sviluppare raffiche fino al 50% superiori e precipitazioni più intense.

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

Vent’anni fa la tempesta tropicale “Delta” attraversò le Canarie lasciando dietro di sé vittime, danni e immagini rimaste nella memoria dell’Arcipelago. Oggi gli scienziati si pongono una domanda diversa: cosa accadrebbe se un fenomeno analogo si sviluppasse nelle condizioni climatiche attuali o in quelle attese nei prossimi decenni?

La risposta, almeno secondo i primi risultati di una ricerca dell’AEMET ancora in corso, merita attenzione.

Juan Jesús González Alemán, responsabile del Servizio di Predizione Climatica dell’Agenzia meteorologica spagnola, ha spiegato* che nei prossimi 10, 20 o 30 anni potrebbe verificarsi nuovamente un episodio simile a “Delta”, ma con caratteristiche decisamente più intense.*

RAFFICHE FINO AL 50% PIÙ FORTI

I ricercatori hanno provato a ricostruire virtualmente la tempesta del 2005 introducendo temperature oceaniche superiori a quelle dell’epoca.

Il risultato preliminare è significativo: un ciclone più potente, con raffiche di vento che potrebbero risultare circa il 50% superiori rispetto a quelle associate a “Delta” e con precipitazioni ancora più abbondanti.

Non si tratta, è importante precisarlo, della previsione di un uragano in arrivo alle Canarie né della certezza che un evento del genere si verificherà entro una determinata data, ma di un scenario climatico ottenuto attraverso simulazioni, ancora in fase di studio e non ancora sottoposto alla pubblicazione scientifica definitiva.

Il segnale, tuttavia, è sufficientemente importante da spingere gli esperti a interrogarsi sulla capacità dell’Arcipelago di affrontare fenomeni di questa intensità.

UN ATLANTICO CHE STA CAMBIANDO

Acque e atmosfera più calde possono fornire maggiore energia e umidità ai sistemi perturbati. Il principio è già al centro di numerosi studi sugli eventi meteorologici estremi: l’AEMET ha recentemente documentato, per esempio, come il riscaldamento causato dalle attività umane abbia contribuito ad amplificare l’intensità delle precipitazioni durante la devastante DANA di Valencia del 2024.

Anche i dati climatici più recenti confermano un contesto di forte riscaldamento: secondo l’AEMET, l’estate 2026 è stata la più calda registrata in Spagna almeno dal 1869 e nelle Canarie è stata classificata come “molto calda”.

Per le Isole il problema non riguarda soltanto cicloni provenienti dalle zone tropicali. Secondo González Alemán, negli ultimi anni stanno diventando più favorevoli anche le condizioni per la formazione di sistemi tropicali nell’Atlantico a ovest delle Canarie e a sud delle Azzorre, quindi molto più vicino alla Macaronesia.

IL PRECEDENTE DEL 1826

La ricerca guarda anche molto più indietro nel tempo.

Nel 1826 le Canarie furono colpite dal cosiddetto Aluvión, uno degli eventi meteorologici più distruttivi della storia dell’Arcipelago. Mancano naturalmente osservazioni meteorologiche sufficienti per ricostruirne con certezza l’origine, ma secondo González Alemán potrebbe essere stato provocato da un fenomeno con caratteristiche simili a “Delta”, forse addirittura su scala maggiore.

Un evento estremo, dunque, sarebbe raro, ma non privo di precedenti.

LE CANARIE SONO PRONTE?

I piani di emergenza delle Isole sono costruiti per affrontare episodi di vento forte, precipitazioni intense e mareggiate. Un ciclone tropicale particolarmente intenso potrebbe però combinare contemporaneamente tutti questi elementi su livelli eccezionali.

A vento e pioggia potrebbe aggiungersi inoltre la marea ciclonica, cioè l’innalzamento temporaneo del livello del mare provocato dal sistema meteorologico, con onde e impatti particolarmente pericolosi lungo le coste.

Un problema tutt’altro che secondario in un Arcipelago nel quale una parte importante delle infrastrutture, delle città e soprattutto dell’attività turistica è concentrata nelle zone costiere.

Gli stessi ricercatori riconoscono che sarà necessario approfondire questo aspetto e, quando i risultati dello studio saranno sufficientemente solidi e sottoposti alla revisione scientifica, trasferire le conclusioni alle amministrazioni pubbliche.

La questione, quindi, non è stabilire se tra dieci o vent’anni arriverà certamente un altro ciclone come “Delta”. Nessuno oggi può dirlo.

Il dato nuovo è un altro: un ciclone tropicale vicino alle Canarie non può più essere considerato soltanto un’ipotesi eccezionale appartenente al passato. Se un fenomeno simile alla tempesta “Delta” dovesse svilupparsi in un Atlantico più caldo, potrebbe essere sensibilmente più potente di quello che colpì le Isole nel 2005.

Fonte: intervista a Juan Jesús González Alemán (AEMET). Dati climatici e studi di contesto: Agencia Estatal de Meteorología (AEMET).

 

 

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