I porti della provincia di Las Palmas prevedono una forte crescita del traffico fino al 2029.
Una buona notizia per economia e commercio, ma anche un problema per la crescita continua e sostenibilità.
✍️ Italiano alle Canarie
Tempo di lettura: 3 minuti
I numeri indicano una direzione precisa: nei prossimi anni nei porti della provincia di Las Palmas arriveranno sempre più crociere.
L’Autoridad Portuaria de Las Palmas prevede una crescita a doppia cifra almeno fino al 2029. Per la stagione 2026-2027, che inizia a ottobre, l’incremento previsto è intorno al 18%, dopo che il sistema portuale provinciale ha superato nel 2025 i due milioni di crocieristi. Le prospettive restano positive anche per le stagioni successive.
Una parte di questa espansione non nasce soltanto dall’attrattività delle Canarie. La crisi geopolitica in Medio Oriente e le difficoltà che interessano le rotte del Mar Rosso e dell’area araba stanno spingendo diverse compagnie a riposizionare le proprie navi verso destinazioni considerate più stabili. Las Palmas, insieme ad Arrecife e Puerto del Rosario, si trova così in una posizione particolarmente favorevole.
PIÙ NAVI, PIÙ PASSEGGERI, PIÙ ECONOMIA
Più crociere significano più passeggeri, più servizi portuali e potenzialmente maggiore spesa nei negozi, nei ristoranti, nei trasporti e nelle attività turistiche delle isole.
La stessa presidente dell’Autorità Portuale, Beatriz Calzada, ha sottolineato che la vera sfida consiste proprio nel fare in modo che una parte maggiore della spesa dei crocieristi rimanga nell’economia locale.
Il problema comincia quando dal numero dei visitatori si passa al modello turistico.
CRESCERE E DIVENTARE SOSTENIBILI
Da anni nelle Canarie si parla di turismo sostenibile, riduzione della pressione sui territori, qualità invece della semplice quantità e migliore convivenza tra attività turistica e residenti.
Nel frattempo, uno dei principali segmenti turistici programma ulteriori forti incrementi.
La contraddizione non sta necessariamente nelle crociere in sé. Sta nel considerare automaticamente sostenibile qualsiasi crescita purché accompagnata da tecnologie più pulite.
Porti dello Stato (Puertos del Estado) punta, per esempio, sull’elettrificazione delle banchine, che permette alle navi attraccate di spegnere i motori ausiliari, oltre che sull’impiego di energie rinnovabili, combustibili a minori emissioni e maggiore efficienza delle operazioni portuali. Sono interventi concreti e necessari.
Resta però una questione più ampia.
Una nave può diventare meno impattante durante la sosta in porto, ma se continuano ad aumentare navi, passeggeri, escursioni, autobus, consumi e pressione sulle zone urbane più frequentate, la sostenibilità non può essere misurata soltanto attraverso le emissioni risparmiate in banchina.
LA DOMANDA È: FINO A DOVE?
Il dibattito, quindi, non dovrebbe ridursi alla scelta tra crociere sì o crociere no.
La questione riguarda quante, con quale impatto, con quali benefici reali per il territorio e soprattutto quanto di quella ricchezza resta effettivamente nelle Canarie.
Nel 2025 i porti spagnoli hanno superato complessivamente i 14 milioni di movimenti di crocieristi e Porti dello Stato considera il settore strategico per l’economia nazionale. Allo stesso tempo, lo stesso organismo sostiene che questa crescita debba essere compatibile con le città e con il territorio.
Alle Canarie non basta proclamare contemporaneamente crescita e sostenibilità. Bisognerà dimostrare con numeri, limiti, infrastrutture e benefici economici distribuiti che le due cose possano davvero convivere.
Continuare ad aumentare i visitatori e definire quel modello “sostenibile” non basta, da solo, a renderlo tale.

