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VIVERE ALLE CANARIE COSTA COME NEL RESTO DELLA SPAGNA, MA GLI STIPENDI SONO PIÙ BASSI: IL PARADOSSO DEL POTERE D’ACQUISTO

Affitti ormai allineati alla media nazionale, alimentari leggermente più cari e retribuzioni tra le più basse del Paese.

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: circa 4 minuti.

Le Canarie continuano a rappresentare, nell’immaginario collettivo, un territorio dove vivere costa meno rispetto alla Spagna continentale. Un’immagine alimentata dal clima favorevole, dalla fiscalità agevolata e da un modello economico fortemente legato al turismo. La realtà che emerge dai dati, tuttavia, è più complessa: il costo di alcune spese essenziali ha raggiunto, e in certi casi superato, la media nazionale, mentre gli stipendi rimangono sensibilmente inferiori.

Il problema non è soltanto quanto costa vivere nell’arcipelago, ma soprattutto quanto possono permettersi di spendere coloro che ci lavorano.

STIPENDI: OLTRE 4.400 EURO ANNUI IN MENO RISPETTO ALLA MEDIA SPAGNOLA

Secondo gli ultimi dati definitivi dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE), relativi al 2024 e pubblicati nel maggio 2026, lo stipendio medio annuo lordo nelle Canarie era di 25.120 euro, contro una media nazionale di 29.540 euro.

La differenza è di circa 4.420 euro annui, pari a quasi il 15% in meno.

Le Canarie risultavano così la seconda comunità autonoma con le retribuzioni medie più basse della Spagna, precedute soltanto dall’Estremadura.

Un divario che assume particolare importanza considerando la struttura economica dell’arcipelago, caratterizzata da una forte presenza di turismo, ristorazione, commercio e servizi, settori nei quali le retribuzioni sono spesso contenute.

AFFITTI: IL COSTO DELLA CASA HA RAGGIUNTO LA MEDIA NAZIONALE

Il mercato immobiliare rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questo squilibrio.

Secondo i dati di Idealista relativi a settembre 2026, il prezzo medio richiesto per gli immobili in affitto nelle Canarie ha raggiunto 15,2 euro al metro quadrato, contro 15,1 euro della media spagnola.

Questo significa che un appartamento di 70 metri quadrati, calcolato sulla media regionale, comporterebbe un canone richiesto di circa 1.064 euro mensili.

Naturalmente esistono differenze significative tra località turistiche, centri urbani e zone interne, ma il dato generale evidenzia come l’arcipelago non possa più essere considerato automaticamente un mercato abitativo economico.

Il confronto diventa ancora più significativo se rapportato agli stipendi locali: prezzi degli affitti sostanzialmente uguali a quelli nazionali, ma redditi da lavoro decisamente inferiori.

CARRELLO DELLA SPESA: NEPPURE GLI ALIMENTARI SONO PIÙ ECONOMICI

Un altro elemento importante arriva dall’Istituto Canario di Statistica (ISTAC).

Secondo uno studio pubblicato il 7 ottobre 2026, nel 2025 i prezzi di alimenti e bevande nelle Canarie risultavano mediamente superiori dello 0,98% rispetto al resto della Spagna. Considerando esclusivamente gli alimenti, il divario raggiungeva l’1,27%.

Ancora più interessante è il confronto al netto delle imposte indirette: eliminando l’effetto dell’IGIC canario e dell’IVA applicata nel resto della Spagna, alimenti e bevande presentavano nelle isole prezzi superiori del 7,80%.

Il dato non significa che i consumatori paghino effettivamente il 7,80% in più, ma dimostra quanto il regime fiscale agevolato contribuisca a contenere un differenziale di prezzo altrimenti più elevato.

L’insularità, i trasporti e la dipendenza dalle importazioni costituiscono fattori strutturali che incidono sui costi di approvvigionamento.

IL VERO PROBLEMA È IL POTERE D’ACQUISTO

Il confronto economico tra le Canarie e il resto della Spagna non può limitarsi ai prezzi dei singoli prodotti.

Una famiglia che percepisce redditi inferiori alla media nazionale, ma deve sostenere affitti equivalenti e spese alimentari comparabili, dispone inevitabilmente di minori risorse per risparmiare, affrontare imprevisti o migliorare la propria qualità della vita.

Questo meccanismo rischia di penalizzare soprattutto i giovani lavoratori, i nuclei familiari con un solo reddito e le persone che vivono in affitto.

La situazione è ulteriormente complicata dalla pressione esercitata sul mercato residenziale in alcune località turistiche, dove la domanda di abitazioni arriva anche da persone con capacità economiche sensibilmente superiori a quelle dei lavoratori locali.

LA CONTRADDIZIONE CHE PESA SUL FUTURO DELLE ISOLE

Il dato più significativo è che le Canarie non sono necessariamente care in assoluto rispetto a tutte le regioni spagnole, ma possono risultare particolarmente costose per chi percepisce uno stipendio locale.

È una distinzione fondamentale, perché il benessere economico non dipende soltanto dal livello dei prezzi, ma dal rapporto tra redditi e spese necessarie.

Un territorio può essere straordinariamente attrattivo per chi dispone di una pensione elevata, di risparmi o di redditi provenienti dall’estero e, contemporaneamente, diventare sempre meno accessibile per chi vi lavora e percepisce una retribuzione locale.

La vera sfida economica delle Canarie, quindi, non è soltanto continuare a crescere, ma fare in modo che questa crescita si traduca in un miglioramento concreto delle condizioni di vita dei residenti.

Perché un’economia può anche produrre sempre più ricchezza, ma se chi ci lavora fatica a pagare una casa e a sostenere le spese quotidiane, quella crescita non si traduce necessariamente in maggiore benessere sociale.

FONTI

INE – Retribuzioni medie annue per comunità autonoma, 2024

Idealista – Prezzi degli affitti nelle Canarie e in Spagna, settembre 2026

ISTAC – Confronto dei prezzi alimentari tra Canarie e Spagna, pubblicato il 7 ottobre 2026

 

 

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