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CANARIE, GLI ITALIANI SONO LA PRIMA COMUNITÀ STRANIERA: OLTRE 55.000 RESIDENTI, MA QUANTO CONTANO DAVVERO?

Una comunità numerosa quanto un’intera città italiana, radicata nell’economia e nella società delle Canarie. Quanto riescono gli italiani a trasformare il successo individuale in una forza collettiva?

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

Gli italiani sono ormai la prima comunità straniera residente alle Canarie. Secondo i dati dell’Istituto Canario di Statistica (ISTAC), riferiti al 2025, sono circa 55.600, davanti ai colombiani (32.400), ai venezuelani (28.200), ai tedeschi (27.600) e ai britannici (25.700).

Un primato demografico che racconta una trasformazione profonda dell’Arcipelago, diventato negli anni una destinazione non soltanto turistica, ma anche un luogo in cui lavorare, intraprendere un’attività e costruire una nuova vita.

UNA CITTÀ ITALIANA DISTRIBUITA TRA LE ISOLE

Per comprendere le dimensioni di questa presenza, basta un paragone: Cuneo, in Piemonte, conta circa 56.000 abitanti. Alle Canarie vive quindi l’equivalente di un’intera città italiana, distribuita principalmente tra Tenerife, con 28.300 residenti, Gran Canaria con 12.000, Fuerteventura con 9.800 e Lanzarote con 4.300.

Questi numeri riguardano i residenti ufficialmente censiti dalle statistiche spagnole, non necessariamente coincidenti con gli iscritti all’AIRE. Potrebbero esserci ulteriori cittadini italiani non registrati, ma non esistono stime sufficientemente attendibili per quantificarli.

UNA PRESENZA ECONOMICA VISIBILE, MA QUALE PESO REALE?

Ristorazione, commercio, turismo, servizi e attività immobiliari sono alcuni degli ambiti nei quali la presenza italiana è riconoscibile.

Ristoratori, piccoli imprenditori, professionisti, lavoratori autonomi e dipendenti partecipano quotidianamente all’economia canaria. La concentrazione di residenti nei comuni turistici suggerisce un legame importante con questo modello economico, anche se mancano dati dettagliati per quantificare il contributo complessivo delle attività italiane.

Il peso economico di una comunità, del resto, non si misura soltanto attraverso il numero dei residenti, ma anche considerando imprese, occupazione, investimenti e capacità di creare opportunità sul territorio.

Esistono associazioni, organismi di rappresentanza e un ufficio della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna a Tenerife. Strutture che testimoniano l’esistenza di relazioni economiche e istituzionali organizzate.

Resta però da capire quanto queste realtà riescano a coinvolgere la comunità nel suo insieme e a rappresentarne concretamente gli interessi.

LA LINGUA, UN OSTACOLO SPESSO SOTTOVALUTATO

Un altro aspetto riguarda la conoscenza dello spagnolo. La somiglianza con l’italiano può indurre a credere che sia sufficiente arrangiarsi, senza approfondirne realmente lo studio.

Una padronanza limitata della lingua rischia però di ridurre le opportunità professionali e di ostacolare l’integrazione sociale e culturale. Non è raro osservare, soprattutto tra i residenti italiani di età più avanzata, persone che continuano a frequentare quasi esclusivamente connazionali, spesso anche per difficoltà linguistiche.

Seguire un programma televisivo, leggere un giornale, assistere a uno spettacolo teatrale o semplicemente partecipare a una conversazione articolata in spagnolo può diventare complicato.

Si finisce così, talvolta, per vivere stabilmente alle Canarie senza partecipare pienamente alla vita della società che ci ospita.

IL SUCCESSO INDIVIDUALE NON DIVENTA AUTOMATICAMENTE FORZA COLLETTIVA

La comunità italiana sembra aver conquistato una presenza economica e sociale riconoscibile attraverso migliaia di percorsi individuali. Molto meno chiaro è se questa presenza si traduca in una forza collettiva altrettanto riconoscibile.

È una riflessione che richiama una caratteristica spesso attribuita agli italiani, anche nella stessa Italia: una notevole capacità di iniziativa personale, non sempre accompagnata da un’analoga disponibilità a fare squadra, costruire una visione comune e perseguire obiettivi condivisi.

Una difficoltà che potrebbe riproporsi anche alle Canarie, dove molti italiani hanno costruito attività, carriere e percorsi di vita autonomi senza necessariamente sviluppare una partecipazione collettiva.

Esiste naturalmente anche un’altra interpretazione: una parte della comunità potrebbe sentirsi pienamente integrata nella società canaria e non avvertire l’esigenza di organizzarsi sulla base della propria nazionalità.

Il punto rimane comunque interessante: essere numerosi e intraprendenti non significa automaticamente essere organizzati e rappresentati.

IL PESO ELETTORALE: OLTRE 17.000 ISCRITTI ALLE COMUNALI DEL 2023

Un elemento concreto arriva dalle statistiche elettorali.

Alle elezioni comunali del maggio 2023, secondo l’ISTAC, gli italiani iscritti alle liste elettorali delle Canarie erano 17.096, il numero più elevato tra le comunità straniere. Seguivano i tedeschi con 9.214 iscritti.

Un bacino elettorale significativo, ma non necessariamente corrispondente a una partecipazione altrettanto consistente.

Il numero rappresenta meno di un terzo degli attuali residenti italiani, anche se il confronto richiede cautela: i dati appartengono ad anni differenti e la popolazione residente comprende minorenni e persone non iscritte alle liste elettorali.

Non sappiamo quanti italiani siano effettivamente andati a votare né disponiamo di un quadro complessivo degli incarichi politici oggi ricoperti da cittadini italiani nelle amministrazioni locali.

Esistono precedenti di rappresentanza istituzionale, come quello di Antonella Aliotti, consigliera comunale ad Arona nella legislatura 2019-2023. Rimane però difficile misurare quanto la comunità riesca complessivamente a incidere sulle decisioni pubbliche.

UNA CITTÀ INTERA, MA SIAMO CAPACI DI FARE SISTEMA?

Una città italiana di queste dimensioni dispone di un’amministrazione, rappresentanti eletti e strumenti istituzionali attraverso i quali esprimere le esigenze dei propri cittadini.

La comunità italiana delle Canarie, distribuita fra isole e comuni diversi, non possiede un equivalente potere amministrativo unitario. La sua capacità di incidere dipende dalla partecipazione, dal coordinamento e dalla possibilità di trasformare tanti interessi individuali in obiettivi condivisi.

LA CONCLUSIONE

Gli italiani hanno dimostrato di sapersi costruire uno spazio nella società e nell’economia canaria. La domanda è se siano altrettanto capaci di costruirlo insieme.

Perché essere la prima comunità straniera dell’Arcipelago non significa necessariamente riuscire a far sentire una voce collettiva proporzionata alla propria presenza.

La vera questione non è soltanto quanti siamo, ma quanto riusciamo a contare, oltre che a essere contati.

 

 

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