Nel primo semestre del 2026 avviate 2.565 abitazioni private e nessuna nuova abitazione di edilizia sociale. Dal 2023 non ne risulta completata una sola.
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Alle Canarie si continua a parlare di emergenza abitativa, di programmi straordinari, di nuovi investimenti e di interventi per garantire il diritto alla casa. Le conferenze stampa si susseguono, i progetti vengono presentati, le promesse si rinnovano. I risultati, però, raccontano una realtà ben diversa.
Nel primo semestre del 2026 non risulta avviata una sola nuova abitazione di edilizia sociale nell’intero arcipelago.
Il dato emerge dalla Estadística de Vivienda Libre y Protegida dell’Istituto Canario di Statistica (ISTAC), aggiornata al 22 ottobre. La rilevazione riguarda le cosiddette viviendas protegidas, abitazioni soggette a specifici regimi di tutela e a condizioni economiche regolamentate.
Nello stesso periodo sono state avviate 2.565 abitazioni sul mercato libero, con un incremento del 17,7% rispetto al primo semestre del 2025. Una crescita superiore anche alla media nazionale spagnola, ferma al 10,6%.
Il mercato privato costruisce, mentre l’edilizia sociale, almeno secondo questo indicatore statistico, rimane immobile.
QUASI QUATTRO ANNI SENZA ABITAZIONI SOCIALI COMPLETATE
La situazione diventa ancora più preoccupante osservando gli anni precedenti.
Secondo la serie statistica del Ministero spagnolo dell’Edilizia abitativa, ripresa da elDiario.es e Moncloa.com, dal gennaio 2023 al giugno 2026 non risulta completata alle Canarie alcuna abitazione appartenente al regime di edilizia protetta.
Tra il 2019 e il 2022 ne erano state completate appena 268.
Significa che in sette anni e mezzo, dal gennaio 2019 al giugno 2026, la media è stata di circa 36 abitazioni all’anno.
Un risultato difficilmente conciliabile con la gravità dell’emergenza abitativa che interessa l’arcipelago.
Nel 2025 erano state registrate 379 richieste di qualificazione provvisoria per abitazioni sociali, tutte concentrate nel primo semestre. Nei primi sei mesi del 2026 nemmeno una.
Va precisato che questi numeri non significano che non esistano cantieri già aperti o progetti in fase di realizzazione. Le statistiche distinguono infatti tra nuove abitazioni avviate, abitazioni completate e alloggi effettivamente assegnati.
La questione, tuttavia, rimane: quanti degli interventi annunciati si sono trasformati in abitazioni realmente disponibili per le famiglie?
CLAVIJO PARLA DI SVOLTA, IL PSOE RIVENDICA I CANTIERI PRECEDENTI
Il presidente del Governo canario, Fernando Clavijo, ha recentemente sostenuto in Parlamento che si starebbe verificando un cambio di tendenza rispetto alla legislatura precedente.
Il PSOE ha replicato ricordando che le abitazioni pubbliche attualmente in costruzione sarebbero state avviate durante il governo di Ángel Víctor Torres.
L’ennesimo confronto politico su chi abbia fatto di più e chi abbia fatto di meno.
Resta però un dato difficilmente contestabile: i risultati dell’edilizia sociale sono stati estremamente limitati sotto amministrazioni di diverso orientamento politico.
La precedente legislatura, peraltro, ha dovuto affrontare eventi straordinari come la pandemia e l’eruzione vulcanica di La Palma. Circostanze da considerare nella valutazione delle responsabilità, senza che possano cancellare il problema strutturale.
ANNUNCIARE ABITAZIONI NON SIGNIFICA COSTRUIRLE
In un arcipelago nel quale l’accesso alla casa rappresenta una delle principali difficoltà economiche e sociali, non basta comunicare finanziamenti, approvare programmi o presentare nuovi progetti.
Occorre misurare i risultati attraverso le abitazioni effettivamente completate e messe a disposizione dei cittadini.
La crescita delle costruzioni private è un segnale di attività del mercato, ma non garantisce automaticamente una maggiore accessibilità economica, soprattutto per le famiglie con redditi medio-bassi.
La politica abitativa dovrebbe essere giudicata sulla capacità di rispondere proprio a questa domanda, non sul numero di annunci prodotti.
Dopo anni di emergenza, i dati restituiscono un bilancio pesantemente negativo, che chiama in causa le responsabilità delle diverse amministrazioni succedutesi nel tempo.

