Canarie e Cina con il naso all’insù

Foto da mapio.net
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Canarie e Cina con il naso all’insù

di Ilaria Vitali

L’Osservatorio astronomico nazionale della Cina ha firmato un accordo di collaborazione con il Gran Telescopio de Canarias riservandosi così il 5% del tempo di osservazione del più grande telescopio ottico del mondo.

In cambio la Cina si è impegnata a fornire nuova strumentazione tecnologica all’avanguardia da mettere a disposizione del Gran Telescopio.

Il Gran Telescopio de Canarias, chiamato anche GranTeCan, è situato a 2267 metri di altitudine sull’isola di La Palma.

Il telescopio possiede uno specchio primario di 10,4 metri di diametro, composto da 36 elementi esagonali; è gestito dall’Observatorio del Roque de Los Muchachos che è uno dei migliori osservatori dell’emisfero settentrionale del pianeta e che si trova ai piedi della Caldera di Taburiente, un vulcano spento dell’isola di La Palma.


L’Osservatorio ospita, tra gli altri, il telescopio italiano Galileo.

Inaugurato nel 2007 grazie ad un progetto nato nel 1994, il Gran Telescopio de Canarias si avvale della cooperazione tra Spagna (che detiene il 90% delle azioni), Messico (con il 5%) e Università della Florida (5%).

Con il contratto recentemente sottoscritto la Cina sta valutando la possibilità di entrare a pieno titolo nella prestigiosa comunità scientifica internazionale degli utenti del telescopio con propria partecipazione.

Già presente nell’osservatorio di Delingha (in Cina), il NAOC (l’osservatorio astronomico nazionale cinese) ha attualmente un telescopio danese installato presso l’Osservatorio del Teide a Izaña (Tenerife).

Entrambi i telescopi sono concentrati sull’attività dell’osservazione di oggetti variabili nello spazio.

NAOC è infine una delle istituzioni che collaborano alla costruzione del futuro TMT (Thirty Meter Telescope), un telescopio gigante che potrebbe essere installato a La Palma, dopo aver appurato l’infattibilità dell’impianto alle Hawaii.

Stelle e pianeti (e chissà cos’altro) saranno più “vicini” alle Canarie grazie alla collaborazione dell’istituto dell’arcipelago con la Cina in quello che appare a tutti gli effetti uno sguardo d’eccellenza volto ad indagare le profondità misteriose dello spazio sconosciuto.