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Spagna, il Paese OCDE con il più alto tasso di disoccupazione e l’unico a doppia cifra

Secondo i dati ufficiali dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCDE), ripresi anche da La Razón, la Spagna resta oggi il Paese con la disoccupazione più alta tra le economie avanzate.

✍️ Italiano alle Canarie

La Spagna torna a guidare la classifica della disoccupazione giovanile, con un tasso del 25%, e registra inoltre uno dei divari di genere più marcati del panorama OCDE: fino a 3,1 punti percentuali di differenza tra donne e uomini, insieme a Turchia e Grecia.

Disoccupazione complessiva nell’OCDE

La Spagna si conferma, purtroppo, campionessa della disoccupazione, avendo chiuso il mese di settembre come l’unico Paese dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCDE) con un tasso di disoccupazione a doppia cifra (10,5%). Subito dietro, ai vertici di questa poco invidiabile classifica, si collocano la Finlandia (9,6%, in calo di cinque decimi rispetto al precedente rilevamento), la Svezia (8,7%) e Turchia e Colombia (entrambe all’8,6%). All’estremo opposto, i livelli più bassi di disoccupazione si registrano in Corea del Sud (2,5%), Giappone (2,6%) e Messico (2,7%).

La Spagna, che da anni occupa il ruolo di fanalino di coda dell’occupazione nell’OCDE, è riuscita almeno a rientrare tra i 24 Paesi in cui la disoccupazione è rimasta stabile nel mese di settembre. Nello stesso periodo, si sono invece registrati aumenti in Australia (più due decimi, al 4,5%), Ungheria (anch’essa più due decimi, al 4,5%), Lussemburgo (più tre decimi, al 6,9%) e Slovenia (più due decimi, al 3,1%).

Divario di genere nel mercato del lavoro

Per quanto riguarda il divario di genere, la Spagna, con 3,1 punti percentuali, è risultata insieme a Turchia e Grecia uno dei Paesi con la maggiore differenza tra il tasso di disoccupazione femminile (12,1%) e quello maschile (9%). All’opposto, nel mese di settembre, in 20 Paesi il tasso di disoccupazione era più elevato tra gli uomini che tra le donne, in particolare in Estonia, Belgio e Finlandia.

Disoccupazione giovanile

Non arrivano buone notizie nemmeno sul fronte della disoccupazione giovanile. Tra gli under 25, la Spagna è tornata a guidare questa statistica, dopo che negli ultimi mesi la tendenza al ribasso registrata nei Paesi nordici e baltici l’aveva temporaneamente scalzata dal primato. A settembre, tuttavia, il Paese iberico, con un tasso del 25%, risulta nuovamente quello con il maggior numero di giovani disoccupati, seguito da Svezia (23,6%) e Lussemburgo (20,9%). I livelli più bassi di disoccupazione giovanile si osservano invece in Giappone (3,9%), Israele (4,2%) e Corea del Sud (5,8%).

Oltre la narrativa rassicurante

A fronte di questi numeri, appare sempre più difficile sostenere il racconto ottimistico che continua a circolare in ambito istituzionale, nei discorsi ufficiali del governo e, soprattutto, sui social network. Una narrazione che descrive la Spagna come un Paese dalle grandi opportunità, con salari più alti e maggiore occupazione rispetto all’Italia. I dati OCDE raccontano però un’altra storia.

Se il lavoro fosse davvero così abbondante e ben retribuito, la Spagna non sarebbe l’unico Paese dell’area OCDE con una disoccupazione a doppia cifra, né continuerebbe a guidare la classifica della disoccupazione giovanile. Viene allora da chiedersi dove sia questo mercato del lavoro “virtuoso” di cui parlano improvvisati blogger, opinionisti da tastiera o, peggio, professionisti della disinformazione che, per interesse o superficialità, alimentano confronti semplicistici e fuorvianti?

La realtà è meno propagandistica e più scomoda: un mercato del lavoro fragile, segmentato, con alti livelli di precarietà e una quota strutturale di disoccupazione che resta elevata anche nelle fasi di crescita.

Raccontare la Spagna come un Eldorado occupazionale non aiuta a comprendere i problemi reali né a costruire soluzioni credibili, né tantomeno a impostare politiche efficaci. Servono meno slogan e più onestà intellettuale, soprattutto quando i numeri ufficiali smentiscono apertamente la favola.

Un punto di partenza, non una verità rivelata

Va inoltre chiarito un aspetto fondamentale: i dati citati sono numeri ufficiali, provenienti da una fonte ufficiale, istituzionale e internazionale come l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCDE). Non sono opinioni, né elaborazioni di parte. Proprio per questo rappresentano una base solida e condivisibile da cui partire.

Chiunque voglia contestarli, ridimensionarli o metterli in discussione è naturalmente libero di farlo, ma da qualche parte bisogna pur iniziare e serve un punto di riferimento comune. In questo senso, i dati OCDE costituiscono un ottimo punto di partenza per qualsiasi analisi seria sullo stato reale del mercato del lavoro spagnolo.

 

 

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