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HAI TROVATO LAVORO ALLE CANARIE. MA RIESCI ANCHE A TORNARE A CASA?

Lavori nel turismo, ma l’ultima guagua è già passata..

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: circa 3 minuti

Arrivare alle Canarie, trovare un lavoro e riuscire finalmente a sistemarsi.

Questo è il percorso che molti immaginano quando decidono di trasferirsi sull’arcipelago. La realtà, però, può diventare più complicata proprio nel momento in cui il lavoro lo si trova davvero, soprattutto se si entra in uno dei settori più importanti dell’economia locale, come la ristorazione e il turismo.

IL LAVORO C’È, IL PROBLEMA È DOVE VIVERE

Immaginiamo una situazione tutt’altro che eccezionale. Un ristorante a Puerto de Mogán cerca personale e arriva l’assunzione. Il lavoro c’è, lo stipendio pure, ma resta da risolvere il problema dell’alloggio. Vivere nella stessa zona turistica può essere molto costoso e le alternative più accessibili spingono inevitabilmente a guardare verso l’interno. Mogán pueblo, per esempio, appartiene allo stesso comune e può sembrare una soluzione ragionevole: si spende meno e la distanza da Puerto de Mogán non appare proibitiva.

QUANDO L’ULTIMA GUAGUA È GIÀ PASSATA

Durante il giorno, infatti, il collegamento esiste. La linea 84 di GLOBAL mette in comunicazione Puerto de Mogán con Mogán e con le località dell’interno. Il problema nasce quando il lavoro termina tardi. Secondo gli orari ufficiali attualmente pubblicati, l’ultima guagua da Puerto de Mogán verso Mogán parte alle 22:40. Un orario perfettamente compatibile con molte attività quotidiane, molto meno con un settore nel quale ristoranti, bar e strutture turistiche continuano a lavorare ben oltre quell’ora.

Un cameriere che termina il servizio a mezzanotte difficilmente esce dal locale a mezzanotte esatta. Ci sono i clienti da congedare, la sala da sistemare, le operazioni di chiusura. Può diventare mezzanotte e mezza o anche l’una. A quel punto l’ultima guagua diretta verso casa è già passata da quasi due ore.

Il trasporto notturno non scompare del tutto. Da Puerto de Mogán esistono collegamenti che durante la notte percorrono soprattutto il grande asse costiero verso Puerto Rico, Arguineguín, Maspalomas, Playa del Inglés e successivamente verso nord. La questione, quindi, non è che alle Canarie di notte non esistano autobus. Il vero problema è capire quali territori vengono serviti e quanto questa rete sia compatibile con la geografia reale di chi, per poter sostenere il costo dell’abitazione, è costretto a vivere lontano dalle principali zone turistiche.

Qui emerge il paradosso. Se non puoi permetterti di abitare vicino al luogo di lavoro, ti sposti dove gli affitti sono più bassi. Una scelta apparentemente razionale che può però trasformare l’automobile da semplice comodità a necessità. Acquisto, assicurazione, carburante, manutenzione e riparazioni diventano allora nuovi costi fissi che vanno a sommarsi all’affitto e alle normali spese quotidiane.

Il risparmio ottenuto scegliendo una casa più economica rischia così di essere assorbito, almeno in parte, dal costo necessario per raggiungere il posto di lavoro. Per chi arriva sull’isola con risorse limitate, poi, il problema può diventare ancora più serio: avere un contratto e avere trovato una sistemazione non significa automaticamente avere anche i soldi per comprare e mantenere un’automobile.

È proprio qui che il racconto semplicistico secondo cui “alle Canarie lavoro ce n’è” mostra tutti i suoi limiti. Il numero dei posti disponibili è soltanto una parte della questione. Bisognerebbe chiedersi anche se gli stipendi permettono di vivere nelle zone dove quel lavoro viene offerto e se il sistema dei trasporti consente realmente di raggiungerlo e, soprattutto, di tornare a casa quando i turni finiscono tardi.

Turismo, lavoro, abitazione e mobilità vengono spesso trattati come problemi separati. Nella vita quotidiana di chi lavora, invece, diventano un unico problema. Un modello economico non può essere valutato soltanto contando quanti posti di lavoro riesce a creare. Conta anche quanto costa, concretamente, riuscire a mantenerli.

Ed è proprio in questa distanza tra le opportunità raccontate e le difficoltà quotidiane che la realtà delle Canarie può diventare molto meno semplice, e molto meno rosa, di come spesso viene rappresentata.

 

 

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