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Lanzarote, la crisi dell’acqua spinge gli hotel verso l’autosufficienza

Il paradosso dell’acqua: mentre la rete perde risorse, il turismo si organizza con impianti propri

✍️ Italiano alle Canarie

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In un’isola dove l’acqua rappresenta una risorsa preziosa e limitata, la notizia che sempre più hotel stiano chiedendo autorizzazioni per installare impianti di desalinizzazione propri dovrebbe far riflettere ben oltre il semplice aspetto tecnico. Negli ultimi mesi diverse strutture alberghiere di Lanzarote hanno avviato le procedure per captare acqua di mare, desalinizzarla autonomamente e gestire direttamente il proprio approvvigionamento idrico. L’ultimo caso riguarda il gruppo Barceló, che ha presentato richieste per più strutture dell’isola.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto gli hotel. Dietro queste domande emerge una realtà più profonda, che interessa residenti, imprese e amministrazioni pubbliche. Il paradosso di Lanzarote è ormai evidente: mentre una parte significativa dell’acqua prodotta continua a disperdersi lungo una rete idrica obsoleta e problematica, il settore turistico cerca soluzioni autonome per garantire continuità di servizio ai propri clienti. Questa dinamica pone interrogativi scomodi sullo stato delle infrastrutture dell’isola e sulla capacità del sistema pubblico di sostenere la pressione crescente del territorio.

Un bene prezioso che si perde per strada

Lanzarote non dispone di grandi risorse idriche naturali. Da decenni il suo sviluppo è legato alla capacità di trasformare l’acqua del mare in acqua potabile attraverso la desalinizzazione. In teoria, il sistema dovrebbe garantire l’approvvigionamento necessario per residenti, attività economiche e turismo. In pratica, una parte enorme dell’acqua prodotta non arriva mai a destinazione.

Le perdite registrate nella rete idrica hanno raggiunto livelli difficilmente giustificabili per un territorio che vive in condizioni di scarsità strutturale. Ogni litro disperso rappresenta acqua che è stata prodotta consumando energia, investimenti e risorse economiche, per poi finire perduta prima di raggiungere abitazioni, imprese o servizi pubblici. La contraddizione appare evidente: da una parte si continua a investire per produrre più acqua, dall’altra una quota rilevante di quella già disponibile si perde lungo il percorso.

La pressione turistica contribuisce certamente ad aumentare la domanda di acqua, ma il vero scandalo è che una parte enorme dell’acqua già prodotta continui a disperdersi lungo la rete. In un’isola che dipende dalla desalinizzazione, perdere oltre metà della risorsa disponibile significa amplificare qualsiasi problema di approvvigionamento, indipendentemente dal numero di residenti o visitatori.

I residenti conoscono bene il problema

Per molti abitanti di Lanzarote questa situazione non rappresenta una novità. Negli ultimi anni non sono mancati episodi di interruzioni del servizio, abbassamenti di pressione e difficoltà di approvvigionamento in diverse zone dell’isola. Numerosi residenti hanno imparato a convivere con una realtà che in altri territori europei verrebbe probabilmente considerata eccezionale.

Quando l’acqua manca, la vita quotidiana si complica immediatamente. Le difficoltà riguardano famiglie, lavoratori, attività commerciali e servizi. Ogni guasto importante riporta alla luce una domanda che continua a rimanere senza una risposta definitiva: come può un’isola che dipende così fortemente dalla desalinizzazione permettersi di perdere una quantità così elevata di acqua lungo la rete?

Il turismo non può permettersi di restare senz’acqua

In questo contesto, la scelta di alcuni hotel appare perfettamente comprensibile dal punto di vista imprenditoriale. Una struttura turistica non può rischiare che un problema di approvvigionamento comprometta l’esperienza degli ospiti. L’acqua non è un servizio accessorio: rappresenta un elemento essenziale per camere, cucine, piscine, lavanderie e attività quotidiane.

Un albergo che dovesse affrontare interruzioni prolungate potrebbe subire danni economici, reputazionali e operativi significativi. Per questa ragione, sempre più operatori sembrano orientati verso una strategia di autosufficienza. La logica è semplice: se il sistema generale non offre garanzie sufficienti, chi può permetterselo cerca di costruire una soluzione propria. Dal punto di vista aziendale la decisione appare razionale, ma dal punto di vista collettivo il fenomeno apre una questione più ampia.

L’altra faccia della desalinizzazione

La desalinizzazione è indispensabile per Lanzarote e sarebbe superficiale presentarla come un problema in sé. Senza questa tecnologia, l’isola non potrebbe sostenere il proprio fabbisogno idrico attuale. Il punto, però, è che ogni impianto di desalinizzazione non produce soltanto acqua dolce, ma genera anche un residuo: la salamoia.

La salamoia è il rifiuto liquido del processo di desalinizzazione, con una concentrazione di sali superiore a quella dell’acqua marina captata. Questo residuo deve essere scaricato in mare secondo autorizzazioni e controlli precisi, perché un rilascio non gestito correttamente può incidere sugli ecosistemi costieri e sulla qualità dell’ambiente marino.

La moltiplicazione di impianti privati apre quindi anche un altro fronte: non solo chi produce la propria acqua, ma anche chi controlla gli scarichi, con quali criteri, con quale continuità e con quale capacità di vigilanza.

Due sistemi paralleli

Il rischio è che si crei progressivamente una situazione a doppia velocità. Da una parte il settore privato più forte economicamente, capace di investire in impianti propri, ridurre la dipendenza dalla rete pubblica e garantire continuità ai propri clienti. Dall’altra residenti e piccole attività che continuano a dipendere esclusivamente da un sistema infrastrutturale che mostra da tempo segnali di carenze strutturali.

Una questione che va oltre il turismo

Limitare il dibattito alla contrapposizione tra residenti e turisti rischia di semplificare un problema molto più ampio. La vera questione riguarda la capacità di Lanzarote di sostenere nel tempo il proprio modello di sviluppo, mentre continuano a crescere visitatori, investimenti e pressione sulle infrastrutture. Acqua, energia, mobilità e gestione del territorio sono sfide sempre più intrecciate, e la diffusione delle desalinizzatrici private non rappresenta soltanto una pratica amministrativa, ma un segnale concreto delle criticità che l’isola dovrà affrontare nei prossimi anni.

Il conto arriva

Per anni il dibattito sull’acqua a Lanzarote si è concentrato sulla necessità di aumentare la produzione e migliorare la capacità di approvvigionamento. Oggi emerge con sempre maggiore evidenza un altro tema: l’efficienza del sistema.

La scelta degli hotel di dotarsi di impianti propri non è la causa del problema, ma il segnale evidente che il conto delle inefficienze accumulate negli anni è arrivato.

Questa situazione dovrebbe spingere a una riflessione più seria sul futuro dell’isola, sulle priorità infrastrutturali e sulla capacità delle amministrazioni di garantire una gestione all’altezza di una risorsa tanto preziosa quanto indispensabile.

 

 

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