L’inflazione torna ad accelerare in Spagna, mentre nelle Canarie il costo della vita aveva già registrato quattro aumenti consecutivi. Tra energia, carburanti, abitazioni e spese quotidiane, ogni mese servono più soldi per mantenere lo stesso tenore di vita.
✍️ Italiano alle Canarie
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Nel mese di luglio l’inflazione spagnola è risalita al 3,5%, secondo il dato anticipato pubblicato dall’Instituto Nacional de Estadística. L’aumento è stato di tre decimi rispetto al 3,2% registrato a giugno.
A spingere nuovamente i prezzi sono stati soprattutto i carburanti, i lubrificanti per i veicoli e l’elettricità, in un contesto internazionale nel quale le tensioni geopolitiche continuano a condizionare i mercati energetici.
Il 3,5% riguarda però l’intera Spagna. Per conoscere l’andamento specifico delle Canarie nel mese di luglio sarà necessario attendere la pubblicazione dei dati regionali definitivi.
Nell’arcipelago, l’ultimo valore ufficiale disponibile resta quello di giugno, quando l’inflazione aveva raggiunto il 3,4%, contro il 3,2% della media nazionale.
Il dato più significativo non riguarda soltanto il livello raggiunto, ma la continuità degli aumenti: giugno ha rappresentato il quarto mese consecutivo di crescita dell’inflazione nelle isole.
NON È UN RINCARO ISOLATO
Il problema non è soltanto l’ultimo aumento registrato dall’IPC. A preoccupare è la continuità del fenomeno.
Nelle Canarie, l’inflazione era scesa al 2,1% a febbraio, per poi risalire al 3% a marzo, mantenersi sullo stesso livello ad aprile, raggiungere il 3,2% a maggio e arrivare al 3,4% a giugno.
Non siamo quindi davanti a un singolo mese particolarmente negativo, ma a una progressione che sta lentamente erodendo il potere d’acquisto delle famiglie.
Non tutti i prodotti aumentano nella stessa misura e alcuni possono anche registrare diminuzioni. Il dato generale, però, racconta una realtà molto semplice: per mantenere lo stesso tenore di vita servono oggi più soldi rispetto a un anno fa.
ENERGIA E TRASPORTI PESANO SULL’ARCIPELAGO
Nelle isole, l’aumento dell’energia e dei combustibili assume un’importanza particolare.
Una parte consistente delle merci consumate nell’arcipelago deve essere trasportata via mare o via aerea. Ogni rincaro del carburante può quindi riflettersi non soltanto sul pieno dell’automobile, ma anche sui costi della distribuzione, delle imprese, dei servizi e, alla fine della catena, sui prezzi pagati dai consumatori.
L’effetto si accumula nella vita quotidiana quasi senza farsi notare: qualche euro in più per fare la spesa, per muoversi, per pagare una bolletta o per usufruire di un servizio.
Presi singolarmente, questi aumenti possono sembrare contenuti. Sommando tutte le spese alla fine del mese, però, la differenza diventa sempre più evidente.
IL CARRELLO DELLA SPESA RESTA PESANTE
I dati ISTAC relativi a giugno mostrano aumenti particolarmente consistenti per alcuni beni e servizi.
Le uova risultavano più care del 10,6% rispetto a un anno prima, il trasporto personale del 10,4% e la carne bovina del 9,5%. Nello stesso periodo, la frutta fresca registrava invece una diminuzione del 4,6%.
Questa differenza dimostra che non è corretto sostenere che tutto aumenti sempre e nella stessa proporzione.
La questione centrale rimane comunque il saldo complessivo. Le diminuzioni registrate in alcune categorie non sono sufficienti a compensare i rincari che interessano altre voci importanti del bilancio familiare.
L’inflazione, inoltre, misura la velocità con cui i prezzi continuano a crescere. Un rallentamento non significherebbe necessariamente un ritorno ai prezzi precedenti, ma soltanto aumenti meno rapidi.
OGNI MESE SERVONO PIÙ SOLDI
Gli affitti rimangono elevati, i prezzi delle abitazioni hanno raggiunto nuovi massimi e numerosi beni, servizi ed esigenze quotidiane continuano a diventare più costosi.
Nel frattempo, gli stipendi e le pensioni non crescono allo stesso ritmo. Anche quando le entrate nominali aumentano, una parte del miglioramento viene assorbita dal rincaro delle spese indispensabili.
La conseguenza è che molte famiglie devono destinare una quota sempre maggiore del proprio reddito alla casa, alla spesa, ai trasporti e alle bollette, riducendo ciò che rimane disponibile per il risparmio, il tempo libero o gli imprevisti.
IL VECCHIO VANTAGGIO ECONOMICO SI È FORTEMENTE RIDOTTO
Le Canarie possono ancora presentare alcuni costi inferiori rispetto a determinate città italiane o europee. Sarebbe però fuorviante trasformare questo confronto parziale nella conclusione che nell’arcipelago si possa vivere bene con poco.
Quella rappresentazione appartiene soprattutto a una fase precedente, quando gli affitti erano più accessibili, il mercato immobiliare meno esasperato e la distanza tra entrate e spese quotidiane più gestibile.
Trasferirsi nelle isole senza vivere costantemente al limite richiede entrate adeguate, risparmi sufficienti, un lavoro dignitosamente retribuito oppure una pensione capace di sostenere spese che continuano ad aumentare.
Il punto non è stabilire se le Canarie siano diventate il luogo più caro d’Europa, perché non lo sono. Il punto è riconoscere che il loro storico vantaggio economico si è fortemente ridimensionato.
Il conto mensile è sempre più pesante. La vera notizia è che, almeno per il momento, una discesa generale dei prezzi continua a non vedersi.

