Il settore forma migliaia di persone, ma non riesce a trasformarle in lavoratori: il nodo resta l’attrattività economica.
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Le imprese che si occupano di assistenza domiciliare alle Canarie lanciano un nuovo allarme: trovare personale è diventato sempre più difficile, proprio mentre la popolazione invecchia e cresce il numero delle persone non autosufficienti.
Secondo l’Associazione Canaria delle Imprese di Assistenza alla Dipendenza (ACEMAD), nel corso del 2025 circa 6.000 persone hanno ottenuto la formazione necessaria per lavorare nel settore. Nonostante questo, dopo la pubblicazione di un’offerta di lavoro, le aziende hanno ricevuto appena 28 curriculum.
Un dato che fotografa con efficacia la distanza tra formazione e mercato del lavoro.
Assistenza a domicilio, domanda in crescita e personale insufficiente
La presidente dell’Associazione Canaria delle Imprese di Assistenza alla Dipendenza, Leticia González, sostiene che la situazione sia ormai diventata critica. Con l’arrivo dell’estate, le sostituzioni per ferie e il “normale assenteismo” stanno aggravando ulteriormente la carenza di personale.
Secondo González, l’assistenza domiciliare rappresenta la soluzione migliore per molte persone non autosufficienti, perché permette loro di continuare a vivere nel proprio ambiente, evitando il peggioramento che spesso accompagna il trasferimento in una casa di riposo. Le strutture residenziali restano comunque indispensabili nei casi di maggiore gravità o quando la persona non dispone di alcun supporto familiare.
Corsi pieni, aziende senza lavoratori
Per lavorare nell’assistenza domiciliare è necessario conseguire un certificato professionale rilasciato attraverso enti accreditati, programmi formativi o dal Servizio Canario per l’Impiego.
Il problema, secondo ACEMAD, è che molti di coloro che completano questi percorsi non entrano mai realmente nel settore.
L’associazione racconta di aver informato direttamente tutti i partecipanti ai corsi sulle offerte disponibili, indicando sedi di lavoro e modalità di candidatura. Nonostante ciò, l’interesse sarebbe rimasto molto basso.
Tra le motivazioni indicate dalle aziende c’è il fatto che molti giovani, terminata una formazione, preferiscano iscriversi a un nuovo corso piuttosto che iniziare subito a lavorare.
Salari, il vero problema
Sul piano salariale, il dato va letto con attenzione. Parlare genericamente di aumenti nell’ordine del 40% rischia di dire poco, se non si guarda alla cifra reale in busta paga.
Secondo le tabelle del contratto collettivo canario, l’ausiliare di aiuto a domicilio percepiva 984,65 euro lordi mensili fino a maggio 2022. Nel 2025 la stessa categoria arriva a 1.201,52 euro. In termini concreti significa circa 217 euro lordi mensili in più.
L’aumento esiste, quindi. Ma il punto è un altro: anche dopo gli adeguamenti contrattuali, il salario base resta poco sopra i 1.200 euro lordi mensili per un lavoro che richiede qualificazione, responsabilità, spostamenti, fatica fisica e un forte carico emotivo.
Qui emerge una delle contraddizioni più frequenti del mercato del lavoro alle Canarie: i salari crescono, ma spesso crescono partendo da livelli molto bassi. Sulla carta l’incremento può sembrare importante; nella vita reale, però, deve fare i conti con affitti, trasporti, alimenti e costo quotidiano della vita.
Per questo la mancanza di personale non può essere letta soltanto come assenza di vocazione, ma come un problema di scarsa attrattività economica e sociale di un settore indispensabile, ma ancora poco riconosciuto.
Secondo ACEMAD, inoltre, l’aumento dei costi salariali non è stato accompagnato da un adeguamento sufficiente dei contributi pubblici destinati all’assistenza delle persone non autosufficienti, che per molti anni sarebbero rimasti ancorati a importi ormai superati dal costo reale del servizio.
In pratica, le aziende devono sostenere costi del personale più elevati, ma le risorse pubbliche destinate a finanziare questi servizi non sarebbero cresciute nella stessa misura. Secondo l’associazione, questo squilibrio avrebbe costretto molti operatori a ridurre le ore di assistenza erogate agli utenti.
Le isole più colpite
Le difficoltà risultano particolarmente evidenti a Lanzarote e Fuerteventura, dove la carenza di personale rende ancora più complicata l’organizzazione dei servizi.
Parallelamente, la riduzione dei tempi per il riconoscimento dei contributi e dei servizi destinati alle persone non autosufficienti ha aumentato il numero di utenti che possono accedere all’assistenza.
Il paradosso, sottolinea ACEMAD, è che oggi le pratiche vengono approvate più rapidamente rispetto al passato, ma manca il personale necessario per garantire concretamente il servizio.
Per alleggerire la pressione sul sistema, l’associazione propone inoltre di consentire l’impiego anche di personale addetto alle pulizie per alcune attività di supporto, riservando gli operatori qualificati agli interventi socioassistenziali più complessi.
Il risultato è un settore che si trova davanti a una domanda sempre crescente, ma con un’offerta di lavoratori che, almeno per ora, continua a rimanere insufficiente.

