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Canarie, regione ultraperiferica o ultrapovera?

Aiuti europei, fiscalità speciale e compensazioni dovrebbero correggere gli svantaggi dell’insularità. Dopo decenni di interventi, però, l’arcipelago continua a registrare povertà elevata, salari modesti e una profonda dipendenza dall’esterno.

✍️ Italiano alle Canarie

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La sigla ufficiale è RUP: Regione ultraperiferica dell’Unione europea. Una condizione riconosciuta alle Canarie per la distanza dal continente europeo, l’insularità, le dimensioni ridotte del mercato e la dipendenza da un numero limitato di attività economiche.

Qualcuno, con amaro sarcasmo, ha trasformato l’acronimo in “Regione ultrapovera”.

La provocazione è evidentemente politica, ma solleva una domanda tutt’altro che infondata: dopo decenni di aiuti, compensazioni e regimi speciali, perché le Canarie continuano a presentare problemi economici e sociali tanto profondi?

GLI STRUMENTI CHE DOVREBBERO COMPENSARE LA DISTANZA

Lo status di regione ultraperiferica non è soltanto un’etichetta. Consente alle Canarie di beneficiare di programmi specifici, deroghe alle politiche europee e finanziamenti destinati a ridurre gli svantaggi permanenti dell’arcipelago.

Tra questi strumenti figura il POSEI, acronimo francese di Programme d’Options Spécifiques à l’Éloignement et à l’Insularité, traducibile come “Programma di opzioni specifiche per la lontananza e l’insularità”.

Il programma sostiene il settore agricolo delle regioni ultraperiferiche attraverso due grandi linee di intervento: gli aiuti alle produzioni locali e il regime specifico di approvvigionamento. Quest’ultimo dovrebbe facilitare l’ingresso di determinati prodotti agricoli essenziali, riducendo i maggiori costi causati dalla distanza e dall’insularità.

Nelle Canarie tale meccanismo prende il nome di REA, Regime specifico di approvvigionamento. Le agevolazioni vengono riconosciute agli operatori iscritti nell’apposito registro e riguardano prodotti destinati al consumo diretto, alla trasformazione industriale o alle attività agricole.

Esistono inoltre compensazioni statali per il trasporto marittimo e aereo delle merci, sia per i prodotti agricoli sia per quelli non compresi nell’allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è ridurre i sovraccosti derivanti dalla lontananza delle Canarie dalla Penisola e dal mercato europeo.

Sulla carta, dunque, il sistema appare costruito per proteggere imprese, produzione locale e consumatori. La realtà quotidiana restituisce però un risultato meno rassicurante.

QUANTO DEL BENEFICIO ARRIVA ALLE FAMIGLIE?

La domanda decisiva non riguarda soltanto la quantità di denaro destinata alle Canarie, ma l’effetto concreto che questi strumenti producono sui prezzi finali.

Non è possibile affermare, senza un’analisi dettagliata, che gli aiuti finiscano sistematicamente nelle tasche delle grandi compagnie di navigazione o degli importatori. Un’accusa di questo tipo richiederebbe prove precise.

Resta però legittimo chiedere quanta parte delle compensazioni venga realmente trasferita al consumatore e quanta venga assorbita dai diversi passaggi della catena commerciale.

La normativa prevede infatti che ogni anno vengano determinati costi-tipo e limiti alle spese compensabili. Il contributo ricevuto da un’impresa, quindi, non coincide necessariamente con il suo costo reale né garantisce automaticamente una riduzione equivalente del prezzo pagato dalle famiglie.

Il problema non è necessariamente l’esistenza degli aiuti. Il vero punto è capire se siano sufficientemente trasparenti, controllati ed efficaci.

UNA SPECIALITÀ CHE NON CANCELLA LA FRAGILITÀ

Il dato sociale rimane difficile da ignorare. Nel 2025 il 31,2% della popolazione canaria risultava a rischio di povertà o esclusione sociale, contro una media spagnola del 25,7%. La percentuale delle Canarie era identica a quella dell’anno precedente.

Lo status di RUP, il Regime economico e fiscale, il POSEI, il REA e le compensazioni ai trasporti non hanno quindi impedito all’arcipelago di conservare una forte vulnerabilità sociale ed economica.

Questo non dimostra l’esistenza di un piano organizzato per impoverire le Canarie. Dimostra però che gli strumenti utilizzati finora riescono a compensare soltanto una parte degli svantaggi, senza modificare davvero il modello che continua a produrre dipendenza dall’esterno, bassa produttività e disuguaglianze.

ULTRAPERIFERICA PER GEOGRAFIA, POVERA PER IL MODELLO?

La soluzione non può limitarsi alla richiesta di nuovi fondi. Servono maggiore trasparenza sui beneficiari, controlli sull’effetto reale delle compensazioni, verifiche sulla formazione dei prezzi e più concorrenza nei trasporti e nella distribuzione.

Occorre anche rafforzare la produzione locale, diversificare l’economia e ridurre la dipendenza da un sistema che importa quasi tutto e scarica facilmente gli aumenti dei costi sulle famiglie.

Le Canarie resteranno geograficamente lontane dal continente europeo. La distanza è inevitabile. La povertà, la precarietà e la dipendenza economica non dovrebbero esserlo.

La vera domanda non è se le Canarie debbano rinunciare alla condizione di regione ultraperiferica. Bisogna chiedersi perché, nonostante tutti gli strumenti riconosciuti da quello status, una parte tanto ampia della popolazione continui a vivere come se abitasse in una regione ultrapovera.

 

 

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