Alle Canarie continua la corsa al turismo crocieristico: oltre 2,3 milioni di passeggeri in sei mesi, nuovi terminal a Gran Canaria, Lanzarote e Fuerteventura e una domanda ancora senza risposta. Quanti crocieristi possono assorbire realmente le città?
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Le Canarie continuano a battere record nel turismo crocieristico. Ogni nuovo terminal, ogni aumento dei passeggeri e ogni nuova compagnia conquistata vengono presentati come una conferma della forza economica e strategica dell’Arcipelago.
Resta però una domanda molto meno celebrata: fino a che punto le città e le isole possono continuare ad assorbire questa crescita senza pagarne le conseguenze in termini di traffico, mobilità, servizi ed equilibrio urbano?
OLTRE UN TERZO DEI CROCIERISTI ARRIVATI IN SPAGNA
Nel primo semestre del 2026, le Autorità portuali di Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife hanno registrato complessivamente oltre 2,3 milioni di crocieristi.
L’Autorità portuale di Las Palmas ha raggiunto circa 1,3 milioni di passeggeri, con un aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Quella di Santa Cruz de Tenerife ne ha contabilizzati poco più di un milione, con una crescita del 10,2%.
In tutta la Spagna i crocieristi sono stati circa 6,4 milioni, appena l’1,8% in più rispetto all’anno precedente. I due sistemi portuali canari hanno quindi concentrato oltre il 36% del traffico crocieristico nazionale e sono cresciuti a un ritmo molto superiore alla media spagnola.
Serve tuttavia una precisazione fondamentale. Questi numeri non riguardano esclusivamente le città di Las Palmas de Gran Canaria e Santa Cruz de Tenerife.
L’Autorità portuale di Las Palmas comprende anche i porti di Arrecife, a Lanzarote, e Puerto del Rosario, a Fuerteventura. L’Autorità portuale di Santa Cruz de Tenerife gestisce invece diversi scali della provincia occidentale.
Parlare di 2,3 milioni di crocieristi arrivati nelle sole due capitali è quindi impreciso. Il dato descrive un fenomeno ancora più ampio: la pressione crocieristica si sta distribuendo e consolidando in una parte crescente dell’Arcipelago.
NON SOLO LAS PALMAS
La strategia di espansione non riguarda più soltanto i due principali porti canari.
Nel maggio del 2025 sono stati inaugurati nuovi terminal crocieristici sia ad Arrecife sia a Puerto del Rosario. A Lanzarote, la nuova struttura si inserisce in un mercato già in forte espansione. A Fuerteventura, l’obiettivo dichiarato è aumentare la capacità di accoglienza e migliorare la posizione dell’isola all’interno delle rotte internazionali.
A Las Palmas de Gran Canaria, il nuovo terminal di Santa Catalina è entrato in funzione nell’ottobre del 2025.
Con oltre 14.000 metri quadrati di superficie e un investimento superiore ai 40 milioni di euro, è stato presentato come il più grande terminal crocieristico d’Europa. Può servire contemporaneamente diverse navi e rafforza ulteriormente la capacità del porto di gestire passeggeri e operazioni di inizio e fine crociera.
La direzione scelta appare evidente: creare più infrastrutture per attrarre più navi, più compagnie e più passeggeri.
Molto meno evidente è quale sia il limite previsto per questa crescita.
LE BANCHINE CRESCONO, LE CITTÀ NO
Un porto può ampliare le proprie banchine, costruire terminal più grandi e aumentare il numero di attracchi disponibili. Una città non può moltiplicare con la stessa rapidità le proprie strade, i taxi, i parcheggi, gli spazi pubblici e la capacità dei servizi.
Gli effetti si vedono soprattutto nelle giornate in cui arrivano contemporaneamente diverse navi. Una parte rilevante dei taxi si concentra nei porti, mentre residenti e lavoratori faticano a trovarne nelle strade. Gli accessi alle zone portuali diventano più congestionati e migliaia di visitatori si riversano nelle stesse ore in aree urbane relativamente limitate.
A Las Palmas de Gran Canaria la pressione si concentra soprattutto tra Santa Catalina, Las Canteras, Mesa y López, Vegueta e le principali zone commerciali. A Santa Cruz de Tenerife coinvolge il centro cittadino, le vie dello shopping e i collegamenti con le escursioni verso il resto dell’isola.
Ad Arrecife e Puerto del Rosario, città molto più piccole, anche l’arrivo simultaneo di poche migliaia di persone può produrre un impatto immediatamente visibile.
Il problema non è il singolo turista, ma la concentrazione di grandi quantità di persone nello stesso luogo e nello stesso intervallo di tempo.
QUANTO RESTA DAVVERO SUL TERRITORIO?
Il settore ricorda, giustamente, che i crocieristi generano attività economica. Ogni scalo muove autobus, taxi, guide, escursioni, ristorazione, commercio, forniture e servizi portuali.
Questo beneficio esiste e negarlo sarebbe poco serio.
Sarebbe però altrettanto poco serio limitarsi al numero complessivo dei passeggeri senza domandarsi quanto spendano realmente sul territorio, quante ore vi rimangano, quali imprese incassino la parte maggiore della spesa e quali costi ricadano invece sulle amministrazioni e sui residenti.
Un passeggero che dorme, mangia e trascorre diversi giorni sull’isola non produce lo stesso impatto economico di chi scende per alcune ore, acquista un’escursione organizzata dalla compagnia e torna a bordo per pranzare e pernottare.
La quantità dei crocieristi, da sola, non misura quindi la qualità del turismo né il suo effettivo ritorno sociale.
BARCELLONA PROVA A DEFINIRE UN LIMITE
Il confronto con Barcellona è utile perché mostra un approccio differente.
Il Comune e il porto hanno concordato di ridurre entro il 2030 i terminal crocieristici da sette a cinque, demolendo i tre più vecchi e sostituendoli con uno nuovo. La misura non eliminerà il turismo crocieristico e non garantirà automaticamente una forte riduzione dei passeggeri, ma introduce almeno il principio secondo cui la capacità portuale deve essere governata e coordinata con la mobilità e la convivenza urbana.
Alle Canarie, invece, il dibattito sembra ancora dominato dal linguaggio dei record, della crescita e della competitività.
Ogni ampliamento viene presentato come un successo. Raramente viene indicata una soglia oltre la quale l’aumento dei passeggeri potrebbe diventare incompatibile con la qualità della vita urbana.
CRESCERE NON SIGNIFICA SEMPRE SVILUPPARE
La domanda non è se i crocieristi debbano arrivare oppure no. Una contrapposizione tanto semplice produrrebbe soltanto uno scontro sterile tra chi difende l’economia e chi denuncia la pressione turistica.
La vera questione è stabilire quanti arrivi contemporanei possano essere gestiti, quali benefici economici rimangano davvero nelle isole e quali costi sociali, ambientali e logistici vengano generati.
Le Canarie stanno investendo milioni per aumentare la capacità dei propri porti. Non è altrettanto chiaro se stiano investendo con la stessa determinazione nella capacità delle città di sostenere ciò che arriva da quelle nuove banchine.
I porti possono diventare sempre più grandi. Le isole, però, restano le stesse.

