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Gran Canaria, discariche verso il limite: nel 2029 potrebbe non esserci più spazio

Salto del Negro dovrebbe esaurire la propria capacità nel dicembre 2028, Juan Grande sei mesi dopo. Il decano degli Ingegneri Industriali denuncia l’assenza di progetti alternativi

✍️ Italiano alle Canarie

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Gran Canaria si avvicina a una scadenza che rischia di trasformare la gestione dei rifiuti in una delle emergenze più serie dei prossimi anni. Secondo le previsioni riportate, la discarica di Salto del Negro raggiungerà il limite nel dicembre 2028, mentre quella di Juan Grande dovrebbe seguirla nel giugno 2029.

Da quel momento il problema sarebbe evidente: dove destinare i residui che non possono essere recuperati o riciclati?

La questione riguarda un’isola con quasi un milione di abitanti e una pressione aggiuntiva determinata dai milioni di turisti che ogni anno soggiornano a Gran Canaria. La gestione dei rifiuti non è quindi soltanto un problema ambientale, ma anche un servizio essenziale per il funzionamento dell’intero sistema economico e urbano.

IL COSTO DI UN SISTEMA GIÀ SOTTO PRESSIONE

A lanciare l’allarme è Carlos Manuel Medina Álvarez, decano del Collegio degli Ingegneri Industriali, che descrive una situazione ormai vicina alla saturazione.

Una delle criticità riguarda proprio il sud dell’isola, dove si concentra una parte importante dell’attività turistica ed economica. I residui prodotti in questa zona dovrebbero essere trattati nel complesso di Juan Grande, ma una parte viene attualmente trasferita verso Salto del Negro, nell’area di Las Palmas de Gran Canaria.

Una soluzione che consente di tamponare il problema nell’immediato, ma non lo risolve.

Trasportare rifiuti da un’estremità all’altra dell’isola significa aumentare chilometri percorsi, costi logistici e pressione su un impianto che ha già una vita utile limitata. Costi che, direttamente o indirettamente, finiscono inevitabilmente sul sistema pubblico e quindi anche sui contribuenti.

L’ACCUSA: «NON CI SONO PROGETTI, GARE O TERRENI»

Il giudizio di Medina Álvarez sull’azione del Cabildo di Gran Canaria è particolarmente duro.

Secondo il decano, l’amministrazione insulare non avrebbe predisposto con sufficiente anticipo le infrastrutture necessarie ad affrontare la fase successiva alla chiusura delle attuali discariche.

Il problema principale è rappresentato dai tempi. Una grande infrastruttura per il trattamento dei rifiuti non nasce in pochi mesi: servono progettazione, valutazioni ambientali, disponibilità dei terreni, autorizzazioni, gare pubbliche e infine la costruzione.

Con il 2028 ormai all’orizzonte, ogni ulteriore ritardo riduce il margine di intervento.

VALORIZZAZIONE ENERGETICA, IL DIBATTITO CHE SI RIAPRE

Secondo il decano, continuare ad affidarsi alle discariche non può rappresentare una soluzione a lungo termine, soprattutto in un territorio insulare dove il suolo disponibile è limitato.

La proposta avanzata dal settore tecnico è quella di puntare sulla valorizzazione energetica dei rifiuti, attraverso un impianto capace di trattare la frazione residua non riciclabile e trasformarne parte in energia.

Impianti di questo tipo sono già utilizzati in diversi territori europei e in altri contesti insulari. Madeira e Maiorca, ad esempio, dispongono di strutture dedicate al trattamento termico dei residui, riducendo così la quantità di materiale destinato alle discariche.

La scelta di un eventuale inceneritore resta naturalmente un tema che richiede valutazioni ambientali, economiche e territoriali approfondite. Il punto sollevato dagli ingegneri è però un altro: Gran Canaria deve decidere rapidamente quale modello adottare dopo l’esaurimento degli impianti attuali.

Il conto alla rovescia è già iniziato. Dicembre 2028 e giugno 2029 non sono più scadenze lontane.

Senza progetti pronti, terreni individuati e procedure già avviate, il rischio è che quella che oggi appare come una criticità programmabile possa trasformarsi domani in un’emergenza molto più costosa da affrontare.

 

 

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