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Canarie, limitare l’acquisto di case ai non residenti? La strada giuridica potrebbe esistere

Non il passaporto, ma la residenza. È questa la distinzione che potrebbe aprire alle Canarie una strada per limitare l’acquisto di abitazioni da parte di chi non vive stabilmente nelle isole.

✍️ Italiano alle Canarie

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Il dibattito sull’accesso alla casa nelle Canarie potrebbe entrare in una fase nuova. La questione, infatti, non sarebbe più semplicemente quella di limitare l’acquisto di immobili agli stranieri, una formula che rischierebbe di scontrarsi frontalmente con il diritto europeo, ma di introdurre eventuali restrizioni basate sulla residenza.

A indicare questa possibilità è Frédéric Mertens de Wilmars, direttore del Dipartimento Giuridico della Universidad Europea de Valencia e docente con una lunga esperienza nel diritto europeo, costituzionale e nelle relazioni internazionali. Dottore in Diritto, Mertens ha una formazione specifica in Diritto comunitario europeo.

Il suo profilo rende particolarmente rilevante la lettura giuridica della questione. Secondo Mertens, infatti, una misura rivolta esclusivamente agli stranieri sarebbe molto più difficile da sostenere sul piano legale, perché entrerebbe in collisione con il principio di non discriminazione in base alla nazionalità previsto dall’ordinamento comunitario.

La situazione cambierebbe, almeno in parte, se la limitazione riguardasse invece tutti i non residenti, indipendentemente dal passaporto posseduto.

Mertens spiega infatti che una misura applicata anche agli spagnoli non residenti nelle Canarie e ai cittadini extracomunitari sarebbe meno contestabile proprio perché il criterio non sarebbe più la nazionalità, ma il luogo di residenza. La strategia, secondo il professore, dovrebbe quindi concentrarsi su criteri che non abbiano un rapporto diretto o indiretto con una nazionalità specifica.

IL PUNTO È LA RESIDENZA, NON LA NAZIONALITÀ

La distinzione non è soltanto giuridica. Ha conseguenze politiche e sociali molto importanti.

Parlare genericamente di “stranieri” rischia infatti di mettere nello stesso gruppo persone che vivono e lavorano stabilmente nelle Canarie da anni e investitori che acquistano una seconda casa senza risiedere nell’Arcipelago.

Il criterio della residenza sposterebbe completamente il centro della discussione: non più da dove viene una persona, ma se vive realmente nelle isole.

Il Governo delle Canarie sta cercando di portare il tema anche nel confronto europeo sulla futura normativa per la casa accessibile. L’obiettivo dichiarato è ottenere margini di intervento nelle aree dove l’accesso alla casa per la popolazione residente è diventato particolarmente difficile.

Il presidente del Governo canario Fernando Clavijo ha indicato inoltre che circa il 30% delle abitazioni nelle isole viene acquistato da stranieri e che una parte significativa di queste operazioni riguarda seconde residenze. Il dato viene utilizzato dall’Esecutivo regionale per sostenere la necessità di maggiore flessibilità normativa.

UN MERCATO SEMPRE PIÙ DIFFICILE PER CHI VIVE NELLE ISOLE

La questione centrale resta però quella dell’accessibilità.

Nelle aree dove prezzi di vendita e affitti continuano a crescere, la maggiore capacità economica di chi arriva dall’esterno può esercitare ulteriore pressione su un’offerta abitativa già limitata.

Mertens richiama una dinamica che non riguarda soltanto le Canarie, ma anche altre città europee: l’arrivo di persone con maggiore potere d’acquisto può contribuire all’aumento dei prezzi e spingere una parte della popolazione residente verso zone sempre più periferiche.

Una possibile restrizione, tuttavia, dovrebbe essere costruita con grande attenzione. Non basterebbe semplicemente vietare l’acquisto ai non residenti in tutto l’Arcipelago. Secondo Mertens, eventuali misure dovrebbero concentrarsi soprattutto nelle aree dove esiste un problema concreto e documentabile di accesso alla casa per la popolazione residente.

LA DOMANDA SUL TAVOLO

La questione non è più semplicemente se le Canarie possano impedire agli stranieri di comprare casa, ma se sia possibile costruire una normativa che protegga maggiormente il mercato residenziale destinato a chi vive stabilmente nelle isole, senza discriminare in base alla nazionalità.

La strada giuridica indicata da Mertens esiste almeno come ipotesi, ma richiederebbe norme precise, proporzionate e compatibili con il diritto europeo.

Il problema politico resta invece molto più diretto: fino a che punto le Canarie possono continuare a considerare la casa un normale bene di investimento quando una parte crescente della popolazione residente incontra difficoltà sempre maggiori per permettersene una?

 

 

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