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CANARIE, ARRIVA LA LEGGE SULLA MOBILITÀ SOSTENIBILE. MA INTANTO LE STRADE SONO SEMPRE PIÙ PIENE

Il Governo approva un nuovo progetto di legge fatto di strategie, piani, laboratori e digitalizzazione. Il problema è che nell’Arcipelago circolano ormai più di due milioni di veicoli e il traffico continua a crescere.

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 3 minuti

Il Governo delle Canarie ha approvato il Progetto di Legge sulla Mobilità Sostenibile e ora il testo passa al Parlamento regionale. Sulla carta, l’obiettivo è ambizioso: riconoscere la mobilità sostenibile come un vero e proprio diritto collettivo, legato alla possibilità di accedere a beni e servizi in condizioni adeguate, dignitose e sicure, con il minore impatto ambientale e sociale possibile.

Parole importanti. Il problema è che fuori dai documenti ufficiali la realtà racconta ancora un’altra storia: strade congestionate, un parco veicoli che continua a crescere e migliaia di persone che ogni giorno prendono l’auto non per scelta ideologica, ma perché spesso resta il mezzo più pratico per spostarsi.

Il nuovo diritto comprende anche la possibilità per i cittadini di disporre delle informazioni necessarie per scegliere il mezzo di trasporto più adatto e di partecipare alle decisioni sui sistemi di mobilità. A questo si aggiungono il miglioramento del trasporto pubblico, una maggiore coordinazione tra le amministrazioni, lo sviluppo dell’intermodalità e una maggiore integrazione tra trasporti, territorio e urbanistica.

DUE MILIONI DI VEICOLI E IL TRAFFICO NON MOLLA

A fine agosto 2026 alle Canarie risultavano più di due milioni di veicoli per poco più di 2,2 milioni di residenti, circa 830 ogni mille abitanti. Dal periodo successivo alla pandemia il parco mobile è cresciuto di oltre 150.000 unità e soltanto nel 2025 sono stati aggiunti quasi 37.000 veicoli. Gran Canaria e Tenerife concentrano circa l’80% del totale e continuano a convivere con la pressione quotidiana sulla GC-1 e sulla TF-5.

TANTI PIANI, ADESSO SERVONO I FATTI

Il progetto prevede una nuova Strategia di Mobilità Sostenibile e Intelligente, piani insulari e comunali e un “Laboratorio della Mobilità” dedicato a ricerca, sperimentazione e progetti pilota.

Strumenti che possono essere utili. Il rischio, però, è continuare ad aggiungere pianificazione mentre il problema resta sulla strada.

La gratuità del trasporto pubblico ha fatto crescere fortemente il numero dei passeggeri, ma non ha prodotto una diminuzione equivalente del traffico. Per chi deve attraversare ogni giorno una parte consistente dell’isola, il nodo rimane soprattutto uno: tempi di percorrenza e qualità dell’alternativa all’auto.

NON BASTA DIRE AL CITTADINO DI LASCIARE L’AUTO

Si può chiedere alle persone di utilizzare meno l’automobile soltanto quando esiste un’alternativa realmente competitiva.

Servono frequenze elevate, corsie riservate, nodi di scambio, parcheggi intermodali collocati dove iniziano gli spostamenti e collegamenti capaci di rendere conveniente lasciare la macchina prima di entrare nelle zone congestionate.

Il problema delle Canarie, inoltre, è particolarmente complesso: territorio frammentato, insularità, centri abitati dispersi, forte presenza turistica e migliaia di auto a noleggio rendono difficile applicare semplicemente ricette pensate per una grande città continentale.

LA LEGGE È IL PUNTO DI PARTENZA, NON L’ARRIVO

Il progetto può rappresentare un quadro normativo utile. Sarebbe ingiusto liquidarlo prima ancora che il Parlamento lo discuta.

Il vero giudizio, però, non arriverà dalle strategie approvate, dai laboratori creati o dai piani presentati. Arriverà dalla strada.

Perché dopo anni di annunci sulla mobilità sostenibile il cittadino non ha bisogno soltanto di sentirsi dire che lasciare l’auto è giusto, ma deve essere messo realmente nelle condizioni di farlo.

Se tra qualche anno alle Canarie ci saranno ancora più auto, le stesse code e gli stessi tempi di percorrenza, il Governo e le istituzioni potranno aver approvato anche la migliore legge possibile, ma sulla mobilità sostenibile avranno fallito.

 

 

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