Il rapporto evidenzia un ciclo espansivo che ultimamente mostra qualche cedimento.
✍️ Italiano alle Canarie
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A confermarlo è Exceltur, l’associazione che riunisce alcune delle principali imprese del settore turistico spagnolo, nel suo Barometro della Redditività delle Destinazioni Turistiche relativo al primo quadrimestre del 2026.
Il dato non sorprende del tutto. Già nei mesi scorsi erano emersi segnali di raffreddamento: meno margine di crescita, una capacità ricettiva quasi satura, prezzi in aumento e una domanda internazionale meno dinamica. Dopo anni di record, il modello turistico canario sembra entrare in una fase più fragile, nella quale continuare a crescere non è più automatico.
A pesare non è solo la dinamica interna delle Canarie. Nel frattempo, anche la concorrenza esterna si fa più evidente. Il Marocco ha raggiunto nel 2025 circa 19,8 milioni di arrivi turistici, superando i numeri delle Canarie, ferme intorno ai 18,4 milioni di visitatori. Anche l’Egitto è tornato con forza nello scenario turistico internazionale, con quasi 19 milioni di turisti nel 2025. Due destinazioni che non sostituiscono automaticamente l’arcipelago, ma che aumentano la pressione competitiva su prezzi, pacchetti, collegamenti aerei e percezione di convenienza.
In questo contesto, il rallentamento canario non può essere letto soltanto come una pausa momentanea. Il modello resta forte, ma si muove dentro un mercato più affollato, nel quale altre destinazioni stanno recuperando terreno e possono intercettare una parte della domanda internazionale più sensibile al prezzo.
Il punto centrale è proprio questo: le Canarie non stanno perdendo centralità turistica, ma stanno facendo i conti con i limiti del proprio stesso successo. Gli hotel continuano a operare su livelli elevati, ma il margine di crescita si è ridotto. Quando la capacità è quasi piena e la domanda rallenta, l’aumento dei ricavi passa sempre più dai prezzi.
Il Barometro di Exceltur conferma questa dinamica. Nel primo quadrimestre del 2026, nelle destinazioni vacazionali delle Canarie, il prezzo medio giornaliero delle camere è aumentato, mentre l’occupazione è diminuita. Il risultato è un ricavo per camera disponibile quasi fermo: gli introiti per camera disponibile resistono, ma più per effetto dell’aumento delle tariffe che per una reale espansione della domanda.
Questa è forse la lettura più significativa: il turismo canario continua a generare entrate, ma lo fa in modo più difensivo. Meno camere piene, prezzi più alti e ricavi che crescono poco o restano quasi stabili indicano una fase diversa rispetto agli anni del boom. Non un crollo, ma un evidente affaticamento del modello.
Alle Canarie, inoltre, il quadro appare disomogeneo. La domanda straniera mostra un minore dinamismo, mentre quella nazionale cresce con maggiore forza. Alcune destinazioni resistono meglio, come Adeje, Arona o Las Palmas de Gran Canaria, mentre altre mostrano segnali più deboli. Il risultato è un arcipelago turistico a più velocità, nel quale i grandi numeri non raccontano più da soli tutta la realtà.
Il clima sfavorevole dei primi mesi dell’anno, la volatilità internazionale, l’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente e l’aumento dei costi hanno contribuito a rendere più irregolare l’andamento delle prenotazioni. Ridurre tutto a fattori esterni, però, sarebbe una lettura troppo comoda. Il problema più profondo riguarda la sostenibilità di un modello che per anni ha misurato il successo quasi esclusivamente sulla crescita continua.
La vera domanda, ora, è se le Canarie siano davanti a una semplice pausa congiunturale o all’inizio di una fase nuova. Dopo il boom, il turismo sembra entrare in un territorio più complesso: meno crescita facile, più concorrenza tra destinazioni, maggiore sensibilità ai prezzi e un rapporto sempre più delicato tra redditività delle imprese, qualità dell’offerta e pressione sul territorio.
Il turismo canario resta forte. Proprio per questo, però, i segnali di rallentamento non andrebbero minimizzati. Quando un settore così dominante comincia a mostrare affaticamento, il tema non è solo quante camere si vendono o quanto aumenta il ricavo medio per camera disponibile (RevPAR), uno degli indicatori più utilizzati nel settore alberghiero per misurare la capacità di una struttura di generare entrate combinando tasso di occupazione e prezzo medio delle camere. La questione è capire se il modello sia ancora capace di distribuire valore, sostenere il territorio e reggere una fase in cui il vento del boom non soffia più con la stessa forza.

